Altro che puzzare: i voti dei verdiniani servivano proprio. Se la riforma costituzionale di Matteo Renzi passa con un margine largo (179 sì, 16 no e 7 astenuti) è grazie al gruppo Ala, nato al Senato per rincorrere la stella del patto del Nazareno e soprattutto dell’allontanamento del rischio di elezioni anticipate. E lo spirito costituente diventa già avvertimento: Riccardo Mazzoni – l’ex direttore del Giornale della Toscana, fallito, di Verdini – parla in Aula e si impossessa anche del più utilizzato degli slogan del presidente del Consiglio: “Se è la volta buona, dipende anche da noi”. Sottinteso: che l’altra volta non la votammo. Tradotto: 13 voti su 13, non ne è mancato uno, siamo essenziali e leali.

E’ la volta buona, conferma su Twitter il capo del governo subito dopo l’approvazione: “Grazie a chi continua ad inseguire il sogno di un’Italia più semplice e più forte”. Da quelle parti l’euforia è da Capodanno: per il ministro Maria Elena Boschi è “una bellissima giornata per l’Italia”, “Col Pd l’Italia riparte davvero” aggiunge Lorenzo Guerini, “Ora l’Italia è credibile con le cancellerie e i mercati” spiega Luigi Zanda.

L’aritmetica dice che rispetto al primo passaggio al Senato nel 2014 (e allora Forza Italia era felice e contenta) la riforma istituzionale perde solo 4 voti. La politica insegna che le riforme partite con i 35 saggi di Enrico Letta, ora sono sigillate dai fuoriusciti di Berlusconi. La storia degli ultimi due anni, infine, dà ragione a Gaetano Quagliariello: “E’ evidente che una fase è finita e dalla conseguente riflessione non si dovrebbe sottrarre nessuno: è un compito che spetta a ogni singolo componente della maggioranza e a ciascuna forza politica”. Un altro avvertimento nella collezione autunno-inverno di Renzi.

La missione compiuta di Napolitano
Certo, Quagliariello si riferisce al compimento della missione affidata al Parlamento da Giorgio Napolitano due anni fa, al momento della sua rielezione – sottoforma di psicodramma – al Quirinale. Il presidente, accogliendo i piagnistei dei leader di partito che non riuscivano a trovare uno straccio di nome per eleggere un successore, avvertì che avrebbe accettato solo a patto di riformare le istituzioni, a partire dalla modifica del bicameralismo perfetto. E ora quel percorso è compiuto: i prossimi passaggi sono quasi formali. C’è l’ultima lettura alla Camera, dove la maggioranza non ha problemi di numeri, e poi il referendum “e gli italiani sapranno scegliere” garantisce la Boschi.

La foto: Verdini e Napolitano, i padri della riforma
verdini napolitano 2Sono le riforme di Napolitano, come ha detto lo stesso ministro che pure dà il nome alla legge. Ed è per questo che è lui la star della giornata. Sostenuto dal suo bastone saluta Sergio Zavoli, poi si siede accanto a Elena Cattaneo, la scienziata delle staminali che lui ha nominato senatrice a vita (terza donna nella storia). Lì lo raggiungono Pier Ferdinando Casini e Denis Verdini: la foto di loro tre che sorridono insieme è la sintesi degli auspici dell’ex presidente negli ultimi anni: le larghe intese, il dialogo tra i partiti, sinistra destra centro. Verdini rende omaggio a Napolitano e -apposta oppure no – rimarca il fossato che ormai lo divide per sempre da Brunetta, Gasparri, cioè da Berlusconi che infatti – secondo l’Adnkronos – parlando con i suoi senatori prima del voto aveva infatti appena finito di dire che “Napolitano non dovrebbe nemmeno parlare”, dimenticando però che il decaduto è lui. Così mentre il costituente Denis incassa la benedizione dell’ex capo dello Stato, Forza Italia lascia segnare la propria linea politica a Domenico Scilipoti che cerca di interrompere il senatore a vita con un cartellaccio con scritto “2011”: il riferimento è a quello che viene definito il “golpe”, cioè le dimissioni a cui fu costretto Berlusconi.

