Dopo oltre sessant’anni di attività la Marzocchi di Bologna chiude i battenti, lasciando 94 operai senza lavoro. E’ arrivata dopo una lunga trattativa che si è conclusa con un nulla di fatto, la decisione della Tenneco, multinazionale americana specializzata nella produzione di forcelle e mountain bike, di cessare in via definitiva le attività nello stabilimento di Zola Predosa (Bo), fornitore, negli anni, di Ducati, Bmw, Harley Davidson e Piaggio. Un’azienda storica della motor valley emiliano romagnola, la Marzocchi, di proprietà di Tenneco dal 2008, che secondo il colosso statunitense avrebbe perso la propria gara con la recessione e con le aziende asiatiche, tanto da indurre i vertici della multinazionale ad annunciare, il 22 luglio scorso, lo spegnimento dei macchinari, con l’apertura di una procedura di licenziamento collettivo per i 94 dipendenti ancora a libro paga dell’azienda. “Una situazione gravissima – commenta Eugenio Martelli, della Fiom Cgil, che assieme agli altri sindacati per il 23 luglio ha proclamato un pacchetto da 5 ore di sciopero contro la chiusura dello stabilimento –  se un piano di salvataggio non dovesse andare in porto, concluso il percorso di mobilità che è stato attivato per i lavoratori dell’azienda, non solo subentrerà la disoccupazione, ma questo territorio perderà, ancora e per l’ennesima volta, un’eccellenza produttiva di inestimabile valore”.

Acquistata sette anni fa dal colosso Tenneco, 8,4 miliardi di dollari di fatturato nel 2014 e circa 29mila dipendenti nel mondo, tra i maggiori produttori di sistemi e componenti per auto e mezzi commerciali, la Marzocchi di problemi economici ne ha sempre avuti, sia a causa della crisi economica, sia per le difficoltà generate dalla necessità di tenere il passo con i Paesi emergenti, che producono a costi più bassi rispetto all’Italia, attirando sempre più aziende europee e internazionali. E alla fine, secondo i vertici della multinazionale americana, la situazione si era fatta insostenibile, nonostante il tentativo di rilancio avviato due anni fa, con l’utilizzo dei contratti di solidarietà, 50 esuberi volontari e poi il ricorso, a partire da settembre, alla cassa integrazione straordinaria. “Abbiamo fatto tutto il possibile per valutare le alternative alla chiusura – spiega Sandro Paparelli, vice presidente di Tenneco in Europa – ma nessuna delle possibili soluzioni è fattibile”.

“Tuttavia – precisa Martelli – uno sforzo congiunto va fatto, perché non è pensabile che l’Emilia Romagna, terra dei motori, perda una delle sue aziende storiche in questo modo. Dove andranno a lavorare quei 94 operai?”. L’unica speranza, al momento, è rappresentata dalla trattativa con l’ingegner Floris Vanzetto di Vrm, altra realtà produttiva di Zola Predosa operante nella filiera dell’automotive, che avrebbe espresso interesse nei confronti della Marzocchi. I sindacati e i sindaci del bolognese lo incontreranno il prossimo 28 luglio, ma non è detto che l’operazione vada in porto. “Noi ci speriamo – spiega la Fiom – la situazione a oggi è critica”.

Ma le tute blu vorrebbero che nel progetto di salvaguardia, occupazionale e non solo, fossero coinvolti anche i clienti più importanti dell’azienda, a partire dalla Ducati: “Per salvare quei posti lavoro, e una realtà produttiva di tale eccellenza, occorre un impegno di tutti, a partire da chi si riforniva alla Marzocchi. Come la Ducati, ad esempio, che potrebbe scegliere di acquistare le merci in Italia, presso le aziende locali, piuttosto che all’estero. Del resto – precisa Martelli – sarebbe paradossale se l’operazione che si sta tentando di avviare saltasse perché le aziende non offrono il loro contributo”.