C’è una Roma che difficilmente viene menzionata dalle guide turistiche, perché distante dai percorsi classici di piazza di Spagna, Fontana di Trevi, via del Corso. Eppure è la Roma più viva, reale, genuina. La copywriter Laura Mancini, nata e cresciuta nella Capitale, ha pensato di raccoglierla e raccontarla in “Roma underground 2015-2016 – Una guida anticonformista e low cost” (Imprimatur). Un riferimento per ‘l’antiturista’, ma anche per il romano curioso che vuole assaporare i tratti più genuini della sua città. In questa nuova edizione, rivista e aggiornata rispetto alla precedente, uscita del 2012, l’autrice ha individuato enoteche, birrerie, bar in quartieri non turistici, librerie indipendenti, cinema d’essai e teatri, centri sociali, associazioni culturali e locali che propongono musica indie dal vivo, ma soprattutto ha indicato trattorie, osterie, ristoranti e pizzerie in cui poter mangiare bene e a costi modici. “Da cittadina romana ho sempre pensato con disappunto a tutti quei turisti che alla cieca siedono ai tavolini di ristoranti assassini, trangugiando a mezzogiorno una pizza di gomma o qualche altra immonda zozzeria. – scrive la Mancini – La trappola per turisti è una piaga che affligge anche altri paesi, ma qui rasenta la bestialità: carbonare con la panna, spaghetti scotti, un continuo attentato mosso ai piatti di centinaia di tedeschi e spagnoli privati del piacere di un buon pasto, e spesso salassati al momento del conto”.

Per orientarsi nella scelta delle trattorie romane, per esempio, invita a tener presente alcune caratteristiche di base: “Le vere trattorie romane sono spartane, offrono un numero limitato di piatti a un prezzo onesto, solitamente vi si arriva per passaparola analogico”. Poi ne suggerisce alcune tra le più gettonate: per esempio da Betto e Mary, nel quartiere della Certosa in zona Torpignattara, che offre un menù “devastante”, per via delle numerose portate, a un buon prezzo, ed è anche nota per l’ottima carne di cavallo. Un altro locale in cui si può assaporare la cucina romana a regola d’arte è l’osteria Dar Bruttone, nel quartiere San Giovanni, che propone ai clienti la carbonara del Bruttone, preparata con il tartufo, e un ottimo e abbondante abbacchio scottadito. Anche da Benito al Ghetto si può gustare la reale gastronomia romana, ma a differenza di altre trattorie i cavalli di battaglia sono le polpette al sugo e gli straccetti. Nei quartieri meno turistici, Roma offre diversi esempi di cucina popolare: genuina, a poco prezzo e spesso frutto d’iniziative di associazioni culturali e centri sociali. C’è l’Osteria del Corto, nel quartiere di Cinecittà, che propone buona cucina romana nell’ambiente del centro sociale Corto Circuito e a pranzo accoglie lavoratori, studenti e precari di Roma sud-est. Buona cucina a prezzi popolari anche all’Osteria l’Ardente, che si trova ai piani alti del centro sociale La Strada alla Garbatella, e allo Strakitchen, gestito dai ragazzi del centro sociale Strike di via Ugo Partini.

Per mangiare del buon pesce, invece, bisogna spostarsi a Fiumicino. Povero pesce è tra i ristoranti consigliati: offre solo pesce fresco, a chilometri zero. E se si raggiunge il locale in bicicletta si ha diritto a uno sconto. Poi c’è il dramma della pizza: in tanti locali turistici ha sapori e sembianze improbabili. La guida invece ne propone diverse in cui si può trovare la tipica pizza romana, sottile e croccante: Al Grottino, nel quartiere San Giovanni, oppure Da Ivo a Trastevere, definito “un presidio antituristico”, oppure al Maratoneta nel quartiere studentesco di San Lorenzo. A proposito di questa zona di Roma: dopo la pizza ci si può fermare a bere una birra o un cocktail al Bar dei Brutti o da Celestino, posti frequentati da studenti che vogliono raggiungere un discreto grado alcolico a prezzi irrisori. Concentrati invece nelle zone multietniche della città, tra la stazione Termini e piazza Vittorio, fra Casal Bertone e la Tuscolana, si trovano numerosi ristoranti che propongono cucina etnica. Ad Arco di Travertino si può mangiare il miglior kebab di Roma dal siriano Ali Babà, noto anche per gli ottimi falafel. Per un pasto svelto ‘on the road’, invece, nel quartiere Pigneto c’è il greco Kalapa, che tra le specialità offre la patata ripiena. Arredamento caratteristico e piattoni di specialità eritree a base di carne d’agnello, verdure, legumi a prezzi contenuti sono invece le peculiarità del Sahara, ristorante eritreo di piazza Bologna. E infine merita di essere menzionato anche il peruviano La Gallina Capricciosa, nel quartiere Flaminio, che offre prevalentemente piattoni unici con carne, riso, legumi, patate e verdure a prezzi modici e porzioni abbondanti. La garanzia di qualità e autenticità? La costante presenza di clienti peruviani.