La prima “firma” presidenziale: Napolitano, la star del giorno
E così il sigillo con la ceralacca sul disegno di legge numero 1429-B è il suo, del presidente emerito, come se fosse la prima firma, in attesa di quella del presidente vero, Sergio Mattarella. Non è un caso che sia lui a prendere la parola nella discussione finale a nome del gruppo per le Autonomie. E il tono è ancora quello dei 9 anni: “Sono legittime le posizioni critiche. Se tuttavia penso a tutte le occasioni perdute ne colgo una causa nella defatigante ricerca del perfetto e o del meno imperfetto”, “il sospetto tra schieramenti” ha impedito di raggiungere pienamente “il tempo della maturità della democrazia dell’alternanza, che comporta l’ascolto con dignità e la ricerca di aspetti di limpida convergenza, su temi cruciali per l’Italia”. Mentre parla, Cinque Stelle e Forza Italia compiono la stessa scelta: escono dall’Aula. I grillini perché è Napolitano, dicono, “l’autore di questo macello istituzionale, perché è la persona che ha preso il programma della loggia massonica P2 e lo ha imposto ai presidenti del Consiglio” (Sergio Puglia). I berlusconiani ancora per il cosiddetto golpe. 

Le opposizioni escono: i leghisti sventolano la Carta, i grillini la tessera parlamentare
E anche a questo giro le opposizioni al voto finale non vogliono esserci, nemmeno a guardare. M5s e Lega Nord scelgono l’Aventino e se ne vanno: sventolando la tessera parlamentare i grillini, tenendo in mano una copia della Costituzione i leghisti (e dopo vent’anni di vocabolario secessionista fa un certo effetto). Sel resta ma non vota. Forza Italia sceglie la dissolvenza, che fa sempre più scena: ufficialmente resta e non partecipa, nei fatti se ne vanno uno a uno, qualcuno – mentre brilla il verde e il rosso e il bianco del risultato sul tabellone – ha già preso il primo treno per tornare. Berlusconi, che una riforma così gli sarebbe piaciuta da morire quand’era al governo, parla di una legge che porta verso la “non democrazia”, un piccolo fremito che sottolinea una nuova sconfitta.

Calderoli: “E’ la Costituzione di Gelli”. Castaldi (M5s): “Fatta con ricatti e trasformisti”
A guidare la carica delle minoranze, in una seduta sonnolenta, era stato Roberto Calderoli, il padre dei milioni di cavilli, il veterano (venerato) di regolamenti e codicilli, che si presenta con una boccettina di olio di ricino e una copia della Costituzione vigente ancora per un annetto. E’ il primo a parlare di P2, Gelli, fascismo, attentato alla democrazia. “La Lega – dice l’ex ministro – non parteciperà al voto e vi lascerà votare da soli questa roba e temo che l’olio di ricino sia il prossimo futuro”. “Questa roba” che fa nascere “la Costituzione voluta da Licio Gelli“. “Ho cercato di fermarvi – aveva detto poco prima, eroicamente – ma non ci sono riuscito”. Una riforma, ribadirà poco dopo il capogruppo M5s Gianluca Castaldi, “con mercimoni, scambi, ricatti e trasformisti per ingraziarsi l’unico utilizzatore finale della riforme, Renzi, il prediletto di Napolitano”.

La senatrice a vita Cattaneo: “Mi astengo, questo testo è peggio di prima”
Poi, più semplicemente, senza agitare tessere o olio di ricino, c’è proprio Elena Cattaneo, la scienziata, che si alza e in un minutino dice che si astiene e perché: scusate, lo so che l’astensione vale come voto contrario, ma provo un “profondo smarrimento”, dice, il testo è tornato dalla Camera addirittura “peggiorato”, è un “ircocervo istituzionale” (chissà Scilipoti alla parola ircocervo), ho chiesto a molti di voi perché sarebbe stato giusto votare sì e gran parte di voi, spiega, non mi ha dato uno straccio di ragione, ma si è concentrato solo su analisi politiche e aspetti contingenti che poco hanno a che vedere con l’assetto istituzionale”.

