Carige, Monte dei Paschi di Siena, Veneto Banca e la Popolare di Vicenza finiscono come da copione nella retroguardia, in “quarta fascia”. Quella in cui sono finiti istituti che secondo l’Eurotower presentano “rischi elevati”. Intesa Sanpaolo si è invece piazzata, unica italiana, in classe 2, che equivale a un “basso livello di rischio”. In mezzo Banco Popolare, Bper, Iccrea, Mediobanca, Popolare di Sondrio, Popolare di Milano, Ubi Unicredit, giudicate “a rischio medio”. Sono i risultati dei nuovi esami della Banca centrale europea sui patrimoni delle banche italiane (in gergo Supervisory review and evaluation process), conclusi nelle scorse settimane e di cui dà notizia Il Sole 24 Ore.

Sotto il lentino della vigilanza unica europea sono finiti i requisiti patrimoniali, in particolare il cosiddetto Cet 1 ratio, il livello minimo di capitale di qualità primaria che le banche europee dovranno rispettare entro il primo semestre del prossimo anno. Intesa è a quota 13,4%, sopra il livello obiettivo fissato al 9%. Al contrario Veneto Banca si ferma all’8,1% contro il target del 10% e Vicenza è al 6,8% a fronte di una richiesta dell’11%.

Secondo il quotidiano di Confindustria, comunque, nessun istituto sarà chiamato a varare nuovi aumenti di capitale o altre operazioni di rafforzamento patrimoniale. Questo perché i quattro “rimandati” hanno già provveduto a correre ai ripari: come è noto l’istituto presieduto da Gianni Zonin, che nel primo semestre 2015 ha perso oltre 1 miliardo, ha già annunciato una ricapitalizzazione da 1,5 miliardi di euro e Veneto Banca ha comunicato di aver intenzione di procedere allo stesso modo nei primi mesi del 2016 (anche se non ha ancora definito l’entità della manovra). Mps dal canto suo ha chiuso prima dell’estate un aumento da 3 miliardi mentre la cassa di risparmio di Genova, che lo scorso anno insieme all’istituto senese non aveva superato gli stress test della Bce, si è mossa con una ricapitalizzazione da 850 milioni di euro.

Nel complesso, calcola Reuters, dall’inizio del 2014 a oggi le banche italiane hanno raccolto un totale di 15 miliardi di euro sul mercato per rafforzare i propri bilanci. Resta però irrisolto il nodo dei crediti impossibili da recuperare, una zavorra da quasi 200 miliardi di euro.