“Un’isola che tutto prende e tutto concede”, la sintetizza così Giuseppe Pacilio che ha appena portato a Ibiza un pezzo di imprenditorialità napoletana gourmet. E in una avveniristica Marina Botafoch, tra un Cipriani e il bistrot Cirque du Soleil, ha piazzato la sua Bottega Bernacca con tre chef ai fornelli, uno spagnolo, un fiorentino e un ischitano. Ci sono due altri lavori non proprio alla portata di tutti: il responsabile della torre di controllo dell’aeroporto che ogni due minuti (dico due minuti) gestisce l’atterraggio di un volo charter o di aereo privato e fanno dell’aeroporto, in alta stagione, il secondo più trafficato d’Europa. In nessun altro posto al posto il glamour sposa con il cafonal. Se invece non avete una montagna di muscoli, unito a un modo di fare respingente come un porcospino, non ci provate neanche a fare il buttafuori del Pacha. Entrano squaw girls a cavalcioni di cavalli apache (veri), schiantose bellezze in cerca di “sponsor” per una notte ed ex figli dei fiori incartapecoriti.  “Detesto la vita notturna”, si stenta a crederlo visto che a dirlo è Hugo Urgell, figlio di Riccardo, l’inventore, mezzo secolo fa, del Pacha. Oggi, con i suoi 1500 lavoranti, è gestito come un’impresa di media dimensioni macina soldi.

Ha modi di fare gentili, quasi un contrasto con la chiassosità dell’isola, Andrea Arzani, di Alessandria, manager dell’ ultimo divertimentificio aperto a Ibiza. L’Ushuaia, il secondo albergo al mondo vietato ai minori di diciotto anni ( il primo è in Oman). Ma non per “contenuti hard”, come uno si aspetterebbe, solo perché non vogliono una guaglionera schiamazzante di teenagers. Mia figlia, dunque, rimane fuori mentre Andrea mi accompagna per un rapido tour. Dobbiamo sbrigarci, perché alle cinque si scatena già la festa. E sul palco privato dell’albergo, a forma di un gigantesco casco nero da bad boy, si alternano alla consolle, a ritmi spacca timpani, i migliori deejay del mondo.

Fuori sotto un sole che picchia forte si forma già la fila per David Guetta, l’inventore dello slogan che ha fatto la sua fortuna “F…k me. I am famous”. Atterra con il suo jet privato, fa ballare e (s)ballare il parterre per due ore. E riparte subito. Mentre si favoleggia sul suo cachet che oscilla intorno ai centocinquanta mila a serata. Chi vuole lo spettacolo se lo gode direttamente dalla propria suite con piscina privata ( prezzo 12mila euro a notte). La camera meno costosa costa mille euro ma senza le bollicine da jacuzzi. All’Oyster Bar, si servono ostriche e Dom Perignon millesimato mentre per una fumata profuma allo champagne nelle pipe ad acqua bisogna sborsare un nonnulla, 450 euro.

Azzardo una domanda: chi può permettersi simili cifre. Arzani sorride obliquo: “La clientela italiana è in ritirata, effetto la grande crisi. Avanzano i nouveaux riches, in primis brasiliani e cinesi”. Davanti allo Ushuaia svetta l’altro casermone, l’Hard Rock Hotel, stesso gruppo alberghiero, stessa spiaggia, una Playa d’en Bossa, un tempo meta solo di un turismo low cost, settimane da 200 euro, tutto compreso, oggi “bonificata” per una clientela a cinquestelle. Arzani mi consegna a un altro chaperon Juan Carlos Rodriguez. La sua storia intenerisce, studente di legge, lavora tre mesi d’estate,  per potersi pagare le sue lezioni di canto lirico, la sua passione. Un suo acuto di “O sole mio” rischia di rompere i vetri dello skybar.

Faceva il calciatore in Argentina, Martin Traverso è sbarcato a Ibiza 10 anni, par hazard si è messo a dipingere colonne in spirito rinascimentale e oggi è tra gli artisti più quotati dell’isola.  Luciano Marangon, ex attaccante dell’Inter, ex tombeur de femme, invece si è riciclato anfitrione del “Soul Beach”, chirinquito sulla spiaggia di Cala Jondal. (Fine prima puntata)

Twitter@januariapiromal