Chi paga 3.000 euro in contanti? Chi ce l’ha, ovviamente. Dunque due categorie. I super ricchi e quelli che li hanno ricevuti in pagamento da altri. I super ricchi consumano quando e come gli pare. Dell’autorizzazione di Renzi a pagare in contanti borse, scarpe, vestiti, lavatrici e tv se ne fanno un baffo. Quelli che i 3.000 euro ce l’hanno perché qualcuno glieli ha dati sono obbligati a spenderli: li mettessero in banca, sia mai che capiti, il Fisco glieli trova.

Quindi, anche loro, comprano tv, borse, scarpe e via dicendo. Restano i lavoratori dipendenti e i pensionati. Questi, soldi in contanti non ne hanno, paga, salario, stipendio, pensione glieli accreditano in banca. Se sono benestanti e possono permettersi Tv, scarpe etc, pagano con carta di credito: è più comodo che andare in banca a prelevare. Se sono poveri, non comprano; oppure comprano a rate: supermercati e negozi di elettronica sono pieni di offerte di rateizzazione a tasso zero.

Sicché lo strombazzato aumento dei consumi che conseguirà alla possibilità di pagare fino a 3.000 euro in contanti in parte è vero: quelli che sono pagati in contanti spenderanno un po’ di più. Chi sono questi fortunati? Le partite Iva, loro e solo loro.

Quanto costa all’Erario questa espansione di consumi? I conti sono facili. 22% di Iva e una variabile tra il 30 e il 40% di Irpef, diciamo 35%: per ogni pagamento di 3.000 euro in contanti, 660 euro per l’Iva e tra 900 e 1.200 euro per l’Irpef. Per ogni pagamento il Fisco ci rimette in media 1.500 euro: un vero affare.

Il versante etico può non essere considerato. Non perché sia irrilevante, naturalmente; ma perché a Renzi&C. non gliene può importare di meno. Però, se è vero come è vero che due torti non fanno un diritto e che l’art. 3 della Costituzione non può essere utilizzato a giustificazione delle scelleratezze, resta il fatto che questo 50/60% di incremento di reddito (evasione del 22% di Iva e del 30/40% di Irpef) riservato al 12% circa dei contribuenti italiani (il popolo dell’Iva) è una doppia ingiustizia.

Non solo le minori tasse pagate si ribaltano, ovviamente, su una maggiore pressione fiscale e su una diminuzione dei servizi pubblici; ma perché i vantaggi dell’evasione, legalmente resi possibili da leggi dello Stato, non sono accessibili a tutti. A titolo di esempio, chi scrive gode di un’ottima pensione. Il problema è che gliela versano in banca. Già prosciugata delle imposte dovute. Sarebbe molto bello che gli si applicasse lo stesso criterio adottato per un lavoratore autonomo di pari livello retributivo: pensione corrisposta per intero, al lordo delle imposte; facoltà di poter dichiarare di aver ricevuto una somma consistentemente minore e conseguente privilegio di pagare imposte sul reddito parametrate alle menzogne; possibilità di acquisto in contanti cui consegue il risparmio dell’Iva che, per un lavoratore dipendente o pensionato – utilizzatore finale (non in senso berlusconiano) – è una vera mannaia.

Insomma, esiste una disparità di trattamento evidente tra contribuenti: quando vanno al ristorante l’88% di loro paga più del doppio del restante 12%.

Resta il versante politico. Come si è visto, la storia che incrementare la quantità di contanti che può essere utilizzata per i pagamenti incrementa i consumi è una mezza verità; in realtà una verità al 12%, pari alla percentuale di contribuenti che ha la possibilità di fare “nero”. Questo incremento, però, è falcidiato da una corrispondente perdita del 60% circa derivante dall’evasione di imposta. È vero, l’incremento e la corrispondente “crescita” economica vanno a vantaggio di privati cittadini; l’evasione va a danno dello Stato. Un assetto economico di questo tipo è generalmente considerato rovinoso; ma è stato per anni perseguito da B&C, le cui teorie economiche si fondavano sul principio della razzia, tutti contro tutti e uniti contro lo Stato. Non desta meraviglia che Renzi&C lo abbiano fatto proprio. Naturalmente questa analisi poggia su un postulato: il popolo dell’Iva pratica un’evasione costante servendosi del “nero” Basta negarlo per farla crollare.

Circa 9 milioni di contribuenti (le partite Iva) lo negano. Renzi&C, ni. Però, aggiungono, abbiamo fantascientifici strumenti per acchiappare gli evasori. Si tratta evidentemente di perfezionate sfere di cristallo che accertano il “nero”. Abbiamo una straordinaria occasione per diventare un Paese ricchissimo: le cediamo a tutti gli altri Paesi (che ovviamente non ce l’hanno) e incassiamo royalties favolose; che so, il 5% del maggiore gettito fiscale?

il Fatto Quotidiano, 20 ottobre 2015