“Dalle cose che vedo io, secondo me quando si fanno questi tipi di norme i gettiti diminuiranno, punto”. La previsione è di Francesco Greco, procuratore aggiunto di Milano. Non solo: secondo il pm i decreti attuativi della delega fiscale sono caratterizzati da “molta fantasia giuridica” e “a volte lasciano a desiderare sulla certezza del diritto“. Questo nonostante secondo il premier Matteo Renzi e il ministro Pier Carlo Padoan proprio la certezza del diritto e un rapporto più trasparente tra fisco e cittadini fossero gli obiettivi cruciali della riforma.

Il magistrato che coordina il pool sui reati finanziari non la pensa così. Le aggravanti previste dal decreto sulla riforma del sistema sanzionatorio, per esempio, “se sono scritte così meglio toglierle”. Troppo generoso poi l’innalzamento di cinque volte, a quota 250mila euro, del limite sotto il quale l’omesso versamento Iva non sarà punibile: “Bisogna avere la capacità di distinguere tra comportamenti diversi”, ha sottolineato Greco. “C’è molta differenza tra chi è in difficoltà economica – il consolidato dei debiti tributari di società fallite a Milano negli ultimi anni ammonta a 10-12 miliardi – e chi omette il versamento all’interno di caroselli e associazioni a delinquere”.

Quanto alla modifica della disciplina della dichiarazione infedele, il nuovo articolo 4 del legislativo 74 del 2000, come modificato dal decreto, non permette di comprendere se la non corretta valutazione di “elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti” continua a far parte della previsione della norma incriminatrice o meno. “Quando una norma crea un problema di questo tipo deve essere meglio chiarita, e non si tratta di un problema marginale: negli anni passati fino all’80% delle riprese fiscali si riferivano a condotte poste sotto l’articolo 4. A mio avviso sarebbe interessante sapere quanti processi saltano con questa nuova norma”. Infine, la pena massima di quattro anni per l’omessa dichiarazione è “molto timida” e l’articolo non prevede aggravanti adeguate per i casi più gravi: “Se evasi oltre 3 o 4 milioni è giusto che tu ti prenda un’aggravante”.

Greco, che è intervenuto durante un seminario organizzato dalle commissioni Giustizia e Finanze alla Camera sulla delega, due mesi fa aveva definito “condono nascosto” la norma transitoria sul raddoppio dei termini di accertamento contenuta nel decreto sulla certezza del diritto varato ad aprile. Anche in seguito a quell’intervento, Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia hanno modificato il testo per quanto riguarda la proroga dei termini, introducendo però al tempo stesso una sanatoria per chi autodenuncia per violazioni fiscali commesse prima del 2009.

Diverse critiche al decreto sulla revisione delle sanzioni sono arrivate anche dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Maria Sabelli, che ha avvertito che la previsione dell’idoneità a indurre in errore l’amministrazione finanziaria in caso di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, “al di là della sua sostanziale inutilità, appare piuttosto pericolosa perchè c’è il rischio che l’avvenuto accertamento della frode possa essere invocato come prova della sua inidoinetà a ingannarla”. Sullo stesso punto ha chiesto modifiche Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle entrate, secondo cui prevedere che i mezzi fraudolenti utilizzati per commettere il reato “debbano essere allo stesso tempo idonei a ostacolare l’accertamento e idonei per indurre in errore l’amministrazione” può “porre la criticità nel rendere assai difficile la prova della colpevolezza con evidente restrizione dell’area di tutela penale”.

Sabelli ha poi ricordato che “l’innalzamento della soglia di punibilità riguarda anche il reato di omessa dichiarazione dei redditi, quindi una condotta, quella degli evasori totali, particolarmente grave e odiosa“.