Napolitano: “E ora la maggioranza sistemi l’Italicum”
Eppure non finisce nemmeno così. Perché Napolitano non ha finito. E se davvero è l’ispiratore, il garante, la stella polare delle riforme istituzionali, allora lo fa fino in fondo. E manda un ultimo messaggino, questa volta sull’Italicum, quello già approvato da 5 mesi che Matteo Renzi reputa immodificabile. “Al di là dell’approvazione del disegno di legge in discussione – dice a un certo punto – bisognerà altresì dare attenzione a tutte le preoccupazioni espresse in queste settimane in materia di legislazione elettorale e di equilibri costituzionali”. Le “preoccupazioni” di queste settimane si sono tutte concentrate sul premio di maggioranza che attualmente è assegnato alla prima lista, mentre invece ora tutta la destra vorrebbe dare alla coalizione. Compresi Alfano e il suo partito. “Ho detto che a dare attenzione deve essere il governo e chi guida la maggioranza. Non devo darle io” risponde poi ai giornalisti. Italicum, stai sereno.

LA CRONACA DELLA GIORNATA

18.15 – Chi ha votato la riforma
Ai 179 voti, leggendo i tabulati della votazione, ci si arriva sommando i 173 previsti della maggioranza (112 del Pd perché Grasso non vota; 17 del gruppo Autonomie; 35 di Ncd, 3 di Gal e 6 del Misto) ai quali vanno tolti però 3 di Ncd che non hanno votato (Compagna, Azzollini, Giovanardi), 2 del Pd che hanno votato contro (Tocci e Mineo), 2 che si sono astenuti (Casson e Tronti) e 2 del Misto che non hanno votato (Monti e Maurizio Rossi di Liguria Civica). Per un totale di 164. A questi si devono aggiungere i 13 di Verdini (si arriva così a 177) e i due di FI (Bocca e Villari).

17.33 – Ok al ddl Boschi al Senato: 179 sì, 16 no, 7 astenuti
Via libera dell’Aula del Senato al ddl delle riforme costituzionali. L’ok di Palazzo Madama arriva con 179 sì, 16 voti contrari e 7 astenuti. Il testo ora passa alla Camera per la quarta lettura. La senatrice Josefa Idem (Pd) aveva votato per errore contro il ddl, ma poi ha preso parola chiarendo che il suo voto era a favore.

17.12 – La senatrice a vita Cattaneo non voterà la riforma
La senatrice a vita Elena Cattaneo, che appartiene al gruppo per le Autonomie, è intervenuta in dissenso rispetto alla dichiarazione di voto del presidente emerito Napolitano. La Cattaneo – oltre a sottolineare che il testo è tornato alla Camera peggiorato rispetto alla prima lettura di Palazzo Madama – ha raccontato, tra l’altro, di aver chiesto agli altri parlamentari perché sarebbe stato giusto votare il ddl Boschi e gran parte di loro, ha spiegato, ha dato motivazioni nel merito, ma solo su aspetti politici contingenti che poco hanno a che vedere con l’assetto istituzionale. La senatrice a vita si asterrà (al Senato l’astensione vale voto contrario). Una scelta “dettata da un senso profondo di smarrimento e dal rammarico per l’occasione perduta”.

17.10 – Mineo (Pd) voterà no
Corradino Mineo, senatore del Pd, voterà no, parlando di “ircocervo istituzionale” e polemizzando a distanza anche con l’ex ministro Vannino Chiti, esponente della minoranza Pd, che in passato ha combattuto la riforma e oggi voterà a favore del ddl Boschi.

17.06 – Anche Forza Italia abbandona l’Aula del Senato
Anche Forza Italia, oltre a Lega e M5s, abbandona l’aula del Senato durante il voto del ddl Riforme.

17.04 – Villari e Bocca (Forza Italia): “Voteremo a favore”
Anche Riccardo Villari e Bernabò Bocca, senatori di Forza Italia, sono intervenuti in dissenso per dichiarare il loro voto a favore.

17.02 – Anche Casson (Pd) in dissenso: “Troppe storture”
Anche Felice Casson è intervenuto in dissenso rispetto alla linea del Pd. Secondo il senatore il testo tornato dalla Camera è ancora più involuto rispetto alla prima lettura del Senato dove già aveva definito pieno di “storture dell’ordinamento costituzionale”.

