salvatore buzzi 675

Qualcuno ci dica che Marco Travaglio non ha capito bene e che il dibattito promosso dal Fatto su Mafia Capitale, con tanto di pubblica lettura dei testi delle intercettazioni, si svolgerà regolarmente nell’ambito della Festa del Cinema in programma a Roma sull’isola Tiberina.
Allo stato attuale, infatti, la serata, prevista per il 29 agosto, rischia di non svolgersi perché la direzione non avrebbe ritenuto opportuna la lettura dei testi delle principali intercettazioni che, peraltro, sarebbe stata preceduta e accompagnata da un confronto tra voci diverse.

La lettura non sarebbe consigliabile per ragioni legate alla riservatezza e al rispetto dei prossimi appuntamenti processuali. Da qui la decisione, della direzione della festa, di consentire il dibattito, di ospitare la due giorni del Fatto, ma di proibire la lettura dei testi.

Chiunque abbia suggerito o consigliato questa strada ha compiuto un gravissimo errore, di metodo e di merito.
Queste intercettazioni sono già state tutte pubblicate e sono depositate, dunque sono pubbliche.
Chiunque le avrebbe potuto leggere, forse le ha già lette e perché mai non potrebbe ascoltarne anche la lettura, peraltro ad opera di alcuni degli interpreti di “Romanzo Criminale”.
E se Travaglio e i suoi collaboratori decidessero di non recitarle, ma di distribuirle?
E se dotassero i presenti di cuffia e leggessero i testi, come usano fare le guide turistiche?
O se addirittura decidessero di fermarsi all’ingresso per effettuare la lettura fuori dalla spazio proibito?
Sarebbe meglio o peggio per l’immagine dell’Isola del cinema e per quello che resta dell’immagine di Roma?

Conosciamo e stimiamo i promotori di questa bella iniziativa e, proprio per questo, li invitiamo a ritirare il veto, a chiarire l’equivoco nell’unico modo possibile: annunciando che il dibattito si svolgerà così come è stato ideato e programmato dai suoi promotori.
Altre soluzioni non possono e non debbono essere prese in considerazione.

Altrimenti nessuno si meravigli se si dirà e si scriverà che, a Roma, si possono celebrare in “modo pubblico e intimidatorio” i funerali di un Casamonica, ma non si possono leggere in modo altrettanto pubblico, i testi di quelle intercettazioni che hanno svelato nomi e cognomi dei mandanti e dei beneficiari di Mafia Capitale.