Papa Francesco è arrivato a Tirana per il suo quarto viaggio internazionale. Dopo le tappe in Brasile nel luglio 2013 e in Terra Santa e Corea del Sud quest’anno, Bergoglio ha deciso di andare in Albania perché, come ha lui stesso spiegato, “questo Paese ha tanto sofferto a causa di un terribile regime ateo e ora sta realizzando una pacifica convivenza tra le sue diverse componenti religiose”. Un programma fitto per una sola giornata di viaggio: sei discorsi in totale. Dopo la visita di cortesia al presidente della Repubblica, il Papa incontrerà le autorità nel Palazzo presidenziale. Successivamente messa nella piazza intitolata madre Teresa di Calcutta, oggi beata, e pranzo con i vescovi albanesi e i membri del seguito papale nella Nunziatura apostolica. Nel pomeriggio tre incontri significativi: il primo con i leader delle altre religioni e delle altre denominazioni cristiane nell’Università cattolica “Nostra Signora del Buon Consiglio”, poi la celebrazione dei vespri con i sacerdoti, i religiosi, i seminaristi e i laici nella cattedrale di Tirana e, infine, prima di ritornare a Roma, l’abbraccio con i bambini del Centro Betania e con una folta rappresentanza di persone assistite in altri centri caritativi dell’Albania. 

Ad accompagnare come sempre Papa Francesco, come previsto dal protocollo vaticano, il Segretario di Stato Pietro Parolin che alla vigilia del viaggio ha sottolineato come “la Chiesa cattolica in Albania ha contribuito con il martirio e la sofferenza e sarebbe difficile concepire la nascita di questo Paese in chiave moderna senza la cooperazione delle diverse realtà religiose che convivono pacificamente: cristiani, ortodossi e musulmani”. Parolin ha evidenziato, inoltre, che la riconciliazione tra le persone e i popoli “si fonda sul perdono e non solo sulle categorie della giustizia umana”. Il motivo di questo viaggio di Bergoglio per il porporato è chiaro: “Il Papa vuole dire a tutti i popoli del mondo che si può lavorare insieme, ricordando che i padri fondatori hanno scommesso sulla possibilità di costruire una società multireligiosa e la storia ha dato loro ragione. L’Albania, infatti, è l’esempio che smentisce quanti usano la religione per alimentare conflitti”. Un messaggio di pace analogo a quello espresso da Francesco in Corea del Sud con lo sguardo rivolto sia alla pacificazione e alla riconciliazione con la parte Nord del Paese, sia ai Paesi comunisti dell’Asia che non hanno ancora rapporti diplomatici con la Santa Sede, Cina in primis. 

Parlando con i giornalisti sul volo papale che da Seoul lo ha riportato ad agosto a Roma, Bergoglio, accusato da alcune frange americane molto critiche di essere un “Papa comunista”, raccontò di aver sentito il desiderio di andare in Albania perché “è stato l’unico dei Paesi comunisti che nella sua costituzione aveva l’ateismo pratico. Andare a messa era anticostituzionale. E sono state distrutte 1.820 chiese ortodosse e cattoliche e altre sono state trasformate in cinema, teatro, sale da ballo”. Un messaggio di pace da parte del Papa che ha denunciato pubblicamente con forza che è già in atto una “Terza guerra mondiale a pezzi”. E che non bisogna mai strumentalizzare il nome di Dio per fare violenza. Quello in Albania non è l’ultimo viaggio internazionale di Francesco in programma per il 2014. Il prossimo 25 novembre Bergoglio parlerà al Parlamento europeo di Strasburgo e qualche giorno dopo, probabilmente il 29 e il 30, andrà in Turchia dove dovrebbe visitare la capitale Ankara e Istanbul sede del patriarcato ecumenico di Costantinopoli per riabbracciare Bartolomeo I in occasione della festa di Sant’Andrea. 

Twitter: @FrancescoGrana