17.00 – Tocci (Pd): “Ho fatto un sogno: abolizione Senato e dimezzamento deputati”
A prendere la parola uno dei senatori dissidenti del Pd che ha raccontato un “sogno” in cui il segretario del Pd (“e non presidente del Consiglio”) proponeva tra l’altro l’abolizione del Senato e il dimezzamento dei deputati, perché l’attuale riforma – votata a maggioranza – non porterà significativi risparmi. “Avete scritto un testo arzigogolato come un regolamento di condominio. Dedico il mio voto contrario ai futuri riformatori della Costituzione che non abbiamo ancora conosciuto”, ha detto Tocci, sottolineando come il futuro Senato sia “ridotto a un dopo-lavoro del ceto politico locale”.Ha ricevuto gli applausi di alcuni senatori di Forza Italia.

16.55 – Forza Italia in ordine sparso, alcuni già partiti
Forza Italia in ordine sparso sul voto al ddl Boschi. L’imperativo del gruppo è non partecipare al voto, molti senatori sono infatti usciti dall’emiciclo del Senato, mentre altri, riferiscono, rimarranno in aula lasciando solo i banchi a loro assegnati. Tra i senatori azzurri c’è anche chi ha già lasciato il palazzo per prendere il primo treno utile.

16.53 – Zanda (Pd): “Ora Italia affidabile con cancellerie e mercati”
“L’Italia è entrata in una fase nuova nella quale le cancellerie e i mercati sanno che ai nostri impegni seguono le decisioni e alle decisioni seguono i fatti. Questo è il punto. Col nostro voto diciamo all’Europa che la più importante delle nostre riforme, quella del bicameralismo, verrà alla luce sul serio!”. Lo ha detto Luigi Zanda, capogruppo del Pd al Senato. “Questa nostra serietà avrà effetti rilevanti già nella legge di stabilità, liberando non meno di otto miliardi a favore dello sviluppo e dell’occupazione”, ha aggiunto il parlamentare dem.

16.52 – Zanda (Pd): “Riforme solo grazia all’unità del Pd”
“Il Partito Democratico arriva compatto al voto, dopo un lungo dibattito che ha contribuito a trovare buone soluzioni”. Così il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda nella sua dichiarazione di voto sulle riforme. “Per il Pd il dibattito – ha proseguito – è sempre stato un valore positivo, un punto di forza. Qualcuno ritiene che discutere, battagliare e poi ritrovarsi uniti sia una nostra debolezza. Io penso che sia utile all’Italia”. “In una fase così difficile e così piena di rischi per il Paese – ha insistito – sul Partito Democratico poggia la coalizione che garantisce la stabilità della legislatura e l’equilibrio delle nostre istituzioni. È l’unità del Pd e dei suoi gruppi parlamentari che rende possibile questa stagione di riforme”.

16.43 – Romani (Fi): “Non è una vittoria politica”
“Non illudetevi, questa non è una vittoria politica, avete perso una buona occasione per riscattare la sinistra italiana e il Paese. Per questo non parteciperemo al voto”. Lo ha detto Paolo Romani, capogruppo Fi al Senato, durante le dichiarazioni di voto sul ddl Boschi, rivolto ai banchi del Pd.

16.41 – Romani (Forza Italia): “Non è bella giornata per Repubblica”
“Anche noi come altri partiti dell’opposizione non parteciperemo al voto finale”. Lo afferma Paolo Romani presidente di Forza Italia in Aula al Senato. “Non è un bella giornata nella storia della Repubblica stiamo compiendo un atto forse definitivo per cambiare le regole di convivenza democratica e proprio perchè è una svolta storia c’era bisogno di un alto livello, doveva essere grande riforma ma invece è solo una grossa riforma”. Lo afferma Paolo Romani, capogruppo di Fi in Aula al Senato. “Il tanto discusso patto del Nazareno – prosegue – non aveva accordi prescrittivi ma si diceva che le riforme vanno fatte insieme e insieme i miglioramenti. Questo era il senso del Nazareno e in questo è stato ampiamente tradito dallo stravolgimento e dalle forzature”.

16.36 – M5s esce dal Senato
Al termine dell’intervento del capogruppo Gianluca Castaldi, i senatori M5S, levando in alto il loro tesserino per il voto, hanno abbandonato l’aula di palazzo Madama, non partecipando così alla votazione finale sul ddl Boschi.

