Dovendo trovare un personaggio dei fumetti cui assimilare Matteo Renzi, non vi sono dubbi che le preferenze cadono su Superciuk, lo spassoso Robin Hood alla rovescia che era uno dei principali antagonisti dell’Alan Ford della nostra adolescenza e aveva deciso di “togliere ai poveri per dare ai ricchi”. Mi rendo conto che l’idea non è originale, ma c’ero arrivato per mio conto quando, facendo una verifica su Google, ho constatato come già vari altri la avessero avuta. Tanto meglio, vox populi

Matteo Renzi è sicuramente un politico molto abile. E soprattutto ha le idee molto chiare. In ogni circostanza la sua stella polare di riferimento è costituita da quanto affermato o richiesto dalla finanza, dalla Confindustria, e dall’insieme delle cricche che dominano questo ed altri Paesi. Del resto non si può pretendere altro da uno che certo non è un rivoluzionario ma neanche un vero riformatore, a parte qualche fuffa. E quindi teniamoci disoccupazione, iniquità fiscali e di altro tipo, ludopatie e tutto il resto, comprese le devastazioni ambientali e l’inarrestabile consumo di suolo. Conferma evidente di ciò è offerta dalla legge di “stabilità” attualmente alla ribalta (dire “in discussione” sarebbe certamente azzardato, sia per la mancanza di informazioni precise al riguardo sia per il fatto che il governo, per bocca del neonominato presidente della Commissione bilancio Tonini, ha ben chiarito che la legge va approvata così com’è). L’ideologia di riferimento è una sorta di “laissez faire” all’amatriciana, dimostrato dalla tolleranza nei confronti dell’evasione fiscale (basti vedere l’elevamento del tetto per le operazioni in contanti), l’imperversare delle cricche di malaffare, la delegittimazione della magistratura giustamente lamentata dall’Associazione nazionale magistrati, la tendenza delle forze dell’ordine, come si è visto purtroppo di recente a Bologna, a Roma e altrove, di reprimere in modo sempre più brutale dissenso e lotta sociale. Incredibilmente il ministro degli interni Alfano chiede ai magistrati di fare autocritica. Sfacciataggine e spudoratezza estreme sono la vera cifra distintiva di questa nuova generazione di politicanti senza vergogna.

Il primo elemento da sottolineare, rispetto alla legge di stabilità, è l’assoluta mancanza di trasparenza con la quale il governo sta portando avanti le sue scelte. Lacerando il velo, per molti versi pietoso, con il quale Renzi tende a occultare le misure che sta per adottare, emergono tuttavia alcune precise linee di tendenza. La detassazione delle abitazioni, nonostante sia stato forse introdotto qualche correttivo, tutto da verificare, per ville e castelli, favorisce decisamente i ricchi, come già chiarito dalla Cgia di Mestre che sottolinea d’altronde il carattere meramente congiunturale e transitorio dell’eventuale alleggerimento. Il fondo per la salute viene ridotto e sarà del tutto insufficiente a fare fronte alle esigenze effettive, scaricando sulle Regioni responsabilità e oneri di eventuali inasprimenti fiscali che si renderanno necessari. I punti gioco verrebbero ridotti ma resterebbero quindicimila. In compenso il canone RAI sarebbe incluso nella bolletta elettrica.

Su un piano più generale, dietro il falso quanto frenetico movimento cui Renzi si è dedicato finora, non emergono risultati concreti, specie sul piano dell’occupazione. Il che del resto è comprensibile, dato che l’azione di questo governo si iscrive nel quadro di rigidità determinato dalla politica europea che, data la sua insanabile vocazione liberista, non pare destinata ad alcun miglioramento specie nelle situazioni strutturalmente più deboli, quali appunto la nostra.

Superciuk Renzi  è impegnato oggi in una forsennata partita delle tre carte o tre tavolette, da un lato con l’Unione europea e dall’altro con l’opinione pubblica italiana. Il suo obiettivo, estremamente di breve respiro ma concreto, è dimostrare all’opinione pubblica, senza far imbestialire troppo la Merkel & C., che riesce ad abbassare tasse ed imposte. Il precedente da imitare è quello dei famosi  80 euro, grazie ai quali Matteo vinse le elezioni europee. Improbabile tuttavia che il giochino riesca ancora.

Per dare un futuro al nostro Paese occorre sconfiggere l’abile Matteo e acquisire una prospettiva che sia effettivamente di lungo periodo e faccia effettivamente i conti con la necessità di risanamento strutturale del Paese: lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, rilancio dell’intervento pubblico, garanzia dei beni comuni e dei diritti sociali, redistribuzione del reddito. Tutto l’opposto di quanto sta facendo Renzi, in nome di una stabilità che tutto è se non tale, se non nel senso della conferma e anzi dell’aggravamento di antichi mali. Ma è per l’appunto di Robin Hood e non di Superciuk che hanno oggi bisogno l’Italia, l’Europa e il mondo, per il cambiamento reale sempre più urgente e necessario.

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