I quattro ciclisti più forti al mondo: il sogno di conferma di Nibali e le ambizioni da leggenda di Contador, l’imprevedibilità di Quintana e la potenza di Froome. Un percorso mozzafiato, con tanta salita e pochissima (praticamente nessuna) cronometro. La partenza straniera in terra d’Olanda, una prima settimana da brividi con il pavè e le cǒte delle Fiandre, e la conclusione sulla mitica Alpe d’Huez, dove si deciderà la corsa. Ci sono tutti gli ingredienti perché il Tour de France 2015 sia l’edizione più bella degli ultimi anni. Lo spera anche l’Italia, che con Vincenzo Nibali vuole uno storico bis.

La scorsa estate lo Squalo dello Stretto riuscì a riportare nel nostro Paese la Grande Boucle, 16 anni dopo il trionfo di Marco Pantani. Una vittoria splendida e meritata, condizionata però dalle tante defezioni degli avversari: nel 2014 Nibali corse e vinse praticamente da solo. Per questo ripetersi vale così tanto: significherebbe al contempo vincere il Tour 2015 e legittimare quello precedente. Stavolta, però, il parterre dei favoriti annovera il meglio del ciclismo mondiale: a cominciare da Alberto Contador, che ha dominato il Giro d’Italia e punta ad una doppietta clamorosa. L’ultimo a riuscirci fu proprio Pantani nel ’98, il nome del Pirata torna sempre nella storia del ciclismo.

C’è il redivivo Chris Froome, forse il favorito: ha vinto il Giro del Delfinato (tradizionale corsa di preparazione), è tornato a mostrare quella sua pedalata a mulinello a ritmi forsennati, tanto sgraziata quanto irresistibile in salita. E poi c’è Nairo Quintana, la mina vagante, il colombiano che quando la strada si arrampica non conosce i rivali, l’uomo che più di tutti è in grado di far saltare il banco. Specie in un’edizione atipica come questa. Il Tour 2015, infatti, per la prima volta nella storia non avrà una cronometro. Almeno non nel senso pieno del termine. Prologo di 13 chilometri fra le stradine di Utrecht alla prima tappa, poi la cronosquadre di 28 chilometri da Vannes a Plumelec. Ma nessuna corsa contro il tempo individuale, spezzata una tradizione secolare.

A chi possa giovare questa novità è difficile dirlo: sicuramente al grimpeur Quintana, forse anche al nostro Nibali. Certo sarà fondamentale l’apporto delle squadre. Tutti e quattro i big possono vantare dei team molto forti alle spalle, a volte anche troppo: Rafal Majka (il polacco maglia a pois e rivelazione del 2014) e Alejandro Valverde potrebbero rivelarsi due gregari un po’ “scomodi” e ambiziosi per i loro capitani Contadro e Quintana. Ma se dovessero davvero scombinare le gerarchie delle loro squadre, lo spettacolo non potrebbe che guadagnarne. Ci pensera anche il percorso. Insieme a quella della crono, cade un’altra tradizione (invero già dismessa nelle ultime edizioni): quella della prima settimana riservata ai velocisti. Il Tour potrebbe decidersi già alle quarta tappa: da Seraing a Cambrai, 223 chilometri con sette tratti in pavè; una piccola Roubaix che dirà chi non sarà in grado di indossare la maglia gialla.

L’anno scorso l’epopea di Nibali cominciò proprio tra fango e pietre. E ancora: il Mur de Huy (lo stesso della Freccia Vallone) alla terza frazione, il Mur de Bretagne alla ottava. Prima di puntare ai Pirenei e chiudere sulle Alpi. Si parte subito forte e non si frena mai. Sarà il Tour de France più bello degli Anni Duemila? Lo dirà la strada. L’Italia sogna con Nibali che si presenta al via con la maglia tricolore di campione nazionale. Proprio come l’anno scorso. E non andò malissimo.

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