16.35 – Castaldi (M5s): “Grasso aiutante assassini della Costituzione”
“Non partecipiamo al voto per non legittimare lo stravolgimento della Costituzione”. Lo ha detto Gianluca Castaldi del M5S in aula al Senato. L’esponente 5 Stelle si è poi rivolto al presidente Pietro Grasso: “Lei ha detto che non voleva essere il boia della Costituzione. In effetti gli assassini sono stati il Pd e il governo ma lei è stato l’aiutante”.

16.33 – Castaldi (M5s): “Riforme fatte con Verdini e accordi massonici”
“Avete demolito la Costituzione con prepotenza e superficialità e sulla base di indicibili accordi massonici. Avete riscritto la Costituzione grazie al pluri-indagato Verdini, avete avuto il coraggio di farlo diventare padre costituente”. Lo afferma in Aula il capogruppo M5S al Senato Gianluca Castaldi, rivolgendosi alla maggioranza e al governo e annunciando che il M5S non parteciperà al voto “per rendere chiaro che questo ‘monstrum’ costituzionale è solo opera vostra”.

16.25 – Banchi tricolore mentre parla Castaldi (M5s)
Quando il portavoce del Movimento 5 Stelle Gianluca Castaldi interviene in Aula contro il ddl Boschi tutti i banchi dei senatori 5 Stelle diventano tricolori. Tolti i fogli bianchi dagli scranni vengono lasciati infatti solo cartoncini verdi, bianchi e rossi che formano una coreografia tricolore nello spicchio centrale dell’Emiciclo davanti ai banchi del governo. Tutti i senatori M5S si sono stretti intorno a Castaldi che sta attaccando il disegno di legge costituzionale.

16.16 – Quagliariello (Ap): “Si chiude una fase della vita politica”
“Oggi onoriamo sostanzialmente l’impegno assunto a inizio legislatura all’atto della rielezione del presidente Napolitano, ma si chiude una fase della nostra vita politica”. Lo afferma nella sua dichiarazione di voto il coordinatore Ap Gaetano Quagliariello, sottolineando: “Il modo in cui questa riforma giunge al suo sostanziale traguardo, i pregi e i limiti del testo che ci accingiamo a licenziare, riflettono le evoluzioni e le torsioni di questa legislatura”.

16.15 – Lungo applauso del Pd all’ex presidente Napolitano
Lungo applauso dei senatori del Pd all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che nell’Aula del Senato ha difeso strenuamente quella riforma di cui, anche il ministro Boschi, gli attribuisce la paternità. Tra i banchi semivuoti del centrodestra uno dei pochi a battere le mani è Gaetano Quagliariello, che fece parte, a inizio legislatura, del collegio dei saggi incaricati da Napolitano di mettere a punto una riforma della Carta. Dopo il lungo applauso, si sono avvicinati al banco di Napolitano per abbracciarlo e stringergli la mano Pier Ferdinando Casini, il sottosegretario Luciano Pizzetti e Luigi Manconi.

16.14 – Napolitano: “Compito di tutti costruire nuovo Senato”
“Sarà compito di tutti prepararci a mettere in piedi il nuovo Senato. Non stiamo solo chiudendo i ponti col passato, ma ci accingiamo anche dare risposte a esigenze stringenti”. Lo ha detto il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, intervenuto in Aula al Senato nelle dichiarazioni di voto, per annunciare il sì del gruppo delle Autonomie.

16.13 – Napolitano: “Dare risposte a preoccupazioni Italicum”
“Dobbiamo dare risposte nuove a situazioni stringenti e bisognerà dare attenzione a tutte le preoccupazioni espresse in queste settimane in materia di legislazione elettorale e diritti costituzionali”. Lo ha affermato il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo intervento nell’aula del Senato in sede di dichiarazione di voto sul ddl Boschi. “Mettere in piedi il nuovo Senato – ha aggiunto – sarà compito di tutti”.

