I politici mai sopportati fino ad oggi e gli ex sodali di Raffaele Lombardo, già silurati tra le polemiche mesi fa. I big del Pd che volevano mandarlo a casa (salvo poi fare marcia indietro e occupare una poltrona in giunta), e persino un tecnico accreditato come vicino al Nuovo Centrodestra. Dopo giorni di caos istituzionale, il presidente della Sicilia Rosario Crocetta ha varato il suo nuovo governo: il quarto a tre anni esatti dalle elezioni. E nonostante sia uguale per metà a quello precedente, il nuovo esecutivo siciliano rischia di passare alla storia come il governo dei voltagabbana. Sono tanti, infatti, gli esponenti della nuova giunta che si sono resi protagonisti di spericolate giravolte intellettuali. A cominciare dallo stesso Crocetta, che in tre anni di potere ha ormai abituato l’elettorato a drastici cambi di rotta su questioni fondamentali (dal Muos alle trivellazioni). L’ultimo credo abiurato dall’ex sindaco di Gela è quello relativo ai big politici in giunta: per Crocetta i deputati dovevano rimanere all’Assemblea regionale siciliana, mentre al governo ha sempre preferito chiamare assessori “tecnici”.

Una posizione che è alla base delle lunghe e logoranti guerre intestine ingaggiate con il suo partito, il Pd, desideroso di aumentare il proprio peso al vertice della Regione Siciliana. “Se io avessi nominato i deputati in giunta, adesso avremmo il governo più indagato d’Italia”, commentava il presidente un anno e mezzo fa, quando era scoppiata l’inchiesta sulle spese pazze dei gruppi parlamentari all’Ars. Adesso però Crocetta ha cambiato idea: prima ha nominato il capogruppo del Pd Baldo Gucciardi assessore alla Sanità, in sostituzione di Lucia Borsellino. E adesso apre le porte della sua giunta anche ad altri due figure di peso del partito in Sicilia: Antonello Cracolici e Bruno Marziano, nuovo assessore alla formazione professionale. Rimane fuori, invece, l’ex segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo, che potrebbe non appoggiare il governo con la sua corrente. E dopo pochi minuti dalla nomina del nuovo governo, è arrivata a sorpresa anche la bocciatura dal segretario regionale del Pd Fausto Raciti: “Quella lista di assessori? Siamo sicuri si tratti di un errore”. I giochi quindi sono ancora aperti, mentre Crocetta ha già ufficializzato il suo governo con una nota stampa. Il governatore ha anche chiesto un incontro a Raciti per affrontare la questione del mancato ingresso in giunta dell’area che si riferisce a Giuseppe Lupo, ex segretario regionale e leader in Sicilia dell’Areadem, la corrente che a livello nazionale fa riferimento a Dario Franceschini.

Tra gli assessori anche Cracolici, che è probabilmente l’esponente del Pd che ha più bastonato Crocetta negli ultimi anni. Dalle accuse sul “circo barnum dell’antimafia” agli infuocati discorsi in Parlamento, fino ad un tweet del 30 giugno scorso: “Sembra ineluttabile che alla Regione Siciliana stiano per spegnersi le luci” scriveva, nei giorni dell’arresto di Matteo Tutino, il medico personale di Crocetta accusato di truffa. Quattro mesi dopo, ci ha evidentemente ripensato: alla Regione le luci si sono evidentemente riaccese e Cracolici ha accettato la poltrona di assessore all’Agricoltura. Insieme a lui, entrano al governo Gianluca Miccichè, nuovo assessore alla famiglia, che porta a due le poltrone targate Udc: già in estate era stato nominato alle Infrastrutture Giovanni Pistorio, ex senatore del Mpa e storico braccio destro di Raffaele Lombardo.

Crocetta ha poi nominato per la seconda volta un altro ex sodale del suo predecessore, condannato in primo grado per mafia: si tratta dell’avvocato Antonino Fiumefreddo, già assessore comunale a Catania quando Umberto Scapagnini, il medico personale di Silvio Berlusconi, era sindaco. Era l’aprile del 2014 e Crocetta aveva nominato Fiumefretto assessore ai Beni Culturali tra le polemiche: tutta colpa di una fattura compresa tra i debiti fuori bilancio contratti dal teatro Bellini di Catania (all’epoca guidato dall’avvocato), che certificava la liquidazione di 3.900 euro alla Geotrans, società sequestrata dalla Dia perché riconducibile al boss Pippo Ercolano, in passato assistito proprio dallo stesso penalista etneo. “L’indicibile dolore provocatomi in questi giorni è piccola croce rispetto a quella imposta al Cristo”, scriveva Fiumefreddo nella lettera con cui si dimetteva poche ore dopo la nomina: poco male, perché adesso torna al governo con tanto di delega alla funzione pubblica.

Rimangono in sella Alessandro Baccei, il sub commissario voluto da Matteo Renzi per guidare l’assessorato al bilancio, e Vania Contrafatto, il magistrato “blindato” dall’appoggio del sottosegretario Davide Faraone. Va a guidare l’assessorato ai beni culturali, invece, il professor Carlo Vermiglio: secondo i rumors, è un tecnico gradito al Nuovo Centrodestra, che quindi dopo mesi di tira e molla appoggia “esternamente” il governo. E dire che nei giorni dell’indagine sul sottosegretario Ncd Giuseppe Castiglione, coinvolto nella costola siciliana dell’inchiesta romana su Salvatore Buzzi e Luca Odevaine per gli appalti del Cara di Mineo, Crocetta aveva tuonato: “Ecco con chi mi vogliono fare alleare: io con Mafia capitale non ci sto”. Poche settimane dopo ci ha ripensato, annunciato di non aver “alcun pregiudizio all’ingresso in giunta” del partito di Angelino Alfano. Solo l’ennesimo cambio di rotta di un governatore che definire volubile è un eufemismo.

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