Ha vissuto in prima linea l’età dell’oro e l’inizio del declino dell’hardcore all’italiana. Fu chiamata direttamente da Riccardo Schicchi, il più famoso impresario e ideologo della storia del porno patrio, di cui il 9 dicembre ricorrono i tre anni dalla morte. Le sue migliori amiche si chiamavano Moana Pozzi, Cicciolina, Eva Henger, Barbarella e Ramba, Milly D’Abbraccio. La sua azienda si chiamava Diva Futura, e ha offerto sogni, sotto forma di film, spettacoli e una costante battaglia contro il comune senso del pudore, a due generazioni di connazionali. Per nove anni, dal 1992 al 2001, Debora Attanasio è stata la segretaria ufficiale di Riccardo Schicchi e del suo frastagliato universo erotico. Da questa sua saga ha ricavato il libro “Non dite alla mamma che faccio la segretaria“, cha ha presentato sabato al Festival delle letterature di Pescara, ospite della bella sezione “50 sfumature di libri”.

Riccardo Schicchi. “Ho iniziato a lavorare con lui perché avevo un mutuo da pagare ed ero rimasta senza lavoro. Ricordo il nostro primo incontro. Mi aspettavo un magnaccia, uno che ci provava subito (come mi accadde di norma nei precedenti colloqui “normali”); e invece no, tutt’altro. Mi ha colpito subito per la fisionomia delicata. Mi ha fatto domande molto professionali, dandomi sempre del lei. Poi mi ha portato in una stanzetta per mostrarmi i suoi gatti. Mi rispettava enormemente, e siamo diventati presto inseparabili. Riccardo era un uomo dallo spiccato lato femminile, e le donne lo adoravano in massa. É stato l’unico uomo che ho conosciuto in vita mia capace di capire perfettamente noi donne. Ci conquistava e stregava senza bisogno di atteggiarsi a macho. In dieci anni io non l’ho mai sentito pronunciare la parola “puttana”. Il suo immaginario era romantico e hippie. Ed era sempre “sul pezzo”: quando è uscito il grunge, ha cominciato a dirci “vestiamo tutte le nostre star in modo grunge!”. Quando è morto mi è crollata la terra sotto i piedi”.

La vita d’ufficio. “Facevo una vita d’ufficio regolare, classica, 8 ore al giorno nella nostra sede romana in via Cassia. Aprivo l’ufficio alle 9.30 del mattino. Rispondevo al telefono e trattavo per i cachet degli spettacoli delle nostre ragazze. Spesso restavo in ufficio fino a tardi, perché mi divertivo molto, succedeva sempre qualcosa di divertente. Riccardo raccontava barzellette, ci sparavamo con le pistole ad acqua, giocavamo coi dinosauri di plastica… Sotto l’ufficio c’era lo studio di posa, dove si giravano i set fotografici e i film. Al piano di sopra abitava Moana. Le amiche cominciarono a dirmi: “diventerai una pornostar pure tu”. E invece no, ho resistito”.

Diva Futura, e la censura. “Diva Futura ha realizzato un’autentica rivoluzione di costume in Italia, in senso libertario e contro ogni ipocrisia. “Se fossi donna, starei sempre con le gambe aperte” sosteneva. Riccardo è stato un visionario pazzesco. Immaginava un mondo liberato da quella mentalità sciocca e inutile che lega il sesso alla morale. Purtroppo però, morto lui, tutto quello che aveva creato si è spento. Avevano già cominciato a perseguitarci da un pezzo. Dopo trent’anni stabilirono improvvisamente che la nostra attività consisteva nello sfruttamento della prostituzione. Ma guardate che esiste una bella differenza tra prostituzione e porno. Tra l’altro sul set scoppiavano anche grandi amori. É un lavoro come un altro, fatto da gente che si conosce da anni, non c’è nulla di sordido. A livello di liberazione sessuale siamo tornati decisamente indietro”.

Moana Pozzi: “L’ho vista fino a quindici giorni dalla sua morte, che è sopraggiunta in maniera davvero inaspettata. A volte nutro la speranza e anche il sospetto che lei sia ancora viva, che abbia colto al volo il pretesto della malattia per sparire, perché si era stufata del porno e voleva smettere. Lei era quella più moralista del gruppo: veniva da una famiglia molto cattolica, si sa. Subito dopo la sua morte è calata una cortina di mistero: non c’è stato un funerale, non c’è una tomba… Tante volte ho pregato i suoi genitori: diteci un posto dove poter portare un fiore a vostra figlia. Moana era anche nostra. Io ho sofferto tanto per la sua fine, che è irta di misteri. Un mio amico ha trovato dei documenti che attesterebbero un mutuo acceso da Moana personalmente nel 2010. Troppe stranezze in questa storia: si è anche appurato che avesse rapporti con i servizi segreti, magari l’hanno aiutata a scappare e “risorgere” altrove… E poi si sostiene che è stata cremata. Ma in casa dei genitori pare non ci sia nessuna urna. Che fine ha fatto Moana?”.

Le pornostar: “Tutte volevano sposare Schicchi. Quando Eva Henger è diventata sua moglie, in molte hanno avuto un accesso di gelosia. Poi c’era Moana, che non frequentava nessuna, lei era completamente al di fuori del giro. Quando morì ci furono un paio di pornostar della nostra “scuderia” che affermarono: “Finalmente s’è levata di mezzo. Adesso tocca a me”. C’erano due fazioni contrapposte: le italiane e le ungheresi”.

Le prime chat telefoniche erotiche: gli 144: “Dopo due o tre mesi dall’avvio del servizio, arrivò a Moana il primo assegno, 200 milioni di lire… La gente pagava cifre spropositate per sentirla al telefono”.

Pollicina: “C’era una che si faceva chiamare Pollicina, molto bassa: si era accodata a noi con la forza, e faceva dei numeri con le carote… e poi se le mangiava”.

Cicciolina: “Non aveva freni inibitori. Qualsiasi cosa le dicevi di fare, la faceva. Quando sposò Jeff Koons, Riccardo Schicchi andò in coma diabetico per il dispiacere”.

Rocco Siffredi: “L’ho conosciuto che aveva 29 anni. Arrivò in ufficio con fare tamarro e mi sbatté una banana sul tavolo. Allora io la toccai e gli dissi: “è troppo molla“. Lui riprese il frutto e sparì. Ma dopo un po’ rientrò (era andato in frutteria), e mi mostrò una banana enorme e dura, sibilandomi: “Ti va bene questa?”.

Ho visto cose che voi umani…“Una volta ho visto una infilarsi un foulard intero. Maurizia Paradiso invece si ficcava dentro i tubetti pieni di smarties… e poi li “risputava” fuori”.

Il porno oggi: “C’è stata una degenerazione totale. Oggi è in mano a persone che fanno fare film a Sara Tommasi drogandola. Le pellicole hardcore contemporanee somigliano a degli stupri, più o meno sceneggiati. Di recente è fiorito un filone porno chiamato proprio “rape“, stupro: se ci fosse ancora Riccardo ne soffrirebbe terribilmente. Sui social va di moda la parola cagna… E dire che i porno anni ’70 erano quasi delle storie d’amore. Oggi poi l’industria video sexy è in crisi. Si guadagna molto meno che ai miei tempi: pensa che Moana guadagnava 80 milioni di lire a film… E 12 a spettacolo”.