Almeno 17 soldati egiziani uccisi secondo fonti militari, diversi i feriti. Morti anche un centinaio di terroristi. 72 invece, i militari deceduti secondo fonti mediche, 39 i jihadisti che hanno perso la vita secondo fonti della sicurezza. E’ difficile stabilire un esatto bilancio degli attentati di stamani mattina, primo luglio, a sud di Sheikh Zuweid, nel nord del Sinai, dove una “settantina di uomini armati ha sferrato cinque attacchi simultanei” contro alcuni check-point, come riferisce il portavoce militare Mohamed Samir. E gli abitanti di Sheikh Zuweid sostengono che la città adesso “è nella mani dei jihadisti che sfilano per le strade a bordo di auto con le armi, issando le bandiere nere dell’Isis. Non possiamo scappare perché i jihadisti hanno minato le strade in entrata e uscita. L’esercito ci aiuti”. Fonti militari però, precisano che i miliziani sono stati cacciati e che l’esercito sta cercando di sminare le strade.

Gli “uomini armati” che hanno sferrato i 5 attacchi appartengono ai gruppi terroristi filo Isis della formazione Ansar Beit al-Maqdis. Testimoni oculari hanno riferito che i jihadisti erano a bordo di alcune vetture e hanno agito anche con il lancio di granate, a seguito del quale sono derivati violenti scontri con l’esercito egiziano. L’esatta dinamica di fatti rimane incerta, così come il numero delle vittime è in continuo aggiornamento, in giornata fonti mediche avevano dato per morti una settantina di militari. Ma la situazione nel nord del Sinei è tesissima: “Il commissariato della polizia apostata a Sheikh Zuweid è circondato. I leoni del Califfato hanno fatto saltare in aria due carri armati dell’esercito egiziano vicino Garada, sull’autostrada che collega el Arish a Sheikh Zuweid” ha scritto su Twitter il gruppo terroristico affiliato allo Stato Islamico, che annuncia che “gli attacchi contro le forze della sicurezza egiziana proseguono”.

L’Egitto riconosce la gravità della situazione e il premier Ibrahim Mahlab dice che la nazione “è in stato di guerra”. D’altra parte Israele ha rafforzato le misure di sicurezza lungo la frontiera. In particolare, riferiscono fonti militari israeliane, sono stati chiusi i valichi di Nitzana (verso il Sinai) e di Kerem Shalom, all’estremità meridionale della striscia di Gaza. Ma non è la prima volta che il gruppo filo Isis Ansar Beit al-Maqdis semina il terrore nel Sinai, il 29 gennaio attacchi multipli avevano causato almeno 32 morti e 59 feriti fra le forze di sicurezza egiziane. Nel mirino dei terroristi erano finiti una base militare, un hotel, un club della polizia e alcuni posti di blocco. Il gruppo aveva rivendicato un “grande attacco simultaneo” nei centri di Al Arish, Sheik Zuweid e Rafah (la città alla frontiera con Gaza). Isis aveva anche annunciato, tramite un comunicato, l’intenzione di istituire il Califfato islamico in Sinai, definendolo “il primo passo sulla strada dell’invasione di Gerusalemme“.