Tutti i partiti d’accordo, tranne il Movimento 5 Stelle e Sel. Dopo una corsa in Senato di poco meno di tre ore, è legge il ddl Boccadutri che permette ai partiti di incassare 45,5 milioni di finanziamenti pubblici anche se i bilanci non sono stati verificati. La sanatoria per i gruppi politici è stata decisa da loro stessi in una seduta lampo: un solo iscritto a parlare (il grillino Vito Crimi) nella discussione generale, 200 emendamenti a firma M5S, mentre i gruppi di maggioranza e opposizione si sono allineati. Basta un pomeriggio al provvedimento per essere analizzato, emendato e ottenere il via libera definitivo. A favore tutti i partiti, astenuta Sel, contrari solo i 5 Stelle con un risultato finale di 148 sì, 44 no e 17 astenuti. In dissenso dai rispettivi gruppi, Maurizio Romani (Misto-Idv) ha votato a favore della proposta di legge e Andrea Augello (Ncd) si è astenuto.

I grillini in Aula hanno protestato sventolando finte carte di credito (“Ecco la Boccadutri card”), mentre Matteo Renzi presentava il suo intervento al Consiglio europeo. “Affrontiamo temi di particolare impatto e rilievo, che difficilmente si possono prestare a pagliacciate di vario genere”, ha replicato il premier. “E’ un furto”, ha detto la senatrice Paola Taverna, “voi fregate questi soldi ai cittadini italiani. Se destinaste quei soldi alle politiche sociali noi non vi chiameremmo ladri ma benefattori”. Le ha risposto il senatore Psi Enrico Buemi: “A chi fa il moralista da strapazzo si ricordi che verrà il giorno in cui ciascuno farà i conti con le proprie demagogie”.

Relatore del testo in Aula è stato l’esponente della minoranza Pd Miguel Gotor che ha difeso il principio del finanziamento pubblico dei partiti “come un principio di garanzia democratica“: “Sono tra i due o tre senatori del Partito democratico che nel 2013 non hanno votato la legge che ha abolito il finanziamento pubblico”, ha spiegato in Aula. “Sono radicalmente contrario allo spirito di un simile provvedimento per i costi che comporterà nel medio periodo sul corretto e sano funzionamento della democrazia italiana”.

Gotor nel merito ha poi aggiunto: “Tengo a precisare che tutti i partiti hanno adempiuto esattamente agli obblighi di legge sul finanziamento della politica. Hanno presentato i loro documenti a supporto del bilancio, in grado di giustificare ogni singola spesa agli occhi della società di revisione esterna. Purtroppo la commissione istituzionale, a causa della scarsità delle forze previste e dall’alto numero dei soggetti politici coinvolti, non è riuscita a svolgere il proprio lavoro”. A denunciare le difficoltà era stata la presidente della commissione di garanzia stessa in una lettera a Laura Boldrini il 30 giugno 2015, dopo che la prima commissione, istituita nel 2012, si era dimessa nel 2014, denunciando di non essere in grado di svolgere con serietà il proprio lavoro.

Il ddl della “discordia” sblocca i finanziamenti che erano stati “congelati”, verso fine luglio, dagli uffici di presidenza di Camera e Senato per l’impossibilità della Commissione (istituita ad hoc dalla legge del governo Letta per vigilare sulla correttezza dei bilanci) di fare tutti i controlli previsti sui bilanci 2013 e 2014. La causa dei mancati controlli: mancanza di personale. Non a caso, il ddl Boccadutri prevede anche un incremento di uomini e mezzi dell’organismo di controllo: 5 esponenti della Corte dei conti e 2 dipendenti da altre amministrazioni pubbliche “esperti nell’attività di controllo contabile” che andranno a coadiuvare i 5 componenti già previsti dalla legge Letta che provengono dai vertici delle tre magistrature: Consiglio di Stato, Cassazione, Corte dei conti. Il loro mandato durerà 4 anni, saranno rinnovabili una sola volta e non riceveranno alcun compenso. Durante la loro attività presso la Commissione, il personale sarà collocato fuori ruolo e beneficerà dello stesso trattamento economico lordo annuo di cui godeva al momento del nuovo incarico.

LA PRECISAZIONE DELLA LEGA NORD: “ANCHE NOI ABBIAMO VOTATO CONTRO”

“La Lega Nord”, dichiara il capogruppo al Senato, Gian Marco Centinaio, “ha votato contro la proposta di legge Boccadutri che sblocca il finanziamento pubblico per gli anni 2013 e 2014 anche ai partiti che non hanno presentato un bilancio certificato. Chiunque faccia finta di ignorare un atto pubblico, o peggio ancora mistifica la realtà come nel caso del M5S, o è un ignorante o è in malafede. Purtroppo, ancora una volta, gli adepti di Beppe Grillo dimostrano la loro disonestà politica raccontando squallide bugie nel vano tentativo di accaparrarsi qualche voto”.