“Oggi si leva ancora una volta da questa città il grido del popolo di Dio e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà: mai più la guerra!”. Da Sarajevo, “Gerusalemme d’Europa”, come ha ricordato lo stesso Bergoglio, Papa Francesco ha rivolto il suo forte appello di pace al Vecchio continente e al mondo. Nel suo ottavo viaggio internazionale, il terzo in Europa dopo quelli in Albania e al Parlamento di Strasburgo, il Papa ha sottolineato che “anche nel nostro tempo l’aspirazione alla pace e l’impegno per costruirla si scontrano col fatto che nel mondo sono in atto numerosi conflitti armati“. Una “sorta di terza guerra mondiale combattuta ‘a pezzi'”, come Bergoglio ha denunciato più volte, e anche “nel contesto della comunicazione globale si percepisce un clima di guerra“.

Per Francesco “c’è chi questo clima vuole crearlo e fomentarlo deliberatamente, in particolare coloro che cercano lo scontro tra diverse culture e civiltà, e anche coloro che speculano sulle guerre per vendere armi. Ma la guerra significa bambini, donne e anziani nei campi profughi; significa dislocamenti forzati; significa case, strade, fabbriche distrutte; significa soprattutto tante vite spezzate. Voi lo sapete bene, per averlo sperimentato proprio qui: quanta sofferenza, quanta distruzione, quanto dolore!”. 

Alle autorità della Bosnia Erzegovina Francesco ha chiesto di salvaguardare il diritto fondamentale alla libertà religiosa e di “non accontentarsi di quanto finora realizzato” dopo la firma degli Accordi di Dayton che misero fine alla guerra. “Per favorire questo percorso – secondo il Papa – sono fondamentali la vicinanza e la collaborazione della Comunità internazionale, in particolare dell’Unione Europea, e di tutti i Paesi e le Organizzazioni presenti e operanti sul territorio della Bosnia Erzegovina. Essa è infatti parte integrante dell’Europa; i suoi successi e i suoi drammi si inseriscono a pieno titolo nella storia dei successi e dei drammi europei, e sono nel medesimo tempo un serio monito a compiere ogni sforzo perché i processi di pace avviati diventino sempre più solidi e irreversibili”.

Francesco ha auspicato che sia “accresciuta ulteriormente” la pace e la concordia tra croati, serbi e bosgnacchi, ovvero i bosniaci musulmani, così come “le relazioni cordiali e fraterne tra musulmani, ebrei e cristiani“. Per il Papa “abbiamo tutti bisogno, per opporci con successo alla barbarie di chi vorrebbe fare di ogni differenza l’occasione e il pretesto di violenze sempre più efferate, di riconoscere i valori fondamentali della comune umanità, valori in nome dei quali si può e si deve collaborare, costruire e dialogare, perdonare e crescere, permettendo all’insieme delle diverse voci di formare un nobile e armonico canto, piuttosto che urla fanatiche di odio”. Infine, ai giovani Bergoglio ha chiesto, anche davanti alla mancanza di lavoro, di non “cedere alla tentazione della fuga, dell’evasione, chiudendosi in un atteggiamento di isolamento egoista, rifugiandosi nell’alcol, nella droga, nelle ideologie che predicano l’odio e la violenza“.

Twitter: @FrancescoGrana