Il Consiglio dei ministri degli interni della Ue, vista l’impossibilità di raggiungere l’unanimità, ha votato a maggioranza qualificata approvando il documento sui migranti presentato dalla presidenza della Ue, che prevede la redistribuzione di 120mila richiedenti asilo in tutti i Paesi Ue. A quanto si apprende Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria hanno votato contro. La Finlandia si è astenuta. Sulla giornata hanno pesato anche le dichiarazioni del presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker che ha bollato come ridicolo il dibattito sui 120mila ricollocamenti, numero esiguo rispetto alla dimensione del problema. In mattinata è stato anche presentato il documento Ocse, che ha evidenziato come nel solo 2015 in Europa arriverà la cifra record di 1 milione di richiedenti asilo. 

Intanto emergono i dettagli della decisione adottata dal consiglio Interni Ue a maggioranza qualificata, prevede che i Paesi che non possono immediatamente effettuare i ricollocamenti, per motivi che saranno valutati a Bruxelles, li possano ritardare di un anno, fino al 30% del numero che gli è stato assegnato. Una sintesi critica della riunione dei ministi Ue è stata tracciata dal ministro ceco Milan Chovanec che descrive quelli approvati come “gesti politici vuoti ed inefficaci”. Il premier della Slovacchia, Robert Fico, ha invece sottolineato come: “Fino a quando sono primo ministro, le quote obbligatorie non saranno applicate sul territorio slovacco”. All’uscita dalla riunione che ha dato il primo via libera all’accordo di redistribuzione, il ministro Angelino Alfano si è detto invece soddisfatto: “Abbiamo ottenuto quello che volevamo” ma “la piccola nota amara è che è arrivato con un biennio di ritardo“.

Documento Ocse: “1 milione in Ue nel 2015” – “L’Europa raggiungerà nel 2015 un livello senza precedenti di richiedenti asilo e rifugiati, salendo fino a un milione di procedure d’asilo”: è quanto scrive l’Ocse nel documento sulle prospettive migratorie presentato a Parigi. “L’attuale crisi umanitaria è senza precedenti. I costi umani sono spaventosi e inaccettabili”. Il rapporto dell’Ocse esce proprio mentre nei Balcani continua a salire la tensione, con continui scambi di accuse tra paesi confinanti e una crescente difficoltà nella gestione della pressione migratoria, una situazione che è andata peggiorando dopo il 15 settembre, quando l’Ungheria ha inasprito i controlli alle frontiere.

Junker: “120mila profughi? Siamo ridicoli” – Al termine della riunione degli ambasciatori Ue è emersa la proposta di “ricollocare tutti i 120mila migranti da Italia e Grecia, estendendo dunque la quota di ripartizione fino ad includere i 54mila a cui l’Ungheria ha rinunciato”. Una misura che raddoppierebbe, di fatto, la quota di profughi che l’Italia potrebbe affidare ad altri paesi europei. L’idea degli ambasciatori verrà sottoposta al consiglio degli Interni. La soglia dei 120 mila è stata bollata come “ridicola” dal presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker: “120mila rifugiati? Siamo ridicoli data la grandezza del problema, mi chiedo se i libanesi o i giordani, che ne accolgono alcuni milioni, capiscono quello di cui stiamo parlando”. Invitando poi a “mettere i soldi dove c’è bisogno”. Junker ha ricordato che il bilancio è “limitato” e che già per il 2016 l’esecutivo europeo ha proposto di aumentare di 9 miliardi i fondi per le crisi esterne.

Unhcr: “La ricollocazione non basterà” – “Il solo programma di ricollocazione” di 120mila rifugiati dell’Unione europea “in questa fase della crisi non funzionerà per stabilizzare la situazione”. Lo ha dichiarato una portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr), Melissa Fleming, aggiungendo che quest’anno in Europa sono arrivati via mare 477.906 migranti.

Il ministro dell’Interno tedesco, Thomas de Maiziere, ha detto che “Sarebbe inaccettabile se alla fine mandassimo il messaggio che per l’Europa è impossibile trovare una soluzione”, aggiungendo poi che “Non è certo che avremo un risultato” e di essere “ottimista, ma solo alla fine”.

A margine dell’incontro dei ministri dell’Interno, lo spagnolo Jorge Fernandez Diaz ha espresso la speranza che la riunione possa essere fruttuosa: “Credo che potremo arrivare a un accordo, se non unanime con la maggioranza qualificata, ma in ogni caso quello che sembra evidente è che questo accordo riguarderà il ricollocamento di 120mila migranti in Grecia e Italia”. 

Ocse, nel 2014 richieste aumentate del 46% – “Rimanere passivi davanti all’emergenza potrebbe compromettere gli sforzi per migliorare la situazione a lungo termine, alimentando un senso di disagio nei confronti dell’emigrazione, quali che siano le cifre reali”. Il rapporto Ocse evidenzia come nel 2014 le domande d’asilo nell’area Ocse siano aumentate del 46% superando quota 800 mila per la prima volta dall’inizio degli anni 90. “I dati preliminari per il 2015 indicano che questo sarà un anno record: i principali paesi di destinazione sono Germania, Stati Uniti, Turchia, Svezia e Italia” mentre “la Francia è solo sesta, dopo essere stato a lungo uno dei primi tre paesi di destinazione”.

