A Bologna la questione casa, le occupazioni, gli sgomberi stanno mettendo in imbarazzo il Partito democratico, che da settimane si arrabatta tra una posizione ‘sgomberista’ e una più umanitaria. C’è chi, come il capogruppo Pd in Comune parla di “legittima difesa” da parte di chi occupa e chi nel partito stesso sposa invece la linea dura “della legalità”. L’ultima azione in città in ordine di tempo è quella dell’area Dima in zona Mazzini, un residence nuovo di zecca. Occupato sabato 23 maggio, lunedì 25 era già stato sgomberato dagli agenti: dentro hanno trovato 49 persone, molti stranieri e sei minori. Tutti cercavano un posto dove passare la notte. Martedì 26 il ping pong tra occupazioni e sgomberi ha toccato il grottesco quando un altro ex magazzino in via Stalingrado, occupato qualche settimana prima dal collettivo studentesco Hobo, è stato sgomberato dalle forze dell’ordine. Peccato che dentro ci fossero solo tre galline.

Bologna, in totale conta stabilmente almeno 500 occupanti nei vari quartieri. Il caso che più scotta è quello del gigantesco palazzo di via Fioravanti, ex sede della Telecom. Là dentro quasi 300 persone, famiglie di italiani e stranieri sfrattate organizzate dal gruppo Social log, sono entrate in un palazzo inutilizzato da oltre dieci anni. Con loro anche un centinaio di minorenni. Ma adesso, dopo la denuncia da parte dei proprietari, il tribunale del riesame ha ordinato il sequestro, che presuppone lo sgombero. Il 19 maggio quindi la polizia è arrivata in via Fioravanti per consegnare agli occupanti l’ordinanza, ma hanno trovato le porte sbarrate e gli inquilini sono scesi in piazza a protestare. Stessa scena il giorno successivo in una palazzina di via De Maria, sempre nel quartiere Bolognina, dove pende un’altra ordinanza di sequestro. Al contrario del palazzo ex Telecom qui però dopo oltre un anno di occupazione la proprietà dello stabile, che era disabitato, potrebbe trovare un accordo con l’amministrazione Merola per “legalizzare” per qualche tempo gli occupanti in cambio di un affitto molto basso di circa 100 euro e di una messa a norma degli impianti.

La giunta del sindaco Pd Virginio Merola è da giorni sotto il fuoco di chi paventa una Bologna invasa dalle occupazioni. Merola fa prima la voce grossa: “Le occupazioni sono illegali”. Poi un secondo dopo puntualizza: “Vedo che tutti fanno chiacchiere, ma noi ci dobbiamo occupare delle donne e dei bambini. Quando arriveranno gli sgomberi dobbiamo essere in grado di aver dato delle risposte, come dicono la legge e l’etica”.

E mentre Prefettura e Procura ribadiscono che gli sgomberi andranno fatti perché c’è un’ordinanza del tribunale, nella squadra di Merola l’assessore al Welfare Amelia Frascaroli, indipendente eletta con Sel e vicina alla Caritas, chiede di temporeggiare: “Nessuno finirà in strada. Stiamo lavorando per arrivare a una soluzione. Mi auguro che non arrivino prima gli sgomberi. In quel caso ci troveremmo di fronte a una situazione drammatica”. Con lei don Giovanni Nicolini, ex dirigente della Caritas cittadina, che ha lanciato l’idea di “requisizioni” dei “tanti palazzi pubblici sfitti” (sono migliaia gli appartamenti vuoti in città ) per tamponare l’emergenza. Un’idea di cui si parla con sempre maggiore insistenza anche dentro il Pd. Poi c’è il capogruppo democratico in Comune, Claudio Mazzanti: “Non le giustifico – ha detto riferendosi alle occupazioni – perché non portano da nessuna parte, ma non le criminalizzo perché quando uno è disperato c’è anche un problema di legittima difesa”. In consiglio comunali le opposizioni Lega nord, Forza Italia, Movimento 5 stelle attaccano invece la linea Frascaroli.

Ma anche nel Pd tanti ne hanno preso le distanze: “Quello che stiamo vivendo a Bologna è difficile da raccontare agli elettori e alla persona da anni in attesa di un posto in una casa popolare, quando c’è nel condominio a fianco qualcuno che è stato riconosciuto come ‘soggetto sociale’ perché ha occupato”, ha detto la consigliera comunale Raffaella Santi Casali. “Bologna non può diventare la città delle occupazioni – ha detto il vicepresidente della Regione Elisabetta Gualmini, Pd– semmai quella della legalità e del rispetto da parte di tutti di regole comuni”. Gualmini qualche settimana fa aveva sponsorizzato una modifica dei regolamenti per la assegnazione delle case popolari: tre anni di residenza la soglia minima per accedervi. Ma dopo gli applausi della Lega nord, martedì 26 l’approvazione della norma è slittata: diversi assessori dei comuni più importanti, con in testa proprio Frascaroli, hanno chiesto un ripensamento. Il tutto mentre gli alleati di Sel avevano già annunciato che avrebbero votato contro. Tutto rimandato a giugno dunque.