“I conti non tornano”. Guglielmo Loy, segretario confederale Uil, segnala quella che definisce un’anomalia sui dati Inps relativi all’utilizzo di ammortizzatori sociali ad agosto 2015. Non la prima, per altro, quando si parla di numeri del lavoro: i dati sui contratti diffusi dal ministero ad agosto si sono poi rivelati errati. In questo caso, le cifre parlano di un calo nel ricorso sia alla cassa integrazione, scesa del 41,7% nel giro di un anno, sia delle domande di disoccupazione, in picchiata del 32,4%. “La ripresa in Italia è una realtà e le riforme stanno funzionando”, ha esultato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Eppure, per il sindacalista qualcosa non va: “In 49 province risultano autorizzate zero ore di cassa integrazione ordinaria. Stesso risultato in nove province per la cassa straordinaria e otto per la deroga. In totale, parliamo di 66 caselle vuote. Non è un dato credibile”.

I numeri citati non si trovano nelle tabelle diffuse dall’Inps. Per trovarli, bisogna accedere all’osservatorio statistico del sito dell’istituto, dal quale è possibile evincere i dati sulla cassa integrazione, provincia per provincia. E se si guarda la cassa ordinaria, in effetti, la tabella abbonda di caselle vuote. Eppure, il risultato finale è proprio quello diffuso dal comunicato Inps: ad agosto, risultano autorizzate 3,8 milioni di ore di cassa ordinaria (-34,8% rispetto al 2015), 25,7 milioni di cassa straordinaria (-49,1%) e 9,8 milioni di cassa in deroga (-11,9%). Totale: 39,3 milioni di ore, in discesa del 41,7%.

Non solo Enna, Oristano, Cosenza. Nelle province dove manca il dato sulla cassa integrazione ordinaria, all’appello mancano anche zone ricche di aziende. “Non esiste che a Brescia, la provincia più industrializzata di Italia, non sia stata autorizzata neanche un’ora di cassa integrazione ordinaria – commenta Loy – Stiamo parlando del cuore pulsante del Paese”. E prosegue: “L’anno scorso, allo stesso mese, solo una provincia in tutta Italia presentava zero ore autorizzate. Ora dubito che sia possibile che siano arrivate a 66 province“.

Ma allora quale sarebbe il motivo di quelle caselle vuote? Loy prova a ipotizzare: “I processi autorizzativi sono di natura amministrativa. Può essere che l’autorizzazione per ore di cig relative ad agosto sia slittata a settembre. I motivi possono essere i più diversi, come per esempio le chiusure per ferie delle amministrazioni”. La conclusione è che sia difficile fare dichiarazioni a partire da questi dati. “Ci può anche stare un fermo amministrativo – spiega il sindacalista – E’ probabile che ci sia una anche una ripresina, ma non penso sia credibile fare una valutazione politica su un dato così anomalo. Fossi stato nel governo, non l’avrei fatto”.

Cambia di poco il discorso quando si parla dei dati sulla disoccupazione. In questo caso, parliamo di luglio 2015: le domande si sono attestate a quota 208mila, tra Naspi, Aspi, mini Aspi, mobilità e disoccupazione ordinaria e speciale edile. Il dato risulta in calo del 32,4% rispetto a un anno fa, ma in aumento del 51% rispetto al mese precedente. “Qui c’è stato un caos sulla lavorazione della Naspi, partita in ritardo – spiega Loy –  Quei dati non so se siano la testimonianza che in quel mese ci sono stati più licenziamenti o c’è un accumulo di richieste derivanti dai mesi precedenti. Se a giugno c’è stato un blocco amministrativo, è logico che la lavorazione delle domande slitti a luglio. Dubito che quei dati corrispondano alla realtà”. Tanto che anche l’Inps ammette: “Sulla forte contrazione delle domande nel mese di luglio 2015 può avere inciso la circostanza che si tratta dei primi mesi di entrata in vigore della nuova prestazione Naspi”.