16.09 – Napolitano: “Aspro scontro su tema delicato”
“Non mi avete notato al mio banco perchè ho ritenuto più appropriato il non intervenire, dopo aver dato contributo in commissione, a aspro scontro politico in assemblea su temi tra i più delicati”. Lo ha affermato il presidente emerito della Repubbilca, Giorgio Napolitano, nel suo intervento nell’aula del Senato in sede di dichiarazione di voto sul ddl Boschi.

16.04 – Parla Napolitano e M5s e Fi lasciano l’Aula
Non appena l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha cominciato a parlare nell’Aula di Palazzo Madama, tutti i senatori del M5S sono usciti lasciando i banchi deserti. Hanno abbandonato i loro posti anche numerosi esponenti di Forza Italia.

16.02 – Scilipoti disturba Napolitano a inizio intervento
Domenico Scilipoti disturba l’inizio dell’intervento del presidente emerito Giorgio Napolitano sulle riforme. Il senatore azzurro tira fuori dalla tasca un foglio con la scritta “2011”, anno della caduta del governo Berlusconi, e lo appoggia sul banco di Napolitano prima che prenda la parola. Poi ne espone altri e viene censurato dal presidente del Senato Pietro Grasso. Napolitano ha quindi iniziato a leggere il suo testo senza fare alcun riferimento all’accaduto.

16.01 – Berlusconi: “Napolitano? Non dovrebbe nemmeno parlare”
“Io a Napolitano non lo farei parlare…”. Alla riunione dei gruppi di Fi nella sala Koch del Senato Silvio Berlusconi, secondo la ricostruzione dell’Adnkronos, si sarebbe infervorato quando il confronto tra gli azzurri si sofferma sull’atteggiamento da tenere durante la dichiarazione di voto di Giorgio Napolitano. C’è chi propone, come Augusto Minzolini, di uscire dall’Aula durante l’intervento dell’ex capo dello Stato, chi di protestare con altre iniziative. Ad un certo punto, riferiscono fonti azzurre, il Cav sarebbe sbottato così: ora basta, Napolitano non dovrebbe proprio parlare, non farei parlare chi ha compiuto un golpe…

15.58 – Mazzoni (Ala): “Se è la volta buona, dipende anche da noi”
I ‘verdinianì del gruppo Ala voteranno sì al ddl riforme. Lo annuncia in Aula il senatore Riccardo Mazzoni. “Se questa è la volta buona, dipenderà anche dai nostri voti”, spiega, invitando la sinistra Pd a “stare tranquilli: non pesteremo il loro orticello, ma si ricordino che le riforme sono patrimonio di tutti”.

15.42 – Calderoli: “Sento puzza di olio di ricino. E’ Carta voluta da Gelli”
“La Lega non parteciperà al voto e vi lascerà votare da soli questa roba e temo che l’olio di ricino sia il prossimo futuro”. Lo ha detto il Aula Roberto Calderoli nelle dichiarazioni di voto sulle riforme. “L’attentato alla democrazia – ha detto Calderoli – nasce dal combinato disposto di legge elettorale e di questa riforma. Sì perché approviamo la costituzione voluta da Licio Gelli”. I senatori della Lega Nord sono usciti dall’Aula del Senato tenendo in mano la Costituzione.

15.39 – Casson, Tocci e Mineo non voteranno la riforma
Il senatore della minoranza Pd Felice Casson farà un intervento in aula a palazzo Madama in dissenso dal suo gruppo e non voterà a favore del ddl Boschi. “Sto valutando se uscire dall’aula o astenermi”, dice in Transatlantico al Senato. Anche i senatori dem Walter Tocci e Corradino Mineo probabilmente non voteranno la riforma, c’è l’ipotesi di voto contrario.

15.37 – Mauro (Gal): “Ridotti gli spazi di libertà”
“La nuova Costituzione riduce gli spazi di democrazia e libertà, uccide la speranza di un dinamismo costituzionale virtuoso, considera Stato come la ‘banda’ che ha vinto” le elezioni. Lo sottolinea nella sua dichiarazione di voto in Aula il senatore Gal, Mario Mauro, aggiungendo: “E’ giusto che siano questi padri costituenti a votarsela da soli”.

