Esce anche in Italia Inside Out, nuovo capolavoro del cinema d’animazione sfornato dagli studios che incantano il mondo dai tempi di Bambi. Dopo l’esplorazione delle paure dei piccoli con Monsters&Co. e l’Oscar al Miglior film d’animazione per Up! il regista Pete Docter si è cimentato con la rappresentazione dei sentimenti in una bambina di dieci anni. Ne ha parlato lui stesso a Roma durante un incontro con la stampa

“E se i giocattoli avessero sentimenti? E se le macchine avessero sentimenti? E se i sentimenti avessero sentimenti?” Sono le domande fondamentali di Pete Docter, il regista punta di diamante della Disney Pixar. Arrivato lunedì a Roma per presentare il suo Inside Out. A vederlo in conferenza stampa, Docter è un ragazzone del ‘68 altissimo e occhialuto che da vicino ha quasi lo stesso sguardo sognante e determinato del giovane Carl del suo Up! Premiato con un Oscar nel 2009.

Riley, la sua nuova protagonista, è invece una ragazzina appassionata di hockey, abituata a pattinare sul lago ghiacciato del Minnesota, trasferitasi con la famiglia nella lontana San Francisco. Nuova scuola, nuova casa, nuova vita per lei e i suoi genitori. “Abbiamo rappresento la mente di una bambina, non il cervello, quindi una visione astratta. Non nervi e cellule. All’inizio abbiamo pensato a un impianto scenico teatrale, con camerini, palco e dietro le quinte. Poi abbiamo pensato ad una nave ma anche lì non ha funzionato. Così abbiamo elaborato insieme una metafora che rappresentasse i sentimenti”. È stata la spiegazione del regista.

Nella mente della bambina ci sono 5 emozioni: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto. Personaggi che alternandosi ai comandi nella sua testa ne definiscono le reazioni collezionando in sfere colorate ogni suo ricordo. Ma le emozioni umane non sono sempre così nette e i problemi arrivano quando alcune si fanno sentire con impellenza nei momenti sbagliati. “Anche mia figlia a 11 anni ha iniziato a cambiare atteggiamento, era più chiusa in sé stessa quindi continuavo a chiedermi cosa le frullasse per la mente. Ricordandomi che anch’io avevo vissuto la stessa esperienza da piccolo”.

Da questo punto di vista Inside Out riesce a sintetizzare miracolosamente decine di manuali di psicologia dello sviluppo in una storia perfettamente coerente, colma di trovate comiche, toccanti e geniali rappresentazioni della crescita. “Dopo aver studiato molti autori come Freud e Jung abbiamo cercato di ricreare gli spazi dell’inconscio”, ha precisato l’autore, riferendosi poi alla scena dei sogni, dove un unicorno star è protagonista di veri e propri film girati negli studios della mente di Riley. “Per la produzione dei sogni ci siamo chiesti da dove venissero fuori tutte le cose strane che sogniamo. Allora ci era piaciuta l’idea di questi strani tizi che con un budget limitato si occupano di girarli come film”. Un’esplosione di colori, clown pasticcioni, operai con tanto di casco da lavoro presi a ripulire la memoria dai ricordi inutili, e soprattutto la lotta gentile e intimissima tra Gioia e Tristezza popolano la sceneggiatura.

Gioia è la summa di alcune caratteristiche, tra le quali quelle di Speranza, che abbiamo dovuto eliminare a favore di sole 5 emozioni perché altrimenti avrebbero affollato la stanza dei comandi” per Docter. È ha avuto ragione a limitare la rosa emozionale. Le gag tra Tristezza che si demoralizza facendosi trascinare per un piede da Gioia hanno già conquistato in tutto il mondo fan piccoli e non. Rabbia stesso è un tizio buffo e iroso in camicia e cravatta. La star che non ti aspetti è invece Bing Bong, l’amico invisibile della piccola protagonista, inventato da lei piccolissima e fatto di zucchero filato, ma con un compito che si rivelerà fondamentale, del quale il regista ci ha poi accennato sulla creazione: “Bing Bong, come anche gli altri personaggi, è frutto di un lavoro di gruppo. A un’ispirazione se ne sono aggiunte altre, tante visioni diverse delle emozioni hanno generato i cinque personaggi e il contorno”.

Si ride e ci si commuove con questo assoluto gioiello dell’animazione, anzi del cinema, che resterà nella storia. Ma ci si s’incuriosisce anche del futuro, visto che le 5 emozioni vengono assaggiate dallo spettatore anche su altri personaggi più e meno inaspettati. Che sia già nell’aria un secondo capitolo o una serie tv? Il regista a microfoni spenti ha risposto così: “Solitamente in Pixar funziona in questo modo: solo se l’idea è vincente, se riusciamo a creare qualcosa di davvero emozionante che non è stato sperimentato prima possiamo valutare l’idea di un sequel. Non amiamo ripeterci rischiando l’effetto ‘già visto’ e se decidiamo di continuare è solo perché il seguito ci spinge a migliorare ancora e ancora il progetto iniziale. Per quanto riguarda me ed il mio lavoro, amo sempre cambiare, rinnovarmi, essere in movimento”.