È proibito avere un telefono cellulare. Ma anche accendere la televisione o la radio. Per non parlare della connessione Wi-Fi. I pochi poliziotti della città hanno come principale compito proprio quello di fare rispettare i divieti, che rendono Green Bank (nel West Virginia) una diapositiva d’altri tempi. Di questa cittadina si è scritto molto negli ultimi anni. Non solo per la particolarità di descrivere una realtà “ferma nel tempo” ma anche perché il centro, essendo privo di radioattività, è diventato il rifugio ideale per chi soffre di ipersensibilità elettromagnetica, un disturbo (non riconosciuto dall’Oms e dalla comunità scientifica) che determinerebbe una serie di sintomi causati da campi magnetici, elettromagnetici o elettrici. Da qualche settimana il quotidiano inglese The Guardian è tornato a parlare della piccola cittadina americana. Il motivo? Nonostante i severi divieti, i (seppur poco nutriti) cittadini di Green Bank continuano ad aumentare.

Secondo The Guardian, infatti, negli scorsi anni, circa quaranta persone si sono trasferite qui. Numeri che sembrano bassi, ma esigui non sono se rapportati a una popolazione di soli 120 cittadini. “Immaginate due milioni di persone trasferirsi a Londra e potrete avere un’idea delle dimensioni del fenomeno – si legge sul quotidiano inglese – Sono state segnalate tensioni, minacce e abusi poco adatti a un tranquillo paese di montagna”. Una piccola e curiosa migrazione che vede trasferirsi a Green Bank soprattutto malati di ipersensibilità, per un modesto ma costante flusso negli anni. “Peccato che questa non sia una cittadina con molte case – continuano su The Guardian – e posti di lavoro da offrire”. Poche abitazioni, quindi, circondate da una scuola, una chiesa, una stazione di servizio e un piccolo market. Tutto attorno, è silenzio assoluto.

Il motivo che obbliga la cittadina americana a privarsi di ogni tipo di tecnologia è il delicato lavoro del radiotelescopio di Green Bank è quindi. Finito di costruire quindici anni fa, con i suoi cento metri di diametro e composto da oltre 2mila pannelli di alluminio, si tratta della più grande struttura del pianeta dotata di movimentazione. Alto una volta e mezza la Statua della libertà e pesante circa 8.500 tonnellate, l’enorme radiotelescopio svetta nella regione rurale del West Virginia, tra animali al pascolo e un paesaggio decisamente lontano da metropoli e luci della città. Tra le più importanti scoperte di questi anni che sono state possibili grazie all’utilizzo del radiotelescopio, l’individuazione di tre nuove stelle pulsar ma anche l’isolamento di un campo magnetico a spirale nel Complesso nebuloso molecolare di Orione.

Ma cosa significa essere “intolleranti” a onde e Wi-Fi? In altre parole, mentre la maggior parte delle persone riescono a sostenere un determinato livello di esposizione dato da onde di Wi-Fi e telefoni cellulari, chi dichiara di soffrire di elettro-sensibilità presenta disturbi che vanno dai forti mal di testa a dolori cronici, fino ad arrivare a bruciature della pelle e spasmi muscolari. “Ero scettico sull’elettro-sensibilità. Così ho fatto un esperimento – racconta un residente di Green Bank a The Guardian – Ho organizzato un incontro con alcune persone che dicono di soffrire di questo disturbo, senza dirgli di avere un cellulare in borsa: se ne sono accorte subito. Quindi mi sono convinto: chi sono io per giudicare se sono malati o meno?”.

Un disturbo invalidante, quindi, che può essere risolto solo eliminando i campi elettromagnetici. Per questo motivo, Green Bank è la Eldorado di chi soffre di ipersensibilità elettromagnetica negli States: il posto dove Mark Zuckerberg e Steve Jobs sembra non siano mai nati. La città del West Virginia – che copre un’area di circa 33mila chilometri quadrati – appartiene a una Quiet Zone nata per “proteggere” il più grande radio telescopio manovrabile del mondo, il Robert C. Byrd Telescope del National Radio Astronomy Observatory. Obiettivo di queste bianche orecchie giganti è cogliere i sussurri interstellari, come la formazione di nebulose e supernova. Segnali deboli, che possono essere disturbati anche dalla più piccola interferenza, “come quella di un forno a microonde montato male o di una coperta elettrica difettosa”, precisa l’inviato del The Guardian.

L’elettro-sensibilità non è un disturbo riscontrato solo agli Stati Uniti. Anche in Italia sono nate associazioni di quanti sostengono di soffrire della malattia che li renderebbe intolleranti a cellulari e alla rete Wi-Fi. Secondo quanto Paolo Orio, vicepresidente dell’associazione italiana elettrosensibili (Aie), ha detto al Corriere della Sera, solo in Lombardia i malati sarebbero oltre 300mila. Numeri che purtroppo sono mere stime. “Desideriamo sapere quante sono le persone elettrosensibili in Italia – si legge sul sito internet dell’associazione nata nel 2005 – Studi che fanno capo all’Organizzazione Mondiale della Sanità stimano sia colpito dall’1% al 3% della popolazione”. Persone che, secondo la onlus, continuano a non essere né tutelate né aiutate. “Vogliamo che il nostro problema sia riconosciuto a livello sanitario, previdenziale e istituzionale – continuano da Aie – Miriamo all’abbattimento di quelle che per noi sono diventate ‘barriere elettriche’ mediante un’effettiva minimizzazione ambientale dei livelli elettromagnetici nei nostri luoghi di vita e di lavoro”.