Quando era stato ascoltato la prima volta, il 18 giugno scorso, il senatore si era difeso attaccando. Oggi Antonio Azzollini, per cui la procura di Trani ha chiesto gli arresti domiciliari per la vicenda del crac della casa di cura Divina Provvidenza, è stato nuovamente ascoltato dalla Giunta delle Immunità del Senato e ha presentato una memoria di nove pagine in cui attacca nuovamente gli inquirenti e punta il dito contro relatori i relatori dell‘emendamento che avrebbe favorito la casa di cura. “Ho riferito tutto quello che dovevo e ho presentato tutti i documenti. Adesso attendiamo le valutazioni della giunta” dice il presidente della commissione Bilancio uscendo.

Nella sua memoria Azzollini sostiene, citando l’ordinanza del gip, che l’emendamento con il quale è stata inserita una delle norme considerate dai magistrati di Trani a favore della casa di Cura Divina Provvidenza, quella relativa alla proroga biennale della sospensione del versamento di tributi e contributi, porta la firma dei relatori di allora in commissione Bilancio: Paolo Tancredi (Pdl) e Giovanni Legnini (Pd), attuale vicepresidente del Csm.

Nelle nove pagine di documento il senatore si sofferma su diverse questioni tra cui quella secondo la quale il suo coinvolgimento nella vicenda della bancarotta passerebbe per il suo “ruolo di parlamentare e di presidente della commissione Bilancio. Il potere legislativo subisce una lesione gravissima – scrive il senatore – sia in quanto volta a sconvolgere l’equilibrio costituzionale tra poteri dello Stato, sia in quanto del tutto indimostrata e fondata su assiomi e mere congetture configurandosi in tal modo un uso arbitrario ed improprio del potere giudiziario che, per dettato costituzionale, invece, è preposto alla pronuncia della corretta osservanza della legge. In questo caso viceversa, ad essere processato è un provvedimento legislativo che avrebbe consentito all’Ente Cdp di beneficiare di sospensioni e dilazioni nei pagamenti di oneri fiscali e previdenziali così da continuare a restare in vita”.

Eppure, secondo Azzollini, a “ben leggere” il paragrafo dell’ordinanza, “non sarebbe un solo provvedimento legislativo ad essere processato, ma innumerevoli, sfornati negli anni dal 2002 al 2013”.
Poi, nella sua memoria, Azzollini ricorda anche come i magistrati non considerino tanto il suo impegno legislativo come contropartita e “dunque quale condotta attraverso la quale si è concretizzato l’abuso” quanto, il fatto che lui “forte della propria qualifica di senatore della Repubblica” si sia intromesso nella gestione dell’ente “imponendo ai vertici” la presenza di uomini a lui vicino “condizionando con prepotenza le scelte gestionali”.

La riflessione che si “impone” su quanto sostenuto dai magistrati, scrive ancora il senatore di Ncd, “è relativa all’astratta ipotizzabilità di un sindacato da parte del giudice penale di una o più leggi che, ovviamente adottate dal Parlamento, si vogliono, non si comprende bene in quale maniera, ridurre esclusivamente ed unicamente alla figura di uno solo: Antonio Azzollini”. “Il ruolo e la funzione di parlamentare – aggiunge – espressione di un territorio e portatore di istanze e tematiche di interesse collettivo, rischia di essere destabilizzato dalla assiomatica, fantasiosa e indimostrata costruzione della procura di Trani“.

Legnini, chiamato in causa, risponde: “È una non notizia, probabilmente determinata dalla scarsa conoscenza dei regolamenti e delle procedure parlamentari. I relatori di maggioranza di un provvedimento legislativo, tanto più della Legge di bilancio sottoscrivono tutti gli emendamenti frutto di accordo della maggioranza che sostiene il Governo o quelli richiesti dal Governo. La norma in questione, infatti, che recepiva un emendamento del gruppo Pdl, che sosteneva il Governo Monti, confluì prima nell’emendamento finale dei relatori insieme a molte altre proposte, e poi, nel maxi-emendamento del Governo, votato a larga maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Ciò accadde nel 2012 come in migliaia di altre occasioni di sottoscrizione di emendamenti. Non ero a conoscenza dell’esistenza della Casa di cura Divina Provvidenza, né dei rapporti tra il senatore Azzollini e tale istituto, né potevo sapere che la stessa avesse sede nel territorio oggetto di proroghe fiscali. D’altronde – conclude – i magistrati che procedono sanno bene che l’attività legislativa è insindacabile tanto è vero che, non hanno inteso dare nessun rilievo ad un’annotazione, quella della sottoscrizione dell’emendamento, peraltro, del tutto superflua ai fini della formulazione dell’accusa”.

“Presenterò la mia relazione conclusiva mercoledì 1 luglio alle 20” fa sapere il presidente della Giunta per le immunità del Senato Dario Stefàno. Che aveva già annunciato: “Ascoltiamo il senatore Azzollini che ci ha chiesto di chiarire alcuni elementi, dopodiché mi riservo uno spazio di riflessione”.