PierGiorgio Gawronski, economista, perché invece di puntare a riavere indietro una parte dei prestiti ma a riaverla con certezza, i creditori continuano a chiedere indietro l’intera somma, sapendo che non riusciranno mai a ottenerla?

“Ci sono tre motivi. In primo luogo Bruxelles vuole difendere il principio secondo cui l’austerità è la strada giusta: Tsipras ha sfidato l’ortodossia anche sul piano ideologico, e quindi l’Ue non può, non vuole dargli ragione. La seconda motivazione risale al 2010, quando la Grecia stava facendo default nei confronti delle banche e l’Ue è subentrata come creditore al posto degli istituti. In questo modo i governi Ue hanno fatto un enorme favore alla banche, a scapito di noi contribuenti; e hanno messo gli interessi dei tax-payers europei contro quelli dei greci. Poi hanno costretto la Grecia a sobbarcarsi a ulteriore debito, ben sapendo che era insostenibile (il FMI lo scrisse nero su bianco nel 2010). Infine, per farci credere che Atene avrebbe ripagato questo debito, l’hanno sottoposta a una “cura” di stupida, intensa austerità che ha distrutto il Paese. Ora i governi europei vogliono evitare di renderne conto ai rispettivi elettorati e per questo vogliono continuare con questa finzione: il debito della Grecia deve continuare a ‘stare in piedi’ contabilmente, anche se solo grazie a nuovi prestiti, anche se continua a salire a causa degli interessi. Di pari passo, deve continuare l’austerità. Terzo motivo: se ci si rendesse conto che l’errore originario è stato quello delle banche tedesche e francesi – che furono incaute nel prestare i soldi alla Grecia – allora Bruxelles non potrebbe più chiedere le riforme strutturali ai Paesi in difficoltà”.

Tsipras ha deciso di interpellare il popolo greco: decisione giusta o populismo?

“Decisione giusta. La Grecia va incontro a un futuro durissimo, per questo Tsipras ha bisogno di ricompattare il Paese, prima di affrontare il guado”.

 Come giudica l’operato della Bce?

“La Bce ha affondato la Grecia. Lo ha fatto quando ha bloccato l’Ela (fornitura di liquidità di emergenza, ndr). Ha rinunciato al suo compito più fondamentale, quello di fare il prestatore di ultima istanza quando c’è una crisi bancaria. Anzi, questa crisi l’ha fomentata nei mesi scorsi, lasciando trapelare le sue intenzioni. Francoforte ha violato i suoi mandati, e ha perso credibilità: già ne pagano le conseguenze i Btp,  i Bonos, i titoli pubblici portoghesi.. E il conto sarà molto salato.

La Bce ha continuato a erogare la liquidità di emergenza fino a che il governo greco non ha deciso di chiudere banche.

“Tutti cadono in questo equivoco, ma le cose non stanno così. Le banche centrali di tutto il mondo hanno l’obbligo di fare da prestatori di ultima istanza, cioè di garantire la liquidità del sistema bancario: quando aumentano i prelievi, le banche centrali aumentano il livello di liquidità agli istituti. Anche nel caso della Grecia, man mano che aumentavano i prelievi la Bce ha offerto la liquidità necessaria. Tuttavia arrivata a quota 89 miliardi, Francoforte, cedendo alle pressioni dei governi creditori, ha deciso di fermarsi. Ha detto in sostanza: ‘oltre questo non andiamo’ rinnegando il ‘whatever it takes‘ pronunciato da Draghi (il 26 luglio 2012 il governatore della Bce affermò che avrebbe “fatto di tutto per salvare l’euro”, ndr). In questo modo il sistema bancario greco crolla, perché domani si presenteranno agli sportelli frotte di depositanti spaventati per avere indietro i loro soldi, e la loro banca non glieli potrà dare. In quel momento gli istituti falliranno. Per evitarlo Tsipras ha chiuso le banche, ma il rimedio non può durare che qualche giorno”.

Francoforte avrebbe deciso di far fallire il sistema bancario greco, quindi.

“Sì, ha deciso che la Grecia se non si piega deve uscire dall’euro. In questa situazione infatti, se la Bce non dà liquidità, ad Atene resta una sola possibilità: stampare un’altra moneta, chiamiamola dracma, ricapitalizzare le banche con quest’ultima, fare una legge che converta i depositi in dracma e dare ai depositanti la possibilità di prelevare le dracme. In quel momento il sistema bancario ricomincia a funzionare. Poiché l’articolo 1 dello statuto della Bce dice che non possono coesistere due monete in un Paese dell’euro, automaticamente la Grecia si ritrova fuori dalla moneta unica anche dal punto di vista giuridico“.

Per quale motivo la Bce avrebbe preso una decisione simile?

“Perché non è una banca centrale indipendente. È una banca centrale che si è schierata con una delle due parti in causa, i creditori. E per piegare i greci non ha esitato a usare la politica monetaria, che invece dovrebbe essere al di sopra degli interessi politici particolari. I timori di ‘perdite’ sono infondati; eventuali perdite sarebbero a carico della Banca di Grecia; e in ogni caso perdite delle banche centrali, quando fanno i prestatori di ultima istanza, fanno parte del loro mestiere. Il comportamento della Bce perciò è sconvolgente e dovrebbe spaventare tutti, anche quei paesi – come l’Italia – che l’hanno spinta su questa china scivolosa: un domani potrebbero esserne vittime. Spero che in Parlamento qualcuno chieda spiegazioni”.

Per i greci l’uscita dall’euro sarebbe la soluzione migliore?

“Temo di sì, e non sarà una passeggiata. Ma seguire ancora una volta i voleri della Troika equivale a condannarsi a ripagare il debito in eterno: perché a ogni giro di austerità la somma aumenta (rispetto al Pil), e serve sempre nuova austerità. Quello che accade oggi in Grecia, fatte le debite proporzioni, mi ricorda quello che accadde nel ghetto di Varsavia nel ’43: quando gli ultimi sopravvissuti si ribellarono al graduale genocidio attuato dai nazisti. In Grecia il Pil è già sceso del 29%, la disoccupazione è al 26% e con la proposta Ue salirebbe al 30%, i giovani emigrano in massa, e gli ultimi asset sono in vendita: è una situazione insostenibile. Per evitare questa lenta distruzione, Tsipras gioca la carta disperata della possibile uscita. Secondo me, di fronte ai giorni bui che – in ogni caso – si  profilano, invece di spremere ancora la Grecia, l’Europa farebbe meglio ad aderire alla proposta di Rogoff e programmare un intervento di tipo umanitario”.