È ormai una storia nota quella dei rimborsi chiesti dai consiglieri regionali. Nel caso della Regione Calabria, secondo le indagini della Guardia di Finanza, c’era chi ha presentato anche una doppia documentazione per ottenere soldi pubblici che non gli spettavano. L’inchiesta, per peculato e falso che riguarda gli anni 2010, 2011 e 2012, ha portato anche l’attuale assessore ai Lavori pubblici Antonino De Gaetano a finire agli arresti domiciliari. Stessa misura per l’ex parlamentare di Forza Italia e del Pdl Luigi Fedele. Per il senatore Giovanni Bilardi (Nuovo centrodestra) i magistrati dovranno ottenere l’autorizzazione del Parlamento. Il divieto di dimora è scattato per un ex autista di Bilardi e per quattro ex consiglieri.

In totale sono però sono otto le misure firmate dal gip – tre arresti domiciliari e cinque divieti di dimora – che ha disposto sequestri per 2 milioni e mezzo a carico di 27 indagati. L’intera giunta regionale attualmente in carica (escluso il presidente) è indagata. Anche il vicepresidente Vincenzo Ciconte e l’assessore Carlo Guccione sono destinatari del provvedimento che dispone il sequestro di beni corrispondenti alle somme che sarebbero state distratte, secondo la Procura di Reggio Calabria, dalle finalità istituzionali nella precedente consiliatura. Al primo sono contestati oltre 69mila euro mentre al secondo 27mila euro. A De Gaetano la contestazione è di importo superiore a 410mila euro.

Intercettazioni telefoniche e accertamenti bancari hanno consentito di individuare diverse discrasie tra le movimentazioni e i saldi in conto corrente dei Gruppi consiliari regionali e quanto documentato mediante le presentazioni del rendiconto annuale, celando il corretto impiego istituzionale per cui i fondi pubblici erano stati destinati. Tra le richieste di rimborso anche il biglietto per uno spettacolo di lap dance, vini, viaggi ingiustificati in Italia e all’estero, e come già successo per altre inchieste ai gratta e vinci.

L’assessore De Gaetano ha annunciato le dimissioni dall’incarico di giunta e comunicato l’autosospensione dal Partito democratico. Il politico si definisce comunque estraneo ai fatti contestatigli e definisce “un atto politico dovuto” le sue dimissioni, ringraziando il governatore Mario Oliverio per la fiducia riposta nella sua nomina.

Per il gip Olga Tarzia è emersa “una gestione gravemente omissiva in punto di controlli successivi sui titoli di spesa, sia nel caso di anticipazione di fondi che di riconoscimento postumo della legittimità della spesa mediante rimborso, deliberatamente funzionale a rendere possibile, perpetuandolo, un sistema di utilizzazione di fondi pubblici a destinazione vincolata, secondo schemi collaudati nel nostro Paese, ispirato a un esercizio tracotante del potere, che tradisce anche sicurezza di impunità”.
L’omesso controllo dei capigruppo “era deliberatamente ispirato – prosegue – a una logica di compiacente e colpevole condivisione di certi metodi di sfruttamento parassitario di cospicue disponibilità finanziarie di natura pubblica che, senza alcun pudore, ma semmai con spregiudicato disprezzo delle regole, sono state utilizzate per finanziare spese personalissime con una scandalosa tracotanza, mentre le funzioni legislative e quindi costituzionali esercitate avrebbero dovuto ricordare agli odierni indagati, in ogni momento, che la vita pubblica esige rigore e correttezza, tanto più che si tratta di soggetti che possono contare su cospicue indennità di funzione che ne assicurano indipendenza e prestigio sociale”.