Giorni di tensioni e polemiche tra politica e magistratura. Con le accuse al governo di occuparsi di più di intercettazioni che di mafia che si scontrano con lo stupore del ministro dell’Interno Angelino Alfano, sorpreso che al posto dell’autocritica le toghe preferiscano criticare l’esecutivo. Attacchi che, peraltro, anche il Pd trova “ingenerosi”. Ma sull’irriducibilità dei contrasti tra Associazione nazionale magistrati e politica interviene l’ex pm di Mani Pulite Piercamillo Davigo, convinto che se la politica “ripulisse” la classe dirigente allora finirebbero “gran parte delle tensioni” con la giustizia. “E’ stata data una delega totale alla magistratura per ripulire la classe dirigente del Paese – ha detto dal congresso dell’Anm a Bari – ma questo non compete a noi”. Ci dovrebbe essere “una selezione precedente”, continua, basata sull’idea “che non tutto quello che non è reato può essere accettabile“.

Davigo porta ad esempio l’”unico strumento” che permetterebbe di sradicare la corruzione, e cioè le “operazioni sotto copertura“. Punto sul quale c’è una “resistenza” da parte del Parlamento, che “si rifiuta di approvare” questo tipo di intervento. “Ci vuole una forte normativa premiale e si potrebbe arrivare alla non punibilità del primo che parla: chi volete che dia soldi a un funzionario pubblico che, una volta preso, fa i nomi?”. Secondo Davigo in questo modo si raggiungerebbero “prove solide” contro la corruzione “che quasi mai è un fatto singolo”. Nessun pregiudizio rispetto a questi strumenti, dice il parlamentare del Pd David Ermini presente al dibattito. “Stiamo lavorando in Parlamento non tanto sull’agente provocatore quanto sulla protezione del testimone”, ha aggiunto.

Le parole di Davigo ravvivano però gli attriti nonostante il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi al congresso voglia smorzare i toni, confermando quanto già nella giornata di sabato aveva detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando. E cioè che l’Anm “è un interlocutore essenziale per il governo”. Boschi, pur non nascondendo che con le toghe ci sono stati “elementi di confronto acceso”, davanti all’assemblea dei magistrati sottolinea che il loro lavoro viene fatto “per il bene supremo del Paese” e a chi è “in prima linea va tutta la nostra gratitudine“. E in riferimento alle polemiche dei giorni scorsi aggiunge: “Noi sappiamo che ci possono essere punti di vista diversi su questi singoli provvedimenti – ha aggiunto – ma c’è un dato innegabile: che le riforme le stiamo facendo, che le cose stanno cambiando davvero”.

Se il presidente dell’associazione Rodolfo Sabelli conferma la condivisione degli “obiettivi” e il “rispetto reciproco dell’ autonomia di ciascuno” ma non le “critiche ingiustificate”, anche la vice Ilaria Sasso Del Verme insiste sui desiderata non corrisposti. “Il progetto di legge di riforma del sistema penale – ad esempio, dice – delude le aspettative”. Poi ci sono la “genericità” delle delega sulle intercettazioni, la carenza degli organici negli uffici giudiziari, di prescrizione, “tema affrontato in modo inadeguato, – prosegue – limitandosi ad un aumento dei termini per le fasi dell’appello e della cassazione” e di “timidezza” in materia di corruzione, dicendo che “la portata del fenomeno corruttivo nel nostro Paese e i suoi devastanti effetti anche sull’economia e sul mercato, oltre che sul democratico svolgimento della vita pubblica, avrebbero dovuto indurre a scelte più coraggiose”. Troppo spesso poi, ha aggiunto, “si fanno ricadere sul magistrato tutte le inefficienze del sistema, in gran parte addebitabili invece all’assenza di risorse, di investimenti, alla mancanza, appunto, di riforme adeguate”.

Nella mozione conclusiva i magistrati confermano che continueranno “a fornire il proprio contributo di pensiero nella fase di elaborazione delle riforme legislative e nei progetti di innovazione, con passione pari al rispetto che i magistrati provano per la loro funzione”. Ma ribadiscono che, “preoccupati dal clima di delegittimazione e sfiducia nel sistema giudiziario, respingono il tentativo di scaricare sulla responsabilità del magistrato le carenze dell’organizzazione e l’inadeguatezza delle regole”.

Boschi: “Risorse per 300 nuovi magistrati in manovra” – Un principio, quello dell’indipendenza, che Boschi riprende citando una riflessione di Niccolò Macchiavelli. “Non ci può essere una città libera dove anche un solo cittadino è temuto da un magistrato. Ovviamente il concetto di magistrato – precisa – era molto diverso e più ampio rispetto a quello di oggi. Però credo che il presidio di indipendenza che garantisce la libertà delle nostre città e la sicurezza dei nostri cittadini fa parte dei nostri valori riconosciuti”. Il ministro delle Riforme aggiunge inoltre che nella Legge di stabilità sono state stanziate “le risorse per l’assunzione di 300 nuovi magistrati. Sappiamo che non sono la soluzione ai problemi organizzativi della giustizia – ammette – ma sono un segnale di un’inversione di tendenza che verrà rafforzata in futuro”.

Il nodo della riforma del processo penale – “Ci proponiamo di avere un confronto costruttivo, che non si traduce in scontro, perché le logiche di contrapposizione non ci appartengono e non ci sono mai appartenute. Ma il ruolo dell’Anm di interlocutore essenziale nel dibattito sui temi della giustizia, ruolo che ci è stato riconosciuto anche ieri dal Ministro Orlando, ci impone un’ analisi che può essere anche fortemente critica”.

Per il vicesegretario generale dell’Anm, Ilaria Sasso del Verme, “il tema di maggiore attualità è quello della riforma del processo penale, che sembra aver eluso i nodi fondamentali del processo penale, introducendo invece norme che da un lato mettono a rischio l’efficacia delle indagini, dall’altro ridimensionano i poteri e dunque il ruolo del giudice e della giurisdizione, sacrificati in nome dell’obiettivo di una maggiore rapidità dei procedimenti che, siamo certi, non sarà raggiunto seguendo questa strada”.

La mozione conclusiva