Il secondo aumento di capitale varato dal Monte dei Paschi di Siena nel giro di un anno si è chiuso venerdì sera con sottoscrizioni per 2,98 miliardi, il 99,59% della cifra richiesta dalla banca. Non è stato quindi necessario l’intervento delle banche del consorzio di garanzia. L’operazione, che segue la maxi-ricapitalizzazione da 5 miliardi del giugno 2014, è stata portata a termine riconoscendo uno sconto del 39% sul prezzo teorico dell’azione dopo lo stacco del diritto di opzione. Con i proventi, ha detto l’amministratore delegato Fabrizio Viola, Mps “provvederà all’integrale restituzione degli aiuti di Stato, con largo anticipo rispetto alla scadenza inizialmente concordata con la Commissione Europea, prevista per la fine del 2017″. Ma il rimborso dell’ultimo miliardi di Monti bond non sarà sufficiente per evitare l’ingresso nel capitale del Tesoro, che per effetto del pagamento della cedola in azioni diventerà tra poco azionista con circa il 4 per cento.

L’istituto senese, a cui l’aumento è costato in spese e commissioni circa 130 milioni di euro, colmerà poi il deficit da 2,1 miliardi segnalato dalla Banca centrale europea in sede di comprehensive assessment. Come chiarito dall’Eurotower nella lettera di autorizzazione alla ricapitalizzazione, comunque, la manovra non basta per risolvere i problemi strutturali della banca: l’istituto deve anche ridurre i 20 miliardi di crediti deteriorati che ha in portafoglio e studiare l’aggregazione con un altro gruppo.

A sottoscrivere l’aumento, oltre ai soci del patto Fondazione Mps, Fintech e Btg che ormai controllano soltanto il 5,48% della banca, sono stati anche Axa (3,1%) e il socio privato Alessandro Falciai, che detiene poco meno del 2%. La stragrande maggioranza delle risorse è arrivata però dal mercato attraverso investitori istituzionali e fondi hedge. Nei prossimi giorni, dopo le comunicazioni a Consob, si saprà come è cambiato il quadro dei soci rilevanti.

Voltata pagina sull’aumento, si apre il capitolo presidenza. Alessandro Profumo ha detto di voler lasciare il vertice di Rocca Salimbeni dopo l’aumento. La sua uscita di scena è quindi vicina. I soci del patto stanno cercando, anche con l’aiuto di cacciatori di teste, un successore di “standing internazionale” e gradito alla Bce, che vigila sull’implementazione del piano concordato nei mesi scorsi.