Così Hitler iniziò lo sterminio dei disabili. Child K è la sigla usata per catalogare la morte del piccolo Gerhard Kretschmar che il 25 luglio del 1939 divenne ufficialmente la prima vittima dell’eutanasia forzata portata avanti dal nazismo. Lo raccontano in un cortometraggio omonimo, che sta bruciando le tappe per l’Oscar, Roberto De Feo e Vito Palumbo. Episodio storico sconosciuto ai più, rievocato dai due registi pugliesi grazie alla casuale visione alla tv dello spettacolo di Marco Paolini, Ausmerzen, e che nel ’39, e nel giro di pochi giorni dall’uccisione di Gerhard, venne protocollato come Action T4: oltre 70mila morti gasati senza pietà tra adulti e bambini disabili, sia fisici che mentali, entro il 1941.

Per i posteri e l’indignazione popolare i responsabili del protocollo medico-sanitario eugenetico furono il dottor Karl Brandt, Philipp Bouhler e Viktor Brakt, oltre alla firma in calce e la forte volontà di Adolf Hitler. Per i registi di Child K, invece, c’è un altro involontario e sempre minuto omino che azionò la leva mentale per la violenza di massa organizzata dallo stato nazista: il contadino Richard, papà di Gerhard, che con la moglie Lina viveva a Pomssen, un villaggio a sud-est di Lipsia. Dopo un parto finito in tragedia, l’uomo volle a tutti i costi avere un altro figlio. Le provò tutte, fino a quando la moglie rimase nuovamente incinta. Solo che il povero Gerhard nacque malformato e inguardabile. Papà Richard invece che dedicarsi all’amore per il figlio, prese carta, pennino e calamaio, scrivendo direttamente al Furher: la prego mi faccia uccidere questo figlio, io lo volevo alto e bello per aiutarmi a lavorare la terra, e così risulterebbe solo un costo per noi. Hitler, come si intravede nel cortometraggio, non ci pensò due volte, firmò subito la missiva e Aktion T4 partì.

“Dopo la visione di Paolini, siamo stati sia all’archivio di stato di Berlino e al Museo dell’Olocausto di Washington per saperne di più e ricercare materiali più precisi”, spiega De Feo a FQMagazine. “Siamo venuti a conoscenza di una storia incredibile e sconosciuta. Il contadino Richard a quanto sembra non era iscritto al partito nazista, ma colse l’occasione per attenuare la sua rabbia scrivendo questa lettera. Era come impazzito per non avere avuto figli, quando vide che Gerhard era deforme andò giù di testa del tutto. Così sfruttò l’occasione per vendicarsi di Dio grazie a quel capo supremo che stava a Berlino e che cominciò quindi da lì a considerare il suo vero Dio”.

Child K oltre ad essere un corto importante per il tema trattato, ha anche avuto la fortuna di incrociare la strada del produttore di Schindler’s list, Branko Lustig, che ha letteralmente portato il film nella preselezione dell’Oscar Season verso le nomination come Best Live Action Short Film con tutti i crismi del caso: compresa la visione dal 31 agosto al 3 settembre 2015 nella multisala The Landmark di West Los Angeles. “Branko ci ha visti ad un concorso di corti a Nashville poi ci ha invitato al suo festival di Zagabria dove vengono mostrati tutti lavori inerenti all’Olocausto – continua De Feo – è come una grande famiglia lì in Croazia, ci sono molti reduci dei campi di concentramento compreso Branko, che hanno visto il film con grande emozione. Così Lustig ci ha voluto pubblicizzare all’Oscar Season, condicio sine qua non per finire nella cinquina dei nominati agli Oscar. Il verdetto si saprà a novembre”. Child K è stato girato in Puglia dove è stata ricreata una vera capanna con tetti alla tedesca – “un po’ come all’inizio di Bastardi senza gloria…Tarantino è il mio mito”, spiega De Feo – con un budget di 70mila euro: 30mila dal Mibac, 20mila dalla Apulia Film Commission e il resto da Colorado Film.