Il braccio di ferro, che si protrae ormai da mesi, tra i rappresentanti  dei creditori e i rappresentanti del governo greco, sul come trovare un accordo che consenta alla Grecia di pagare la “cambiale in scadenza” (è un modo di dire) è arrivato al momento conclusivo. Accetterà la Grecia le condizioni per il rinnovo delle “cambiali” o sceglierà la strada del cosiddetto “fallimento” che include quasi implicitamente l’uscita della Grecia dall’euro, se non addirittura da ogni organismo europeo?

Visto dall’altro fronte si potrebbe dire: accetteranno i creditori le nuove proposte di ristrutturazione del debito che la Grecia sta avanzando?

In linea generale siamo tutti d’accordo nel dire che “i debiti si pagano” e basta! Ma è già da molto tempo che, anche su convenienza dei creditori (perché il debitore morto difficilmente rimborsa il debito), sono state instaurate misure di ristrutturazione dei debiti (amministrazione controllata, fallimento, ecc.) per consentire alle parti in causa di pervenire a compromessi in qualche modo soddisfacenti per tutti.

Nel fallimento, un giudice, parte terza non essendo in alcun modo coinvolto con interessi tra le due parti, decide se l’impossibilità, per il debitore, di onorare il debito alle condizioni pattuite è reale, oppure se ci sono “furbizie” che il debitore mette in campo al fine di…sottrarsi ai suoi impegni.

Nel caso decida che non ci sono le condizioni per un regolare rimborso il giudice può decidere persino la totale cancellazione del debito senza altra penalizzazione per il debitore che quella di essere iscritto in un registro per una durata che varia tra i vari ordinamenti giuridici. Nell’ordinamento giuridico americano la possibilità del fallimento esiste anche per le persone fisiche oltre che per quelle giuridiche (cioè i soggetti di affari, le società). L’ordinamento giuridico italiano invece non lo prevede. (In questo caso quello americano è molto più “umano” di quello italiano, perché concede alla persona, che per qualche ragione si è trovata oberata dai debiti, di ripartire da zero, cioè senza debiti, e rifarsi una vita facendo tesoro degli errori del passato).

Ma il caso della Grecia non rientra in nessuna casistica di fallimento: uno Stato non può fallire perché non è una persona né una impresa, ma è una moltitudine di persone e di imprese, e nell’attuale ordinamento giuridico internazionale nessun giudice può intimare il fallimento di una nazione con una ordinanza alla quale tutte le parti si devono attenere.

Un giudice americano (per fare un esempio) ha ordinato all’Argentina di pagare integralmente il debito sottoscritto negli anni attorno al 2000  ai creditori che non hanno aderito al suo progetto di ristrutturazione del debito, ma l’ordinanza di quel giudice vale solo per gli americani e per chi ne vuole tener conto. Per gli altri…non può decidere nessuno, decide il mercato. Ma il mercato segue interessi economico-finanziari, non principi giuridici ed etici, quindi rimane un vuoto giuridico che non può essere riempito solo dal banale principio che i debiti devono sempre essere onorati. Senza principi etico-giuridici torneremmo al “mors tua vita mea” dei gladiatori nell’arena.

Quindi, può essere davvero che questi debiti devono sempre essere onorati a tutti i costi? Anche quando migliaia di famiglie o intere popolazioni sono gettate nel baratro della miseria e della disperazione?

Potremmo rispondere di si solo nel caso che i creditori fossero nella stessa situazione di disperazione dei debitori, altrimenti è opportuno, soprattutto sul piano etico, procedere alla ristrutturazione del debito, fino alla completa cancellazione dello stesso, se necessario e utile.

E’ ovvio che su questo punto non può essere il mercato a decidere, non avendo il mercato alcun principio etico da salvaguardare, è compito della politica e delle istituzioni internazionali, farlo. Ma fin qui sono state purtroppo tutte quasi completamente assenti. Ma è giusto che sia il “dio mercato” a decidere anche sul destino dei popoli?

Direi proprio di no! Da una parte c’è un popolo che ha vissuto sopra alle proprie possibilità economiche per colpa di politici e finanziatori irresponsabili, dall’altra c’è una marea non esattamente identificabile di creditori che include, oltre ai piccoli incolpevoli risparmiatori, anche un gran numero di speculatori (grandi banche, Hedge Funds, ecc.) che usano gli investimenti finanziari allo stesso modo delle fiches del tavolo verde.

Per essere severi oggi nel pretendere il rimborso integrale del loro credito dovevano esserlo anche ieri, quando l’hanno concesso (ma se lo fossero stati non lo avrebbero concesso e oggi non ci sarebbe il problema).

Un modo etico di risolvere il problema sarebbe quello di garantire il rimborso del debito integralmente (o quasi) ai piccoli creditori, e ridotto di almeno il 50% ai creditori per cifre superiori ad un certo importo.

In fondo è lo stesso criterio usato dal governo Renzi per il blocco delle rivalutazioni delle pensioni. Perché queste cose si possono fare ai poveri pensionati e invece non si possono fare ai grassi capitalisti che affollano le borse sempre in cerca di facili guadagni tutelati da politici che dimenticano fin dal primo giorno il loro giuramento di rappresentanza e tutela del mandato democratico?

Giurano di rappresentare i popoli, non le borse, allora che lo facciano sul serio, non solo a parole come al solito. E vadano loro a trattare con i rappresentanti del popolo greco, non i loro infingardi banchieri!