“Andremo alla Corte europea dei diritti dell’uomo per denunciare le modalità dello sgombero dell’ex Telecom occupato”. Social log, il collettivo che aveva organizzato la maxi-occupazione abitativa a Bologna con oltre 200 persone, conclusa il 20 ottobre con l’intervento massiccio di polizia e carabinieri, parla di violenza e abusi e chiede al Prefetto una moratoria a sfratti e sgomberi in città. Il loro avvocato Marina Prosperi, durante una conferenza stampa indetta a meno di 24 ore dal blitz, pronuncia le parole “uso distorto della forza” e si dice pronta ad andare a denunciare i fatti sia alla procura della Repubblica di Bologna, la stessa che aveva chiesto il sequestro dell’immobile dopo l’occupazione, sia ai giudici di Strasburgo. “Si fa così con cento bambini dentro? Chiederemo di verificare il rispetto dei diritti umani”, ragiona l’avvocato che denuncia anche come tra gli agenti intervenuti, non ci fosse personale femminile nonostante donne e bambini fossero la maggioranza degli occupanti. “Non è che se hai in mano un’ordinanza di sgombero puoi fare la guerra”, ragiona Prosperi che si chiede anche come mai, prima di arrivare all’uso della forza, non si sia tentata una azione “bonaria” per convincere le persone a lasciare l’edificio.

Dopo l’arrivo alle 7 in punto di decine di camionette, lo sgombero vero e proprio è iniziato nel primo pomeriggio. Maria Elena, una delle ragazze del collettivo che si trovava tra i corridoi della palazzina, racconta la sua versione dei fatti: “Continuavamo a dire ai poliziotti di non aprire la porta con il flessibile perché avrebbe fatto fumo e questo avrebbe dato poi problemi a un bambino con una patologia respiratoria che era lì con noi. Nonostante questo – continua l’attivista – è stato usato il flex e i poliziotti hanno fatto irruzione senza assistenti sociali”.

La giovane militante del Social log racconta che, una volta aperta la porta, il bimbo, affetto da gravi patologie e legato a delle bombole d’ossigeno, è stato portato via in barella dal 118. Ed è a questo punto, che la polizia, in tenuta antisommossa, avrebbe iniziato a usare maniere più forti: “Le spinte sono state tali da travolgere le mamme e farle cadere con i bambini. Siamo finiti tutti a terra – ha spiegato Maria Elena – e in questo parapiglia le forze dell’ordine hanno cominciato a calpestare le persone, a dare calci e strattonare. La prima ragazza è stata sollevata tirandola per il velo e in questo modo soffocandola. Un altra ragazza diciottenne è stata presa a calci dalla polizia mentre era a terra”, spiega Maria Elena. La diciottenne sarebbe la stessa che durante lo sgombero è stata vista uscire assieme ai sanitari del 118 dalla struttura e che avrebbe avuto dei danni alla mandibola e all’orecchio. “La polizia aveva difficoltà a prenderla perché si teneva stretta con la madre, tanto che a un certo punto gli uomini della Digos hanno dovuto farsi spazio per sedare questo accanimento”.

Già durante le ore dello sgombero il collettivo Social log aveva pubblicato delle immagini, dove però molte delle violenze raccontate 24 ore dopo non si vedono: “Non abbiamo potuto filmare – spiega Maria Elena – perché hanno spento le luci e mi puntavano addosso le torce. Ma stiamo cercando di raccogliere e sistemare altro materiale video”.

La palazzina ex Telecom – 23mila metri quadri di proprietà di una immobiliare tedesca completamente inutilizzati da oltre 10 anni – era finita sotto sequestro per ordine del tribunale del Riesame di Bologna su richiesta della Procura di Bologna. La stessa che in un comunicato letto dal procuratore reggente Massimiliano Serpi con a fianco l’aggiunto Valter Giovannini, ha difeso “la professionalità dimostrata nella delicata fase dell’esecuzione del provvedimento giudiziario da parte delle forze di polizia”. “È stata data esecuzione al provvedimento di sequestro della palazzina ex Telecom, richiesto dalla procura della Repubblica e disposto dal tribunale del Riesame. Questa azione giudiziaria è atto dovuto a tutela della legalità non come principio astratto, ma come unico modo per assicurare il rispetto dei diritti di tutti secondo legge”.