Lo striscione recita “Yoox e Mr Job sfruttano e licenziano. Reintegro subito”. Hassan e Khadija, ex dipendenti della cooperativa che lavora in appalto per il colosso italiano dell’e-commerce, l’hanno appeso al tetto dell’edificio all’interno del quale fino a qualche tempo fa imbustavano abiti, all’Interporto di Bologna. Lo stesso tetto su cui la mattina del 17 settembre sono saliti per protesta, e dove intendono rimanere accampati a oltranza. “Finché – dicono – l’azienda non ci restituirà il nostro posto di lavoro”. Ad agosto, infatti, loro, e altri 6 ex lavoratori della cooperativa, hanno ricevuto altrettante lettere di licenziamento. Secondo Mr Job, “quei licenziamenti sono stati decisi per giusta causa: i dipendenti in questione hanno violato, in modo reiterato, i propri doveri come descritti dal contratto nazionale degli addetti alla spedizione e alla logistica”. Violazioni, sottolinea la cooperativa “ripetute nel tempo, e a nulla sono valsi i richiami disciplinari attuati da Mr. Job”.

Per il sindacato Si Cobas, che davanti ai cancelli dell’azienda logistica ha organizzato un presidio a oltranza, “in solidarietà ai lavoratori licenziati, e a Hassan e Khadija”, invece, “quei licenziamenti sono ingiusti – sottolinea Simone Carpeggiani, dei Cobas di Bologna – nei magazzini Yoox, come quello gestito in appalto da Mr Job, i lavoratori sono sfruttati e sotto ricatto, e chi alza la testa viene cacciato. Noi continueremo a manifestare finché gli otto lasciati a casa non saranno reintegrati”. “Ci hanno mandati via perché abbiamo avuto il coraggio di chiedere che ci venissero riconosciuti i nostri diritti – spiega Kadija, dal tetto della Mr Job – non abbiamo fatto nulla di male”.

Le trattative relative alla vertenza, tuttavia, ad oggi non hanno ancora dato frutti, nonostante gli incontri in prefettura a Bologna tra le parti in causa. Così come, per ora, nessuno di Yoox o Mr Job ha contattato i manifestanti all’Interporto. “Se vogliono tenere la linea dura per noi va bene – sottolinea Carpeggiani – siamo pronti alla guerra”.

Una vicenda, quella della cooperativa logistica, che conta circa 300 operai, iniziata in realtà più di un anno fa, quando per la prima volta un gruppo di lavoratori, soprattutto donne, bloccarono i cancelli del magazzino per protestare contro abusi in fabbrica, turni di lavoro troppo pesanti, ma anche intimidazioni, rimproveri, offese e avance sessuali ai danni delle dipendenti. Il caso, dopo una denuncia presentata da 11 operaie, finì sul tavolo della Procura di Bologna, che sulle condizioni di lavoro alla Mr Job aprì un’inchiesta, al centro della quale finì l’ex responsabile del magazzino dell’Interporto, Federico Gatti, poi rinviato a giudizio dal gup Bruno Perla con l’accusa, tra le altre, di aver vessato per anni le dipendenti di origini nordafricane. Costituitesi parte civile, assieme al Cobas, al processo penale che inizierà in autunno presso il Tribunale di Bologna.

“Gatti però oggi continua a lavorare sereno in ufficio – attacca Carpeggiani – mentre gli 8 lavoratori in questione, per aver protestato contro le condizioni in cui erano costretti a svolgere la loro professione, ottocentesche, prima sono stati puniti con una valanga di contestazioni disciplinari e di sospensioni cautelari per i motivi più futili e disparati, dalla cattiva postura utilizzata dalle lavoratrici sul piano di lavoro, all’avere masticato un chewing gum, e infine sono state licenziate”.

Le proteste all’Interporto, quindi, fa sapere il Cobas, proseguiranno a oltranza nei prossimi giorni. “Abbiamo immediatamente dichiarato lo stato di agitazione all’Interporto di Bologna, e chiamato a raccolta tutti i dipendenti dei magazzini. Siamo pronti a scioperare se la cooperativa non reintegrerà chi è stato licenziato, e a bloccare tutto”.