Pochi giorni fa era decaduto il cosiddetto Decreto Baretta sul riordino del “gioco pubblico” e in molti abbiamo tirato un sospiro di sollievo. Diciamocelo, il decreto Baretta era una porcata fortemente voluta dalla lobby dell’azzardo. Ne ho scritto in questo post, qui sul Fatto.

Neanche il tempo di respirare e i soliti noti ci riprovano.

Gioco d'azzardo

Il senatore Pd Franco Mirabelli della Commissione Antimafia presenta un disegno di legge sull’azzardo, che reca anche le firme di Stefania Pezzopane (due anni fa aveva votato l’emendamento a favore delle slot che voleva punire i Comuni virtuosi) e di De Biasi, Marino M.M:, Amati, Astoree, Borioli, Caleo, Cantini, Fabbri, Mattesini, Orrù, Rossi, Saggese, Scalia, Sollo, Tomaselli, Vaccari.

Non ci sarebbe niente di male nel presentare un ddl sull’azzardo, la materia ha effettivamente bisogno di una regolamentazione. Il fatto è che sostanzialmente si tratta dello stesso testo del Decreto Baretta e – come scopre il vulcanico Marco Dotti su Vita.itil testo proviene direttamente da un computer dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e il file è del dirigente Italo Volpe.
Sostanzialmente questi han presentato un ddl con un testo scritto direttamente da chi gestisce l’Azzardo di Stato, dallo “Stato-biscazziere” per intenderci.

Una delle maggiori contestazioni al Decreto Baretta è che sostanzialmente annullava le competenze in materia degli Enti locali, che non avrebbero quindi più potuto contrastare il dilagare delle azzardopatie nei loro territori.

Diceva il Decreto Baretta:

Eventuali disposizioni di fonte regionale o comunale, comunque incidenti in materia di giochi pubblici, devono risultare coerenti e coordinate con quelle del presente codice. Le Regioni e i Comuni che, alla data di entrata in vigore del presente codice, hanno emanato loro disposizioni non coerenti ovvero in contrasto con quelle del presente codice ne promuovono la modificazione al fine di renderle coerenti con il quadro regolatorio di cui al presente codice.”

Dice il ddl Mirabelli:

…eventuali disposizioni di fonte regionale o comunale, comunque incidenti in materia di giochi pubblici, devono risultare coerenti e coordinate con quelle del presente codice. Le Regioni e i Comuni che, alla data di entrata in vigore della presente legge, hanno emanato loro disposizioni non coerenti ovvero in contrasto con quelle del presente codice ne promuovono la modificazione al fine di renderle coerenti con il quadro regolatorio di cui alla presente legge.”

Non è cambiato nulla! Stesso testo, hanno solo cambiato la parola “codice” con la parola “legge”… e lo hanno fatto due volte su tre, perché forse una volta non se ne sono accorti.
Non andava bene prima e non va bene adesso, per fortuna oggi l’attenzione è alta e la coscienza no slot sempre più diffusa.

Che ne dice Mirabelli lo potete leggere qui.

Su Italo Volpe, magistrato in distaccamento con doppio stipendio, già noto come amico della lobby e oggetto di un’interrogazione parlamentare del M5s, nonché funzionario dal cui computer è arrivato il ddl, potete leggere qui.

E allora cosa bisogna fare?

Lo Stato deve smetterla di far scrivere le leggi sull’azzardo ai biscazzieri, deve aprire un tavolo di discussione partecipato dagli enti locali – che il problema lo vivono nei loro territori – dai tanti movimenti no slot che hanno operato in questi anni e da tutti coloro che questa degenerazione italiana l’hanno analizzata con tutte le sue implicazioni di decadimento sociale e culturale.

Può anche essere che qualche articolo si possa recuperare, per esempio l’articolo 41 recepisce una sentenza della Corte di Giustizia Europea sulle vincite in Case da Gioco Estere. Si tratta di una norma molto importante e attesa dal mondo del Poker (che non ha nulla a che fare con l’azzardo tipo slot) e che risolverebbe delle situazioni che appaiono essere oltre il limite del ridicolo. Ma che bisogno c’è di inserire una norma corretta in un ddl che tratta sostanzialmente d’altro e che è stato redatto avendo ben chiari gli interessi di qualcuno e non certo della collettività?