Anima e desiderio di donna nel corpo di un uomo. Sbarca al 72esimo Festival di Venezia il primo transgender in assoluto della storia. Einer Wegener, poi Lili Elbe, nata in Danimarca a Copenaghen nel 1882, e morta in seguito alle complicazioni della quinta operazione subita in pochi anni per il trapianto delle ovaie dopo aver asportato testicoli e pene nel 1931, rivive nell’interpretazione del premio Oscar 2015 Eddie Redmayne. Il film, in Concorso, The Danish Girl, è diretto da un altro premio Oscar, l’inglese Tom Hooper che con Il discorso del re fece saltare il banco dell’Academy nell’edizione 2011.

Qui a Venezia 2015 il banco potrà saltare probabilmente per un premio all’incredibile trasformazione di Redmayne, sorta di camaleonte del set, dopo aver interpretato con grande maestria un malato di Sla come lo scienziato Stephen Hawking ne La teoria del tutto. Il rischio che la plastica fisicità del giovane Redmayne rimanga come impressa negli occhi degli spettatori è tanta. Come è sconvolgente la trasformazione dell’uomo in donna, un graduale, riuscito ed inesorabile scivolamento dell’identità di genere che il pittore Einer Wegener nella capitale danese attorno al 1926 compie in pochissimi mesi.

Da celebrato e riconosciuto paesaggista, scopre improvvisamente di non essere un uomo, nonostante le evidenti forme esteriori del suo corpo lo qualifichino anatomicamente tale. L’agnizione, soprattutto drammaturgica, avviene quando la moglie Gerda (nel film interpretata da Alicia Vikander) chiede al giovane marito di indossare calze autoreggenti e tutù per diventare soggetto estemporaneo di un quadro che ritrae una ballerina classica e che va finito subito. Einer/Lili accetta, ma da quel momento l’uomo inizia a trovarsi a suo agio nell’indossare abiti femminili fino a quando una sera, dopo una festa, e prima di coricarsi, Gerda spoglia il marito e scopre che lui indossa una sottoveste sotto giacca, camicia e pantaloni.

Qui inizia l’odissea psicologica e sociale di Einer, la necessità ultimativa di vestirsi, muoversi e sentirsi Lili anche, e soprattutto, con la moglie. Dapprima Lili si fa abbordare in una festa da un ragazzo omosessuale, poi lentamente deciderà di sottoporsi a cure mediche che vista l’epoca trattavano ancora il tema come disturbo psichiatrico. Einer/lili deve così fuggire da medici che lo vogliono internare per schizofrenia o bombardare di radiazioni la sua zona pelvica, fino a quando non incontra il sessuologo berlinese Magnus Hirschfeld che lo opererà in gran segreto nella sua clinica di Dresda. Tolti il pene i testicoli, le vengono impiantate, senza riuscirci, le ovaie, e infine l’intervento fatale per impiantare l’utero.

“Lili ebbe molto coraggio perché non c’erano molte alternative per lei all’epoca. Le ha combattute tutte senza mai tirarsi indietro”, spiega in conferenza stampa il regista Tom Hooper che ripete più volte di essere “onorato e pieno di gioia” per aver presentato in prima mondiale il suo film a Venezia. “Quelli erano davvero anni impossibili per chi si fosse trovato in una situazione del genere. Oggi il mondo è cambiato molto, e in meglio, anche se non del tutto. Spero che i trans che si vogliono sottoporre ad un’operazione non si debbano sentire mai più a disagio come capitò a Lili”. “Quando lessi lo script pensai subito di trovarmi di fronte a quello più bello che avessi mai letto”, racconta Redmayne, tutto infagottato in camicia azzurra, golfino bordeaux e pantaloni beige leggermente attillati.

“Il personaggio di Lili era come un sogno che si realizzava. Non ho dovuto trasmettere nulla a questo personaggio in brillantezza, coraggio e istruzione. Secondo il diario scritto da lei e il libro da cui è tratto il film, The Danish Girl di David Ebershoff, erano doti che possedeva già. E poi l’aspetto ancor più incredibile è che questo film è una storia d’amore autentica”. Già perché quello che impressionerà di più il pubblico che potrà vedere il film nel mese di febbraio 2016 in Italia, è il rapporto tra Einer/Lili e Gerda, poi allargato a tre con Hans (Matthias Schoenaerts) l’amico d’infanzia di lui. Gerda dapprima pensa a un gioco e utilizza il marito come modello transgender, aprendosi una nuova carriera di pittrice tra Egon Schiele e Tamara de Lempicka, per poi scoprire che l’uomo vuole diventare donna e che probabilmente l’abbandonerà. Caparbiamente la donna rimane a fianco del marito addirittura fino alla morte. “Il mio film parla di inclusione sociale e di amore”, conclude Hooper. “L’amore è l’unica cosa che può rendere possibile l’accettazione dell’altro. In un momento in cui la nostra società in Europa è divisa, in cui sulle spiagge rimangono cadaveri anche di profughi bambini, possiamo solo auspicare che l’amore e la compassione rendano possibile una nuova inclusione”.