Chiesto dalla Procura di Milano il processo per Maria Giulia Fatima Sergio, il padre Sergio, la sorella Marianna e altri 8, accusati a vario titolo di associazione per delinquere con finalità di terrorismo, e favoreggiamento. Secondo i pm gli 11 avrebbero aderito all’Isis, tanto che Fatima è latitante in Siria con il marito jihadista.

La richiesta di rinvio a giudizio è firmata dal Procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Paola Pirotta, titolari delle indagini che lo scorso luglio avevano portato a emettere ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di nove presunti jihadisti (5 dei quali latitanti), tra cui appunto il padre, la madre (morta lo scorso 6 ottobre) di Fatima e sua sorella Marianna.

Maria Giulia Sergio, la prima foreign fighter italiana al centro di un’inchiesta, secondo la ricostruzione dei pm, si è addestrata per mesi per combattere a fianco delle milizie del sedicente Stato Islamico in Siria (era pronta al “martirio” e stava “imparando a sparare” con il kalashnikov) dove si trova tuttora con il marito, albanese e anche lui indagato, il “mujaheddin” (addestrato in Iraq), Aldo ‘Said’ Kobuzi.
Da un paese del Milanese, con il marito, ha raggiunto il Califfato nel settembre 2014 e da lì via Skype avrebbe incitato i suoi familiari a seguire il messaggio del “Abubakr Al Baghdadi“. Per lei, come per il leader dell’Isis, il “musulmano che non può raggiungere lo Stato Islamico è chiamato a compiere obbligatoriamente il jihad nel luogo in cui si trova, e il jihad consiste nell’uccidere i miscredenti”. E ancora: “Noi qui – aveva detto – stiamo ammazzando i miscredenti per poter allargare lo Stato Islamico”.

Nell’inchiesta, poi, sono spuntati i nomi di reclutatori dell’Isis, tra cui il turco Ahmed Abu Alharith “coordinatore dell’arrivo dei foreign fighters in Siria”, un libico “coordinatore dell’invio dei combattenti” e Abu Sawarin “responsabile dei ‘francesi’ in arrivo nel territorio dello stato islamico”. Gli investigatori, analizzando i tabulati di un arruolatore, hanno tracciato una mappa “della provenienza degli aspiranti combattenti”: Afghanistan, Algeria, Marocco, Arabia Saudita, Georgia, Libia, Libano, Francia, Oman, Svezia, Iraq, Svizzera e San Marino.

L’opera di “convincimento” da parte dei ‘soldati’ dell’Isis sui loro familiari, si legge nelle carte, è inoltre prerogativa di tutti i terroristi in Siria.
Tra le persone per cui a Milano è stato chiesto il processo ci sono anche Donika Coku, Baki Coku e Arta Kakabuni, la madre e i due zii di Aldo Kobuzi, e la cittadina canadese Haik Bushra, 30 anni, anche lei latitante, accusata di aver svolto un ruolo decisivo “nell’arruolamento” di Fatima e della “sorella, e due favoreggiatori che non furono arrestati nel luglio scorso.