aurora ramazzotti

Niente che non sia linciaggio. A nessuno piace che la ragazzina, figlia di cotanto Eros e cotanta madre, abbia una striscia quotidiana in televisione, per di più se lo spazio è quello di un talent, dunque, di un prodotto che almeno nell’etimologia del termine dovrebbe essere riservato a chi ha quella dote innaturale di sapere prima di conoscere. Sfatiamo un mito: i talent non sono questo. Sfornano prodotti già marchiati.

Vero è che se si fosse chiamata Aurora Rossi non se la sarebbe filata nessuno. Ma in questo momento, in questa fase storica, è il pubblico che fa la televisione. E io non credo che Michelle Hunziker o Eros Ramazzotti siano andati a raccomandare la loro figlia ai vertici di Sky. E’ nata sotto i riflettori perché la storia d’amore del cantante (non bravo, ma col musetto da borgata che in quel momento gli aprì tutte le porte del paradiso) e della ragazzina di origini svizzere, un po’ Heidi e molto sciacquetta, sorridente sempre e senza motivo, sicuramente bella, sui rotocalchi funzionava. E quando nacque la prima e ultima figlia non c’erano che copertine per l’evento.

Insomma, ad Aurora Ramazzotti il futuro gliel’aveva già cucito addosso il pubblico. Chi l’ha scelta ha fatto un investimento mediatico non indifferente (se ne parla da tre giorni) e col tempo sapranno se anche azzeccato. Magari imparerà anche lei, come del resto ha fatto la madre che non era altro che la moglie di Ramazzotti prima di riappropriarsi del suo nome.

Non capisco dove sia lo scandalo. E non capisco l’accanimento nei confronti di una ragazzina. Che provi a camminare. L’opportunità è arrivata dal cognome, il resto saranno affari suoi.

Quando quel gran farabutto di Adriano Aragozzini (lo dico con affetto, anche se non lo conosco) affidò il festival di Sanremo alla conduzione di quattro figli d’arte sapeva che alcuni di loro li avrebbe bruciati, altri invece sarebbero emersi. Andate a ripescare le vecchie foto, non sarà facile sapere chi è scomparso.