Usare la produzione musicale come strumento per migliorare il benessere individuale e l’inclusione sociale dei bambini in situazioni di disagio psicologico: questo l’obiettivo del californiano Today’s Future Sound. Nato nel 2010 dalla mente del fondatore, il producer e beat-maker Ben Durazzo, nel 2012 incontra il favore e la collaborazione dello psicologo Dr. Elliott Gann, che fin da subito ne coglie tutte le potenzialità terapeutiche: “Credo sia una via molto salutare – spiega Gann – per aiutare i bambini che hanno subito traumi (…) L’elemento più importante nella psicoterapia è la relazione, e noi creiamo relazioni usando ciò che amiamo, la cultura Hip Hop e la musica attraverso lo strumento della produzione”.

Dottoratosi nel 2010 al Wright Institute della californiana Berkeley con una tesi di ricerca sulle attività terapeutiche di gruppo con l’Hip Hop, Gann, attualmente Direttore esecutivo di Today’s Future Sound (TFS), vede in questo progetto una vera e propria via alternativa alla psicologia tradizionale: “E’ un modo efficace per fornire dei servizi – spiega ancora Gann – che un terapista tradizionale probabilmente non può dare”. Non solo quindi il miglioramento delle abilità musicali dei ragazzi, ma anche e soprattutto lo sviluppo armonico della loro persona. Dal venezuelano El Sistema di Josè Antonio Abreu al californiano Today’s Future Sound di Durazzo/Gann il passaggio non è dunque così ampio: usare la musica come mezzo di emancipazione da una qualche condizione svantaggiata, di tipo sociale nel caso del decennale progetto venezuelano, d’ordine psicologico invece per i beat-maker californiani.

Nata fin da principio come associazione non-profit, Today’s Future Sound si propone come stazione mobile in grado di insegnare a bambini di tutte le fasce d’età e di ogni istituto scolastico, dai più piccoli fino ai 18 anni e senza richiedere alcun tipo di esperienza musicale pregressa. Così nasce, fra le altre, una delle primissime iniziative di TFS, Beat 4 Lunch, progetto rivolto alla West Oakland Middle School: ogni mercoledì, verso l’ora di pranzo, TFS arriva con la propria stazione mobile per insegnare ai ragazzini delle seste, settime e ottave classi a campionare dai vinili, a produrre la propria musica, a conoscere l’ingegneria musicale trasmettendogli al contempo la cultura hip hop internazionale con tutti i suoi sotto generi: “Il nostro servizio non ha alcun costo per la scuola o per gli studenti, procuriamo noi tutta l’attrezzatura necessaria, perciò affinché il progetto possa proseguire abbiamo bisogno di raccogliere i soldi sia per comperare nuove attrezzature che per aiutare i bambini a completare i loro lavori”.

Un lavoro che non si limita, come abbiamo già potuto intuire, al solo aspetto artistico, che non guarda solo alla parte musicale del tutto, ma che rivolge un’attenzione globale a quel maxi contenitore disciplinare definito dall’acronimo STEAM (Science, Technology, Engineering, Arts and Math): “Ad esempio, noi insegniamo ai bambini come andare a ritmo e come contare le battute, mettendo il tutto in relazione con matematica, frazioni, etc. Gli insegniamo inoltre la fisica attraverso concetti come la risposta in frequenza, il suono come vibrazione, la differenza tra analogico e digitale”. Un approccio, come dicevamo, globale e ispirato da una grande massima: “Each One, Teach One”, concetto idealmente apparentato all’italiano “Ogni uomo è un educatore”, cavallo di battaglia di quella Pedagogia per il terzo Millennio (PTM) ideata da Patrizio Paoletti e che vede nell’educazione un processo che dura tutta la vita. Un cavallo di troia, quello dell’Hip Hop, per andare dritti al cuore e alla mente delle nuove generazioni.