Li cerchi, li insegui ma non ne trovi uno. Né in sala, né fuori. Che gelino dentro l’auditorium Expo o schiantino di arsura ai punti di ristoro intorno, la reazione è la stessa: nessuna, o quasi. “Scusi, delegato, niente Imu sulla casa… l’annuncio a effetto sulle tasse fa tanto tanto Berlusconi, mancava solo la barzelletta…”. Sorrisini di circostanza, alzate di spalle, improbabili distinguo perché “c’è modo e modo di tagliare le tasse”.

Cronaca di una giornata all’assemblea nazionale del Pd, che si stravolge di colpo. Alla vigilia sembrava il redde rationem di tutte le inquietudini che attraversano il partito di governo e il gruppo dirigente che lo guida: i marosi del caso Grecia, gli scandali intercettati, i sondaggi in picchiata e il braccio di ferro con la minoranza interna sulle riforme e gli accordi per farle passare. Il segretario è stato il primo a intervenire, ha parlato per quasi due ore. Ma è in cinque minuti che ha impresso la svolta a sorpresa: il governo si impegna a realizzare “una rivoluzione copernicana sulle tasse”, dice il premier-segretario alla platea del Pd mentre tace sul tema che sarebbe direttamente collegato per i suoi elettori, ovvero la lotta all’evasione fiscale.

Sa perfettamente quanto pesano quelle parole: “I giornali – anticipa – domani parleranno solo di questo”. Ma la platea non ne parla affatto. I delegati sono come rapiti dalle sue parole. Renzi ne aveva spese tante nel lungo discorso per rivendicare risultati e sforzi per trovare la sintesi dei valori comuni di una sinistra dalle molte anime. Ma alla fine ecco la colla che tutti attacca. E funziona a meraviglia. Non c’è quasi delegato, alla fine del discorso, che ammetta di aver avvertito un brivido lungo la schiena nel vedere un cambio d’abito che cambia chi lo indossa. Cambia tutti, perché ricorrere alle promesse sulle tasse nei tempi duri era una specialità del centrodestra. Sempre contestata e sbeffeggiata a sinistra. E infilarla di colpo nel corredo del centrosinistra non è facile. Non dovrebbe esserlo, perché a lungo i delegati hanno parlato di grandi e altissimi valori che sarebbero il vero faro della sinistra di oggi e domani.

Ma non c’è niente da fare. Passa inosservato anche il lapsus che scappa a Renzi mentre scandisce le tappe dell’operazione anti-tasse: arriva al 2018, quando la forbice cadrà sugli scaglioni Irpef e sulle pensioni, e precisa “l’anno delle elezioni”. Eccolo lì. Allora sul tavolo non c’è solo il tema della giustizia sociale, della crescita, dello sviluppo. Saranno gli 80 euro delle politiche? Nessuno o quasi si fa provocare sul tatticismo dell’annuncio che liquida la discussione interna al partito in un momento di evidente debolezza.

Tocca però il punto il solito Alfredo D’Attore, guastatore di professione della pax renziana. Non ci gira intorno: “Bene che il Pd smetta di essere il partito delle tasse, ma noi non possiamo solo apprendere la decisione, dovremmo anche poter discutere prima se la priorità dell’Italia è togliere l’Imu, magari sulla casa a tutti, anche di chi ha l’attico o se andando nella strada della riduzione fiscale possiamo ragionare sulle misure più urgenti ed eque. Magari non aspettare il 2018 per la riduzione dell’Irpef. Mi preoccupa un’idea di sinistra che per parlare d’altro rischia di perdere elementi fondanti della sua identità che sono il lavoro, la scuola pubblica e la giustizia e rischia invece di perdere un pezzo del suo fondamento sociale”.

In sala c’è Gennaro Migliore, che ieri era comunista (Sel) e oggi è tra i più ortodossi alfieri del renzismo. Risolve l’imbarazzo con un atto di fede: “Sarà un’operazione di grande equità sociale”, giura, anche se Renzi non ha neppure sfiorato l’argomento. C’è Sandro Gozi al bar, si fa disturbare volentieri. La base è pronta per un mutamento sociologico come questo? La sinistra italiana si ritrova oggi intorno al tema delle tasse, si concilia con quella che sta con lo Stato, l’equità, la giustizia e il primato delle cose pubbliche? “Ma abbassare le tasse è giustizia sociale, il Pd ha lasciato che il tema fosse appannaggio della destra ma è stato un errore perché sennò c’è solo l’austerity”. E allora, fiducia alla nuova linea del segretario. Tutti con lui, tutti fieramente contro il demone delle tasse.