Freedom House è la più autorevole Organizzazione non Governativa Statunitense sui diritti civili ed è autrice di un rapporto annuale sulla libertà di espressione e di stampa (anche sul web con il Rapporto Freedom of the net, ndr) considerata la “Bibbia” internazionale dei diritti umani e civili. Nata nel 1941 a New York, Freedom House è una Ong internazionale che promuove in tutto il mondo una cultura democratica fondata sulle libertà civili e politiche, attraverso attività di ricerca e sensibilizzazione, con sede a Washington, finanziata per l’80% dal governo federale principalmente attraverso il Dipartimento di Stato.

Anche quest’anno l’Organizzazione  ha rilasciato il suo Rapporto sulla libertà di espressione sul web, analizzando la posizione di diversi Paesi, tra i quali l’Italia. Promuove il Belpaese per quel che riguarda il generale accesso al web dei cittadini italiani, anche se l’Italia scende di una posizione nella classifica generale (da 22 a 23).

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Lo studio affronta  anche il tema del regolamento Agcom in materia di diritti d’autore, a cui si aggiungono quest’anno anche alcune riserve sulle norme antiterrorismo approvate dal governo italiano. Nel capitolo dedicato all’Italia, alla voce “content and removal”  si analizza dettagliatamente ciò che fa l’Agcom, alla luce dei provvedimenti di impedimento all’accesso per i cittadini italiani già adottati dalla stessa Autorità.

Ancora una volta l’istituzione, che è sempre stata considerata, in virtù del board di Direzione, una voce vicina al governo Federale Usa, come già accaduto negli anni passati, ricorda a tutti come l’iniziativa dell’Agcom non sia supportata, come avviene in tutto il mondo, da un “ordine Giudiziario” o da una decisione, e che questa attività sia in grado di filtrare i contenuti sul web impedendo l’accesso ai contenuti ai cittadini italiani.

Afferma il Rapporto, in relazione all’Italia e al ruolo dell’Agcom, fra le altre cose: “Gli Isp (Internet service provider) possono inibire l’accesso a siti web specifici, anche quelli che contengono semplicemente link attraverso il quale è possibile scaricare i contenuti che sono protetti diritto d’autore.

Nel mese di maggio 2014, l’Autorità  ha concesso ai provider italiani il mandato di bloccare l’accesso a siti web stranieri che non hanno risposto alle richieste dell’Autorità sulla base di un ordine che potrebbe o meno essere emanato.

Questa posizione dà agli  Isp un potere altamente discrezionale, senza un ordine giudiziario o di una decisione, per filtrare l’accesso ai siti web che, così facendo, potrebbero impedire l’accesso degli utenti ad altri rapporti giuridici e contenuti ospitati da quei siti web.

Più chiaro di cosi. Ancora una volta dunque appare evidente come l’iniziativa dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sul web sia percepita, anche all’estero, come un pericolo per i diritti dei cittadini e come un’anomalia, soprattutto negli Usa che non consentono in alcun modo, nemmeno ai giudici, di emettere provvedimenti inibitori sul web.

Con buona pace di chi afferma, a dispetto di ogni evidenza, il contrario.