Del Gp del Brasile c’è poco da raccontare, pochissime le battaglie in pista, rare le emozioni, ma ci ha fornito però dei risultati che possono dare molti spunti di riflessione su quelli che sono ora i reali valori di performance in pista.

F1 Brasile, la gara a Sao Paulo

Se è la solita Mercedes ad aver vinto, è la solita e sola Ferrari ad inseguire, unico team a non finire il Gp doppiata. Vettel chiude a 14” da Rosberg, primo classificato, mentre Raikkonen a 47”, tutti gli altri, senza eccezioni, staccati di ben un giro.

Questa la dice lunga su quali siano, oggi, i livelli di prestazione e se da una parte sono fuori discussione i miglioramenti della Ferrari rispetto allo scorso anno, dall’altra resta una Rossa, comunque, lontanissima dalle Mercedes.

Inutile fare paragoni con la vettura 2014, monoposto che evidenziava grosse criticità alla Power Unit, sia in termini di recupero di energia e quindi anche di potenza massima, sia in termini di erogazione della potenza che veniva scaricata bruscamente mettendo in crisi pneumatici e pilota. Forse fare peggio era difficile ma un plauso comunque va fatto ai motoristi di Maranello che hanno saputo reagire e risolvere i problemi con una rapidità che forse non ci si aspettava.

Inutili anche i paragoni cronometrici, i 14 secondi non devono trarre in inganno. Quasi sempre la Ferrari nel 2014 partiva da posizioni molto arretrate e si trovava davanti una concorrenza oggi scomparsa totalmente. Certo i tempi delle qualifiche sono nettamente migliorati rispetto allo scorso anno, frutto come detto dell’eccellente lavoro dei motoristi e non solo, ma resta una Mercedes che in gara mantiene “una mescola di vantaggio”. Ieri, infatti, in gara le frecce d’argento su gomme medie ottenevano gli stessi tempi di Vettel che girava su gomme soft.

Tante volte abbiamo detto che le Mercedes non mostrano il loro reale potenziale, se non a tratti e poche volte in gara. Lo dimostra la strategia utilizzata sempre cauta, in marcatura di Vettel ma sulla mescola sempre più conservativa, la medium. Sì, certo, a tratti la Rossa viaggiava sui tempi della Mercedes, ma va detto che le Mercedes non hanno mai spinto al massimo (se non nei momenti di battaglia tra i due suoi piloti). D’altronde come ci disse a marzo l’ing. Mazzola (ex Ing. Ferrari) in diretta a Pit-Talk “quando nel 2004 avevamo una macchina nettamente superiore, mai e poi mai, eccetto i primi giri, Schumacher ha espresso tutta la potenzialità  della macchina perché poi dopo era talmente superiore che si andava con un ritmo nettamente inferiore”, ora a parti inverse la Mercedes crediamo faccia la stessa cosa.

Forse sarà il caso di rimanere con i piedi per terra come insegna il Team Principal della Ferrari Maurizio Arrivabene e cercare di analizzare obiettivamente i dati forniti dalla pista e da un Sebastian Vettel impeccabile.

Mercedes che avendo oramai vinto matematicamente sia il titolo piloti che costruttori si concentra ovviamente sullo sviluppo di alcune soluzioni per il 2016 ed ecco che ad Interlagos si presenta con un S-duct sperimentale su entrambe le vetture di Hamilton e Rosberg nella giornata di venerdì.

Un dispositivo, o per meglio dire una diavoleria aerodinamica che già utilizzano da tempo Red Bull, McLaren e Force India (in passato anche Sauber). Si tratta di una canalizzazione a S ricavata all’interno del telaio che raccoglie aria dalla parte inferiore del cockpit per canalizzarla verso la parte superiore. In questo modo si evita il distacco della vena fluida e si migliora il flusso nella parte inferiore della vettura, zona che come sappiamo risulta essere essenziale per l’efficienza aerodinamica della macchina.

Va detto però che la Mercedes ha montato solo lo “sfogo” superiore del sistema s-duct esclusivamente per provare i disturbi aerodinamici che questo potrebbe creare sopra al cockpit. Non è stato installato quindi, ne il condotto a “S” ne la presa in dinamica nella parte inferiore della vettura anche perché queste modifiche avrebbero portato a  modifiche strutturali del telaio e quindi avrebbe obbligato il team ad un nuovo crash-test e che in effetti non è stato eseguito.