Uno sciopero della fame per chiedere al Senato di avviare al più presto i lavori della commissione d’inchiesta sul Moby Prince, la tragedia avvenuta la notte del 10 aprile 1991 a poche miglia dal porto di Livorno che costò la vita a 140 persone (“140 morti, nessun colpevole” gridano da anni i familiari delle vittime): Loris Rispoli, presidente dell’associazione 140, è pronto alla protesta. Ha scritto al presidente del Senato Piero Grasso per rendere noto che se dal 1 novembre non ci saranno novità, inizierà lo sciopero della fame finché “non sarà insediata la commissione d’inchiesta”.

Rispoli, perchè ha deciso di attuare questa clamorosa protesta?
Serve un segnale forte. La situazione sta diventando insostenibile, sembra una presa in giro. I partiti più grandi come Pd e M5S dicono di aver i nomi dei commissari pronti: perché allora non si parte? Noi siamo disposti a tutto.

Disposti a tutto in che senso?
Se la situazione non si sblocca metteremo in campo altre iniziative. E’ inutile dire che il Senato dà il via libera alla commissione se poi servono più di tre mesi per decidere i nomi dei suoi componenti: sono passati quasi 25 anni da quella maledetta notte, ognuno si metta una mano sulla coscienza.

Secondo lei c’è qualcuno che sta remando contro?
Spero proprio di no, ma la sensazione è quella. Non dimentichiamoci che in Italia l’armatore della Moby Vincenzo Onorato ha un importante peso economico e politico, seppur non partitico.

Una cosa che i familiari delle vittime contestano è proprio il fatto che Onorato non sia mai salito sul banco degli imputati.
Ritengo che l’armatore sia uno dei massimi responsabili di questa tragedia. Mia sorella Liana (che morì a 29 anni a bordo del traghetto dove lavorava come hostess, ndr) era oltretutto dipendente di una ditta che lavorava in appalto proprio per Moby: i datori di lavoro devono prendersi le proprie responsabilità.

Avrebbe piacere che nella commissione entrasse qualcuno in particolare?
Mi piacerebbe che ne facessero parte persone come Felice Casson, del Pd, un magistrato che ha dimostrato di saper svolgere egregiamente il suo lavoro. Servono persone che si battano davvero per andare alla ricerca di una verità troppe volte volutamente nascosta.
Ci sono molte questioni su cui accendere i riflettori, una su tutte i reali tempi di sopravvivenza all’interno del relitto. Le persone riuscirono a vivere molte più ore di quanto invece sostenne il tribunale. Qualcuno poteva salvarsi: chi ha sbagliato paghi.

Ogni sei mesi la commissione dovrà redigere una relazione sul lavoro svolto.
E’ proprio per questo che vogliamo un’accelerazione dei tempi: il prossimo 10 aprile vorremmo avere già in mano un resoconto di quanto fatto.

Se si trovasse davanti il premier Mattero Renzi cosa gli direbbe?
Inutile che lui o Grasso dicano che vogliono aprire gli armadi segreti se poi ciò non viene mai fatto.

I familiari delle vittime del Moby Prince hanno organizzato numerose iniziative in questi anni ma non sempre Livorno ha risposto nella maniera sperata: i cittadini li ha sentiti davvero vicini?
La solidarietà dei livornesi è molto particolare, direi intima. Tante persone in strada mi stringono la mano e mi abbracciano, in molti mi chiedono di acquistare le magliette dell’associazione 140. Questo calore però non l’ho purtroppo percepito nei momenti importanti, come ad esempio i processi o gli anniversari: è come se la città sentisse con forza questa ferita ma se ne vergognasse.

Il prossimo 10 aprile ricorrerà il 25esimo anniversario della tragedia. Organizzerete qualcosa di particolare?
Certo, partiremo già dal 10 novembre. Ogni mese, fino al 10 aprile, cercheremo di coinvolgere la città in qualche iniziativa diversa. Chiederemo la partecipazione di istituzioni, politici, associazioni. A marzo vorremo concludere in piazza della Repubblica, sperando nella partecipazione di molti cittadini: al centro ci saranno 140 sedie vuote.