Da gennaio 120mila passati dall’Italia – Nonostante l’emergere di nuovi itinerari nel Mediterraneo orientale, la “strada centrale”, quella “che arriva in Italia” continua ad essere “fortemente usata” dai migranti in viaggio verso l’Europa: è quanto scrive l’Ocse nel rapporto sulle prospettive migratorie internazionali presentato a Parigi.  “Secondo le ultime stime disponibili da gennaio oltre 330.000 persone sono continuate ad affluire via mare in Europa, tra cui circa 210.000 sbarchi in Grecia e 120.000 in Italia”. Più in generale, l’Ocse sottolinea che “l’impatto si concentra in pochi Paesi”. “Il più colpito è la Turchia che ospita attualmente 1,9 milioni di siriani e un importante numero di iracheni”.

“Tra i Paesi dell’Unione europea – sintetizza il rapporto dell’organismo internazionale – Italia, Grecia e Ungheria sono in prima linea, ma i principali Paesi di destinazione sono la Germania, in termini assoluti, Svezia e Austria in termini relativi rispetto alla popolazione”. L’Ocse sottolinea anche che “per molti paesi Ue, l’afflusso su larga scala di richiedenti asilo è un’esperienza del tutto nuova. E’ il caso, per esempio, dell’Ungheria, in misura minore per Polonia e Bulgaria. Un supporto tecnico e finanziario da parte degli altri Stati membri e delle istituzioni europee è fondamentale per permettere loro di rispondere all’emergenza”.

Mattarella: “Tutti devono fare la propria parte” – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha avuto questa mattina in Germania un bilaterale di circa mezz’ora con il presidente polacco, Andrzej Duda. Le conversazioni sono state dominate dal tema dell’immigrazione e l’incontro si è svolto a margine della seconda giornata del vertice dei capi di Stato non esecutivi dell’Ue che si sta svolgendo a Erfurt, nel cuore della Turingia. Mattarella ha ribadito la posizione italiana sulla crisi dei migranti spiegando che “ci vuole una assunzione di responsabilità collettiva”, che “tutti devono fare la propria parte”, anche se, ovviamente, in relazione alle proprie disponibilità e possibilità.

Sospeso traffico ferroviario verso la Baviera – La circolazione ferroviaria internazionale da e per la Baviera via Salisburgo è stata sospesa fino al 4 ottobre. Lo ha reso noto la compagnia ferroviaria austriaca Oebb attribuendo la decisione alla Deutsche Bahn. Intanto sono 11mila i migranti arrivati in Austria il 21 settembre e la meta finale per la maggior parte di loro è la Germania.

Tafferugli polizia-rifugiati in Croazia – In mattinata sono scoppiati dei tafferugli tra la polizia croata e profughi, nel villaggio di Opatovac, dopo che ad alcuni richiedenti asilo è stato impedito di entrare in un centro di accoglienza. La situazione è degenerata quando le forze di sicurezza non sono state più in grado di gestire il flusso di profughi che volevano entrare nel centro. La polizia ha quindi respinto i richiedenti asilo al cancello principale e ha chiesto loro di sedersi e aspettare il proprio turno.Secondo il ministero dell’Interno croato, in una settimana sono entrati nel Paese più di 30mila rifugiati, mentre circa 27mila ne sono usciti. Nel campo di Opatovac sono ospitati in media 2.500 profughi, mentre i centri allestiti nelle altre zone sono vuoti

Scintille tra Belgrado e Zagabria – Nel pomeriggio, dopo ore di tensione, è stato riaperto al traffico pesante il valico Batrovci-Bajakovo, al confine tra Serbia e Croazia, dopo un blocco imposto dal governo di Zagabria nel fine settimana per protesta contro il flusso eccessivo di migranti proveniente dalla Serbia. Alla frontiera si era formata una fila di camion e tir lunga oltre 12 km. Il governo serbo aveva duramente protestato per la decisione, definita irresponsabile e in violazione dell’accordo di associazione e stabilizzazione (Asa) tra Ue e Serbia, e ha minacciato contromisure

Nuovi muri in Ungheria – Il governo dell’Ungheria, dopo aver terminato la realizzazione del muro con la Serbia e aver avvitato la realizzazione di una barriera al confine croato, si prepara a costruire nuovi muri di confine per fermare gli arrivi di rifugiati. Un nuovo decreto, pubblicato nella notte dalla gazzetta ufficiale e firmato dal premier Viktor Orban, chiede ai ministri di Interni e Difesa di preparare nuove barriere, seppur senza specificare dove. Il decreto ordina, nelle sei province in cui è stato dichiarato lo “stato di crisi per immigrazione di massa”, la preparazione per costruire “chiusure temporanee della frontiera”.

Il ministro Paolo Gentiloni, da un convegno sulla migrazione organizzato al Prix Italia, ha avuto parole dure per il comportamento dell’Ungheria: “E’ impressionante il comportamento dell’Ungheria nei confronto dei migranti. E’ quasi uno schiaffo in faccia per noi che abbiamo creduto nell’allargamento dell’Unione Europea. La strada della risposta politica non è quella della cancellazione ma della gestione del fenomeno. E’ necessaria una flessibilizzazione delle regole di Dublino, vanno difese ma senza distruggere Schengen”, concludendo poi con la volontà di rendere “gli italiani più informati e consapevoli”.

La politica dei muri è stata invece smentita dalla Slovenia. Nei giorni scorsi notizie di agenzia riferivano della decisione del Governo sloveno di innalzare barriere sul confine croato, precisando che “la Slovenia non impedisce agli immigrati l’entrata in territorio sloveno”.