Di solito nelle competizioni c’è una regola che nessuno si azzarda a mettere in dubbio: i giocatori fanno i giocatori, l’arbitro fa l’arbitro. E gli organizzatori fanno gli organizzatori. Guai a mischiare i ruoli. Ma in Expo qualcuno se n’è scordato. E la regola è saltata nella gara per scegliere i migliori progetti di sviluppo sostenibile per la sicurezza alimentare da esporre al Padiglione Zero, uno degli spazi più importanti del sito di Milano-Rho. Per la gestione della gara, Expo si è avvalsa della collaborazione dell’Istituto agronomico mediterraneo di Bari (Iamb), l’ente di ricerca interessato di recente dalle indagini sulla xylella fastidiosa, il batterio che sta decimando gli ulivi del Salento. Dallo Iamb, in più, sono arrivati tutti e sette i membri della giuria di ammissione, responsabile del primo controllo sul rispetto dei requisiti da parte dei progetti presentati (‘best practice’). Di questi hanno avuto l’ok in 749, passati poi al vaglio della giuria di pre-valutazione, composta da 18 membri, cinque dei quali provenienti ancora una volta dallo Iamb e uno dal Ciheam (International centre for advanced mediterranean agronomic studies), l’organismo intergovernativo di cui lo Iamb è la struttura operativa italiana. Fin qui gli arbitri.

E i giocatori? Lo Iamb è di nuovo ben rappresentato, visto che è promotore o partner di una trentina di progetti. Di questi, tre compaiono tra i 18 vincitori. Nessun premio in denaro, ma la visibilità garantita dalla cerimonia di premiazione a Palazzo Italia il prossimo 6 luglio, dagli spazi espositivi e dagli incontri dedicati. “Un palese e macroscopico conflitto di interessi”, accusa Nicola Diaferia, titolare della Emitech, l’azienda pugliese promotrice di una delle best practice escluse dalla premiazione. Diaferia, che lamenta di avere impiegato “ingenti risorse” nella presentazione del suo progetto, ha depositato in procura a Milano una denuncia. Una vicenda che non coinvolge gli appalti per la realizzazione del sito, già finiti al centro di più di uno scandalo. Ma rischia di gettare un’ombra sui tanto decantati contenuti che dovrebbero dare senso allo slogan “nutrire il pianeta, energia per la vita”.

Nella denuncia si legge di “violazioni che non possono appartenere a nessuna commissione di valutazione, di qualsivoglia pur piccolo e periferico ente locale. E dunque sono ancora più intollerabili in sede di Expo 2015, che dovrebbe essere vetrina di buone prassi e di avanguardie internazionali, avamposto di etica prima ancora che di padiglioni patinati”. Alle proteste dell’Emitech Expo ha risposto che responsabile del processo di valutazione era l’International selection committee, composto per lo più da personaggi istituzionali, come il presidente, il principe Alberto II di Monaco. Secondo Expo tale commissione si è servita di quella di pre-valutazione “per un supporto esclusivamente tecnico”. Altra argomentazione di Expo: “Nella fase di pre-valutazione è stato espressamente previsto l’obbligo di astensione di quei commissari che appartenevano o avevano qualsiasi tipo di rapporto con anche solo uno dei partner della candidatura”.

Ecco la replica di Diaeferia, messa nero su bianco in un’integrazione alla prima denuncia: per garantire imparzialità occorreva che ogni commissario in conflitto di interessi “si astenesse dalla valutazione di tutti i progetti, dal momento che un comportamento inteso a favorire un progetto rispetto agli altri poteva essere adottato sia valutando positivamente un progetto a scapito di altri, sia valutando negativamente gli altri progetti”. L’imprenditore parla di beffa, visto che il bando di Expo prevedeva un processo di valutazione “in linea con gli standard etici più alti”, con una serie di principi guida da rispettare come “l’assenza di conflitto di interesse, la trasparenza e la tracciabilità del processo”.

Il progetto per raccogliere tutte le ‘best practice’ e metterle in competizione è stato finanziato da Expo. Quanto ha incassato lo Iamb? La società di Giuseppe Sala per ora non ha risposto a ilfattoquotidiano.it, mentre l’istituto barese si limita a far sapere che l’accordo prevedeva, oltre al compenso per il lavoro svolto, una sua quota di cofinanziamento. Alla gestione della gara ha collaborato il Politecnico di Milano con la realizzazione della piattaforma informatica Feeding knowledge, realizzata per contenere e divulgare le best practice raccolte. L’università milanese era anche presente nella commissione di pre-valutazione con una docente ed è parte attiva in uno dei progetti vincitori, insieme a partner e sponsor di Expo, come Intesa Sanpaolo, Finmeccanica e Nestlè, e insieme a Barilla, uno dei promotori della Carta di Milano, il documento che verrà lasciato come eredità dell’esposizione. Anche qui ruoli che si mischiano, tra organizzatori, arbitri e giocatori, benché il Politecnico sia rimasto più defilato rispetto allo Iamb.

Della questione è stata informata anche l’Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone, che in attesa di ricevere altri documenti ha sinora ritenuto valide le spiegazioni di Expo. Scrive infatti Cantone: “Non può che prendersi atto della posizione assunta dalla società, la quale ha ampiamente motivato l’infondatezza delle irregolarità segnalate”. Lo Iamb, la cui sede – si è saputo dall’inchiesta sulla xylella – gode di una sorta di immunità da azioni giudiziarie per ragioni di extraterritorialità, nega l’esistenza di qualsiasi conflitto di interessi: “Non siamo una società per azioni – dice il segretario generale del Ciheam Cosimo Lacirignola – ma un organismo intergovernativo che non è portatore di alcun interesse. Operiamo semplicemente nell’ambito della formazione, della ricerca e della cooperazione allo sviluppo, a servizio dei nostri Stati membri”.

Argomentazione che però non tiene conto della visibilità garantita da una manifestazione come Expo. E degli interessi che anche una tale organizzazione può avere nell’accaparrarsi fondi pubblici. Parola ora ai pm di Milano.

@gigi_gno

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