“Vengo tra voi, con l’aiuto di Dio, per confermare nella fede i fedeli cattolici, per sostenere il dialogo ecumenico e interreligioso, e soprattutto per incoraggiare la convivenza pacifica nel vostro Paese”. È stato lo stesso Papa Francesco a spiegare il significato della sua visita a Sarajevo, ottavo viaggio internazionale di Bergoglio. Dopo un’ora e mezza di volo l’Airbus A320 dell’Alitalia con a bordo il Papa è atterrato nella capitale della Bosnia Erzegovina. Terzo viaggio di un Papa nel Paese dopo quelli di san Giovanni Paolo II nel 1997, due anni dopo la fine della guerra che fece oltre 100mila morti, e nel 2003 per la beatificazione di Ivan Merz.

Un viaggio dal significato eloquente fin dal tema: “La pace sia con voi”. “Vengo tra di voi – ha affermato Bergoglio – come un fratello messaggero di pace, per esprimere a tutti la mia stima e la mia amicizia”. “Incoraggio voi cattolici a essere a fianco dei vostri concittadini quali testimoni della fede e dell’amore di Dio, operando per una società che cammini verso la pace, nella convivialità e nella collaborazione reciproca”. Nessuna tappa del Papa a Medjugorje. Francesco visiterà soltanto Sarajevo e saranno sei gli eventi della giornata: l’incontro con le autorità nel Palazzo Presidenziale; la messa per la pace e la giustizia nello stadio Kosevo; il pranzo con i sei vescovi del Paese nella Nunziatura Apostolica; i vespri con il clero nella cattedrale del Sacro Cuore gravemente danneggiata durante la guerra; l’incontro ecumenico e interreligioso al Centro studentesco internazionale francescano; e infine l’abbraccio con i giovani riuniti presso il Centro diocesano San Giovanni Paolo II ancora in costruzione. Cinque i discorsi previsti del Papa che saranno pronunciati tutti in italiano con traduzione simultanea in croato.

Alla vigilia dell’arrivo di Francesco in Bosnia Erzegovina, il cardinale arcivescovo di Sarajevo Vinko Puljic ha puntato il dito contro gli accordi di Dayton, firmati alla fine della guerra, che “non sono stati buoni per i cattolici croati. Lo si può vedere bene dalle statistiche. Dopo quegli accordi il loro numero si è quasi dimezzato”. Per il porporato “gli accordi di Dayton, che sopravvivono soprattutto perché gli Stati Uniti non vogliono toccarli, non garantiscono l’uguaglianza ai cattolici croati in Bosnia Erzegovina”. Sempre per Puljic essi “non creano le condizioni per una pace giusta, perché, per esempio, nella zona della Repubblica Serpska hanno di fatto legalizzato la pulizia etnica”. Il porporato ha ricordato anche il dramma di “tanti profughi che sono fuggiti durante la guerra e hanno provato a rientrare nelle loro zone di origine, ma sono dovuti partire di nuovo per mancanza di lavoro e di uguali diritti rispetto alle altre componenti della popolazione”.

A Sarajevo Francesco riprenderà le prime parole pronunciate da Wojtyla, appena arrivato in Bosnia Erzegovina nel 1997: “Mai più la guerra, mai più l’odio e l’intolleranza! Alla logica disumana della violenza è necessario sostituire la logica costruttiva della pace. L’istinto della vendetta deve cedere il passo alla forza liberatrice del perdono, che ponga fine ai nazionalismi esasperati e alle conseguenti contese etniche”. Bergoglio riprenderà anche l’appello di pace pronunciato al Parlamento europeo di Strasburgo. In quell’occasione il Papa aveva invitato l’Unione Europea ad allargare i propri confini: “La coscienza della propria identità è necessaria anche per dialogare in modo propositivo con gli Stati che hanno chiesto di entrare a far parte dell’Unione in futuro. Penso soprattutto a quelli dell’area balcanica per i quali l’ingresso nell’Unione Europea potrà rispondere all’ideale della pace in una regione che ha grandemente sofferto per i conflitti del passato”. La Bosnia Erzegovina non ha ancora presentato la sua richiesta di adesione, ma è già ufficialmente riconosciuta dalla Commissione europea come Stato “potenzialmente candidato“.

Twitter: @FrancescoGrana