La minoranza Pd presenterà alcuni emendamenti per chiedere che il nuovo Senato sia elettivo. Non è bastata la lettera “ottimista” di Matteo Renzi ai parlamentari in vista del voto della riforma a settembre e non è bastato nemmeno l’intervento dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul Corriere della Sera contro chi si oppone (“Non si può più tornare indietro”). Il Vietnam che Matteo Renzi vuole (o spera) di scongiurare con tutti i mezzi a Palazzo Madama al rientro dalle vacanze ci sarà. “Voteremo e vedremo chi ha i voti”, ha replicato il leader Pd accodandosi all’intervento dell’ex Capo dello Stato. “Siamo pronti a discutere con tutti, ma non accettiamo voti”. Non aggiunge niente di più perché Napolitano ha già detto abbastanza per riaprire vecchie ferite: “incomprensibile”, “intervento a piedi pari contro Grasso”, “poteva evitare”, “brutto nel merito e nel metodo”: sono solo alcune delle critiche della minoranza Pd e di Forza Italia alle parole di Napolitano.

Intanto sul ddl Boschi che sarà discusso a settembre i senatori democratici su posizioni critiche non hanno intenzione per ora di fare passi indietro e hanno annunciato la presentazione di una decina di emendamenti al testo in un documento firmato da 28 parlamentari, alcuni dei quali anche per avere “l’elettività diretta dei prossimi senatori in concomitanza con l’elezione dei Consigli regionali” e per ridurre il numero dei parlamentari. In più si chiede che il Senato abbia “poteri di verifica, controllo e inchiesta”.

Nel clima da Vietnam, come l’ha definito Renzi nei giorni scorsi, a sorpresa è arrivato l’appello dell’ex presidente della Repubblica che ha preso carta e penna e ha scritto al Corriere della Sera. “Non si può tornare indietro”, ha scritto. Secondo Napolitano il testo che riforma la Costituzione e che sarà discusso a settembre non si può più toccare perché altrimenti, avendo già ottenuto due approvazioni a Camera e Senato, si dovrebbe ricominciare da capo l’iter e si butterebbero via mesi di lavoro. “La modifica su quel punto nodale del testo già approvato in prima e in seconda lettura farebbe cadere l’impianto di base della riforma, quale era stato delineato e ampiamente concordato in molteplici occasioni e luoghi istituzionali negli ultimi anni, per non parlare di precedenti molto più lontani”, ha aggiunto Napolitano che ha poi rivolto “un forte appello” a quanti sono tentati dal “disfare la tela” della riforma del Senato.

L’intervento a sorpresa dell’ex Capo dello Stato sull’argomento non è piaciuto agli esponenti della minoranza Pd e all’opposizione. Tanto che alcuni ci hanno visto un attacco allo stesso presidente del Senato: “Sconcertante intervento a piedi uniti su Grasso”, ha detto il deputato Franco Monaco, “chiamato a dirimere un nodo giuridico-istituzionale delicato e controverso quale quello dei limiti alla emendabilità del ddl Boschi. Un ex presidente della Repubblica dovrebbe avere senso della misura e rispetto per le prerogative della seconda carica dello Stato”. Napolitano con una nota ha subito respinto la ricostruzione: “Non c’era nessun riferimento polemico alla seconda carica dello Stato”, ha scritto. Quello che contestano dalla minoranza democratica è l’intervento nel merito. “Rispetto troppo il presidente Napolitano per commentarlo ma avrei preferito che restasse fuori da questa vicenda, aveva già parlato”, ha detto la capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali Doris Lo Moro. Ma anche la senatrice Lucrezia Ricchiuti: “Tanto meno risulta comprensibile l’intervento del presidente Napolitano, che è naturalmente libero di esprimere la propria opinione, ma non certo di dare patenti a questo o a quello di innovatori e riformisti”.

Per Forza Italia ha invece parlato Renato Brunetta: “La sua lettera al ‘Corriere’ ci preoccupa nel metodo e nel merito. Entrare nel pieno del dibattito, polemizzando sottotraccia con il presidente del Senato (sul tema del Senato di garanzia, evocato da Grasso solo qualche giorno fa e liquidato sbrigativamente da Napolitano ), non aiuta un dibattito già estremamente complesso”.