Il pm di Milano, Marcello Musso, ha chiesto la condanna a 15 anni di carcere per Alexander Boettcher e per Martina Levato, la cosiddetta “coppia diabolica” imputata nel processo con rito abbreviato per l’aggressione con l’acido al 22enne Pietro Barbini, avvenuta lo scorso 28 dicembre. Secondo Musso i due hanno dimostrato con le loro azioni di essere l’espressione della “malvagità umana”. Boettcher e Levato, tra l’altro, sono imputati anche nel processo con rito immediato, fissato per il 6 luglio, per una serie di altre aggressioni con l’acido, assieme al presunto complice Magnani.

Il broker Boettcher e la bocconiana Levato sono accusati di lesioni gravissime aggravate dalla crudeltà, dalla premeditazione e dai motivi abietti e futili. Agli atti del processo è stata anche depositata l’ordinanza di custodia cautelare nella quale il gip Giuseppe Gennari ha riconosciuto per la coppia dell’acido e il presunto complice Andrea Magnani l’associazione a delinquere per altre due aggressioni con l’acido messe a segni nel novembre scorso.

Stando alla ricostruzione dell’accusa, la sera del 28 dicembre scorso Martina avrebbe lanciato l’acido contro il volto di Barbini (la ragazza ha confessato), mentre Alexander lo avrebbe inseguito cercando di colpirlo con un martello. I due hanno agito spinti da “ragioni di rivalsa, di spirito punitivo, di morboso desiderio di ‘purificare’ o ‘lavare’ la coppia da precedenti rapporti amorosi”, si legge nelle 45 pagine di note scritte depositate dal pm. Ciò che hanno messo in atto è stata una “azione criminosa che appare ancor più riprovevole se si considera che la vittima è un compagno di scuola ed un amico della Levato, con il quale la stessa ha pure intrattenuto un rapporto sessuale, oltre che una lunga corrispondenza: dunque vi è il voltafaccia sull’amicizia, sentimento fondamentale della vita sociale”. Nulla, secondo il pm, può giustificare “l’aggressione da lui patita”, nemmeno il fatto che Barbini minacciasse, a detta della ragazza, di “‘rovinare’ l’immagine pubblica” della bocconiana diffondendo “aspetti non solo riservati, ma intimi” dei loro rapporti. Nessuna attenuante, quindi, né per il broker né per la bocconiana, i quali, pur avendo avuto ruoli diversi nell’aggressione con l’acido, per la Procura meritano la stessa pena: oltre 22 anni di reclusione, ridotti a 15 anni per lo sconto di un terzo sulla pena previsto dalla scelta del rito.

In aula, davanti al collegio presieduto da Anna Introini, i periti nominati dal tribunale hanno illustrato l’esito della perizia psichiatrica che ha stabilito che i due giovani quando hanno aggredito Barbini avevano piena capacità di intendere e di volere. La difesa di Boettcher ha chiesto l’annullamento della perizia psichiatrica e ulteriori accertamenti sui tabulati telefonici dei due ragazzi. Il legale della Levato, Daniele Barelli, ha detto in aula e ai cronisti che la giovane ha una personalità “borderline” che le ha “causato una incapacità di intendere e di volere”, parziale o totale, al momento delle aggressioni.

Per la parte civile quella del pubblico ministero “è una richiesta di pena al limite di quanto mi aspettassi, e comunque adeguata, anche se si poteva arrivare a chiedere una pena anche maggiore” dice l’avvocato Paolo Tosoni. “Io ho sempre detto che avrei ritenuto adeguata una richiesta di condanna a non meno di 15 anni – ha chiarito il legale – e oggi è arrivata una richiesta comunque adeguata alla gravità dei fatti”. Il legale ha ricordato che il 22enne Barbini ha già subito 14 interventi chirurgici.

Intanto tra qualche mese la Levato partorirà. “Come tutti i bambini è sacro e nascerà senza alcuna colpa – ha detto ai giornalisti Patrizia Ravasi, madre di Boettcher, in tribunale – Voglio rivolgere un appello a voi giornalisti affinché mostriate il massimo rispetto e la massima sensibilità nei confronti di questa creatura che deve nascere. Vi prego, nel momento in cui mio nipote nascerà siate sensibili e protettivi come lo sarebbe una madre”.