Mercoledì 28 ottobre alla prima maxi-udienza preliminare per l’inchiesta Aemilia in fiera a Bologna, a chiedere di costituirsi parte civile sono arrivati in tanti: Cgil Cisl Uil, Legambiente, Libera, Confindustria, Regione Emilia Romagna, Ministero degli interni. Sono solo alcune sigle della trentina di enti e associazioni che hanno fatto domanda al giudice per le udienze preliminari Francesca Zavaglia di essere ammesse al primo grande processo di ‘ndrangheta da queste parti. Le vittime dei reati contestati però non c’erano. Su un’ottantina di persone offese, la maggior parte delle quali residenti nella zona di Reggio Emilia, si sono presentati appena in quattro. E così tra gli investigatori che hanno condotto le indagini trapela un po’ di sorpresa nel constatare che anche in Emilia molti cittadini e imprenditori che hanno subito estorsioni, minacce, violenze, usure da quella che secondo loro è una vera e propria ‘ndrina emiliana, non vogliano esporsi. Va detto, per dovere di completezza, che i termini non sono chiusi e le persone offese che dovessero ripensarci avranno tempo per presentarsi fino alla prima udienza del dibattimento. Ma intanto l’assenza si è sentita.

Nel padiglione della Fiera di Bologna dove si è aperta l’udienza preliminare non si sono presentati gli imprenditori costretti, sotto minaccia di violenza, a restituire debiti cedendo le loro auto, i loro veicoli da lavoro. Non c’erano le tante vittime dei roghi che tra il 2005 e il 2012 hanno funestato il Reggiano: automobili e palazzine andati in fumo per ritorsione. Non c’era l’operaio a cui fu puntata una pistola alla tempia perché aveva chiesto di essere pagato per il suo lavoro. In tanti per ora non sembrano essere intenzionati a presentarsi faccia a faccia con i loro taglieggiatori che agivano – secondo i pm Marco Mescolini, Beatrice Ronchi ed Enrico Cieri – facendosi forti dell’appartenenza alla nuova e autonoma ‘ndrangheta emiliana.

C’era invece la giornalista Sabrina Pignedoli, l’unica persona offesa ad essersi presentata in udienza affiancata dall’Ordine regionale dei giornalisti e dall’Associazione stampa dell’Emilia Romagna. La cronista delle pagine del Resto del Carlino di Reggio Emilia per i suoi articoli era stata minacciata da un poliziotto legato secondo i pm alla ‘ndrina, ma aveva subito denunciato tutto. Le altre tre persone offese che hanno chiesto la costituzione di parte civile erano rappresentate invece solo dai loro avvocati. Già lunedì 2 novembre il gup Zavaglia dovrebbe decidere quali richieste accettare. Intanto, dopo la prima giornata di udienza una nota della Camera penale di Bologna “Franco Bricola” (sostenuta anche dall’Ordine degli avvocati di Bologna) ha lamentato una presunta differenza di trattamento agli ingressi dei padiglioni della Fiera: da una parte per gli avvocati degli imputati ci sarebbero stati controlli particolarmente invasivi con metal detector e perquisizioni; dall’altra invece gli avvocati delle parti civili che avrebbero avuto una sorta di corsia preferenziale.