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Migranti, cinque Paesi Ue preparano i return hub in Africa. L’Italia non c’è e il modello Albania è già superato

Il gruppo dei Cinque tratta con Uganda e Ruanda per aprire il primo return hub nel 2027. La nuova norma Ue deve ancora entrare in vigore e divide sui diritti
Migranti, cinque Paesi Ue preparano i return hub in Africa. L’Italia non c’è e il modello Albania è già superato
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“Prevediamo di essere pronti a inviare i primi stranieri in un Paese partner entro la fine del prossimo anno”. Il ministro dell’Immigrazione danese Morten Bødskov mette una data al primo “return hub” europeo, il 2027. A Copenaghen, Danimarca, Germania, Austria, Paesi Bassi e Grecia hanno riunito il cosiddetto “Gruppo dei Cinque” per concordare “passi concreti” verso un accordo con un Paese extra-Ue. La Commissione europea partecipa come osservatrice. “Più vicini che mai”, ha assicurato il ministro danese.

Il Paese partner non viene indicato, ma il lavoro diplomatico dei mesi scorsi porta soprattutto in Africa. Contatti ci sarebbero già stati con il Kenya, senza produrre risultati, e poi con Ruanda e Uganda. Proprio con Kampala si sarebbe parlato di un progetto pilota, accompagnato da compensazioni finanziarie, capace, secondo le indiscrezioni apparse ad agosto sul quotidiano greco Kathimerini, di accogliere fino a 10mila persone. Il Ruanda sembra restare l’alternativa principale. L’obiettivo è un primo partenariato entro il 2026 per renderlo operativo nel 2027. Bødskov dice soltanto che l’accordo dovrà essere “reciprocamente vantaggioso”. Dichiarazioni che tentano di anticipare sul terreno una delle novità più controverse del nuovo Regolamento Ue sui rimpatri.

La norma è stata approvata dal Parlamento europeo il 17 giugno, ma non è ancora in vigore: va formalmente adottata dal Consiglio Ue e pubblicata in Gazzetta ufficiale. Proprio le disposizioni sui return hub saranno tra quelle immediatamente applicabili. Di che si tratta? Una persona raggiunta da un provvedimento di rimpatrio potrà essere trasferita non soltanto nel proprio Paese d’origine o in un Paese con cui abbia legami, ma anche in uno Stato terzo disposto ad accoglierla sulla base, appunto, di un accordo: l’hub potrà essere una tappa in attesa del successivo rimpatrio oppure la destinazione finale. Sono esclusi i minori non accompagnati. Resta il nodo dei diritti umani e di un Regolamento criticato proprio su questo fronte. In particolare sulla pretesa che il Paese partner sarà davvero obbligato a rispettare i diritti umani, il diritto internazionale e il principio di non-refoulement.

Il commissario per i Diritti umani del Consiglio d’Europa, Michael O’Flaherty, ha scritto ai cinque governi chiedendo valutazioni preventive dei rischi, monitoraggio indipendente e continuo, accordi giuridicamente vincolanti con clausole sui diritti umani e pieno controllo parlamentare e giudiziario. I rischi individuati riguardano tra l’altro detenzione arbitraria, maltrattamenti, respingimenti verso Paesi non sicuri e difficoltà nell’accesso a rimedi effettivi. Amnesty International parla del pericolo di trasformare gli hub in “buchi neri” dei diritti umani. Sul Ruanda pesa inoltre il precedente britannico: nel 2023 la Corte Suprema del Regno Unito giudicò illegale il piano di trasferimento dei richiedenti asilo proprio per il rischio di respingimenti illegali.

E l’Italia? Non è tra i cinque. Nonostante sia un alfiere dell’esternalizzazione delle politiche migratorie, Roma non fa parte del Gruppo dei Cinque. L’8 luglio il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva incontrato proprio Bødskov al Viminale per discutere della “creazione di hub europei in Paesi terzi sicuri”, affermando che Italia e Danimarca condividono “una visione largamente convergente”. Altro non è dato sapere. Tanto più che il progetto dei Cinque archivia decisamente il cosiddetto “modello Albania”. A Gjadër la giurisdizione è sempre rimasta quella italiana, con tutti i problemi sorti in seguito. I return hub fanno un passo ulteriore: permetteranno di allontanare dall’Ue una persona irregolare affidandola a un Paese terzo che accetti di riceverla, anche se non è il suo Paese d’origine, anche se non ha alcun legame con quel pezzo di mondo.

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