15.25 – Bonfrisco (Cor): “Carta serve a sé e a altri, voi incompetenti”
Cinzia Bonfrisco, capogruppo dei Conservatori e Riformisti (i fittiani), ha annunciato in Aula il proprio no alla riforma. “L’Assemblea costituente del ’46 lavorò ad una Costituzione che serviva per sé e per gli altri ma voi – ha sottolineato Bonfrisco – otterrete solo un giudizio di superficialità e incompetenza”.

15.18 – De Petris (Sel): “Le riforme fanno saltare equilibri democratici”
“Questa è una riforma che insieme alla nuova legge elettorale fa saltare gli equilibri democratici e affida ogni decisione al premier. Il Parlamento assumerà una posizione ancillare. Insomma è una riforma pensata per dare più potere al potere e meno ai cittadini”. Lo ha detto Loredana de Petris, annunciando in Senato il “no” di Sel al ddl Boschi sulla riforma costituzionale. Secondo De Petris viene stravolto il sistema pensato nella Costituzione del dopoguerra e lo si fa “con una maggioranza rimpolpata da transfughi e trasformisti di ogni genere”.

15.12 – Fi, M5s, Sel non partecipano al voto. I fittiani sì (e voteranno no)
Oltre a Forza Italia anche Movimento 5 stelle e Sel non parteciperanno al voto sul ddl Riforme. È quanto riferiscono parlamentari dei due gruppi. È ancora in corso, però, il confronto tra le opposizioni sull’ipotesi di abbandono dell’aula del Senato. Conservatori e riformisti (i fittiani) resteranno invece in Aula e voteranno no.

15.09 – Fonti Pd: “Verso quota 180 sì”
Sono iniziate le dichiarazioni di voto al Senato sul ddl riforme. Nel pomeriggio il voto finale sul provvedimento e nel Pd c’è un certo ottimismo sui consensi al ddl Boschi. “La nostra previsione -dicono fonti parlamentari dem- è di 180 sì. Staremo a vedere”.

15.02 – Iniziate le dichiarazioni di voto sul ddl Boschi
Sono iniziate le dichiarazioni di voto sul disegno di legge Boschi. I primi a parlare sono stati Alessandra Bencini (ex M5s, ora Italia dei Valori insieme a Maurizio Romani) che ha votato sì, Francesco Campanella (ex M5s, ora L’Altra Europa con Tsipras) che ha espresso il proprio no, Patrizia Bisinella (ex Lega, compagna di Flavio Tosi) che ha annunciato l’astensione del gruppo Fare (tre senatori). Ma, per il sì, anche Manuela Repetti, ex Forza Italia, ora nel Misto, che ha lasciato i berlusconiani insieme al compagno Sandro Bondi per sostenere le riforme di Renzi. “La realtà – ha detto la Repetti – è che questa è una vittoria schiacciante” del governo e della maggioranza.

14.53 – Berlusconi: “Andiamo verso non democrazia”
“Tutto bene l’incontro di oggi, salvo che per l’Italia siamo in una situazione di grave emergenza democratica. Oggi al Senato si compie il primo passo di un percorso pericoloso perché il combinato disposto di questo Senato, con una sola Camera che legifera, e il fatto che un solo partito può prendere il comando, ci porta verso una non democrazia”. Lo sottolinea Silvio Berlusconi, lasciando palazzo Madama al termine della riunione congiunta dei gruppi di Forza Italia.

13.17 – Renzi: “Finito il tempo della politica inconcludente”
“Oggi alla Camera approvata la legge sulla cittadinanza in prima lettura, oggi al Senato approviamo le riforme costituzionali in terza lettura.Si può essere o meno d’accordo su ciò che siamo facendo, ma lo stiamo facendo: la lunga stagione della politica inconcludente è terminata. Le riforme si fanno, l’Italia cambia”. Lo scrive su Facebook il premier Matteo Renzi.

12.38 – Berlusconi: “Renzi ci copia male”
“Matteo Renzi copia male il nostro programma”. A dirlo, a quanto si apprende, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

8.44 – Renzi: “Facciamo le riforme, abbraccio a gufi e derivati”
“L’Italia può essere meglio della Germania: basta col piagnisteo. Noi facciamo le riforme, con un grande abbraccio ai gufi e ai loro derivati”. Lo dice il premier Matteo Renzi a Rtl 102.5.