Chissà se Rossella Brescia, Marco Mazzoli e Gilberto Penza sono stati Charlie Hebdo, quando il mondo intero lanciava l’hashtag #jesuischarlie in seguito al tremendo attentato di Parigi. Chissà se hanno fatto battute o anche pensieri di scherno nei confronti del tipo (di cui non riporto il nome proprio per evitare di cadere nell’errore che intendo sottolineare) del “facciamo bordello, minchia boh” durante il MayDay milanese. Chissà se avranno preso una posizione nello scontro tra Filippo Facci e Fedez e tra J-Ax e Dario Salvatori, due facce della stessa medaglia. Vien da pensare questo, nel momento in cui ci si trova a dover raccontare di uno scontro legale che parte da una battuta ed è, appunto, finito in tribunale.

Questi i fatti, l’8 ottobre di tre anni fa, durante il programma Lo zoo di 105, per altro non nuovo a questo tipo di situazioni, i due speaker radiofonici si lasciano andare a battute non esattamente raffinate nei confronti della ballerina e conduttrice televisiva Rossella Brescia. Battute che vertono sul suo non aver fatto la gavetta, o meglio, sull’aver trovato un modo molto più veloce per fare carriera, con un corredo irriferibile di ulteriori battute a sfondo sessuale. Il riferimento era chiaramente al suo essere spostata con Roberto Cenci, regista, tra gli altri programmi, di Buona domenica. Una scorciatoia, a detta dei due speaker. Una battuta, o meglio, una serie di battute piuttosto brutte, non tanto e non solo da un punto di vista squisitamente etico, ma proprio a livello comico.

Roba da spogliatoi delle medie, da caserma o da film di Pierino. Del resto questo fanno, in genere, i ragazzi dello Zoo di 105, battute da spogliatoio o da caserma, luoghi dove si suppone starebbe ben appeso il famoso calendario fatto dalla Brescia per Max, facendo ridere, sembra, un pubblico numeroso e selezionato che spinge a dire tutti gli altri, quelli che non passano il tempo a cercare di definirli: o li ami o li odii. Chi sicuramente non ha riso a queste battute è la diretta interessata, che è caduta letteralmente dal pero.

I suoi studi di danza classica, noti agli addetti ai lavori e da lei stessi in più occasioni ricordati, e il fatto di essersi sposata con Cenci solo dopo essere diventata un personaggio televisivo, vanificano ogni illazione, questo quanto la Brescia ha detto in tribunale, assistita dal legale Manfredi Bettoni, le lacrime agli occhi. In realtà non ci sarebbe stato bisogno di nessuna rettifica, perché la natura a loro dire satirica del programma non rende certo necessari punti di partenza verificati per gli sproloqui degli speaker. Si tratta, semmai, di chiedersi se questa sia satira, e se in tutti i casi sia satira efficace, ma in tribunale non si cavilla di stile o efficacia, ma di diffamazione e di querele.

Le battute pesanti non sono piaciute alla Brescia, che ha denunciato per diffamazione i due speaker, e ancora meno è piaciuto il comportamento successivo delle due storiche voci di 105, l’assenza reiterata di scuse, come se tutto fosse normale. Ora sarà un giudice a dover decidere, e magari presto vedremo i due speaker oggetto di qualche hashtag, tipo #jesuislozzodi105. Il mondo è bello perché è vario, dice una massima popolare. A volte, però, è meno bello di quel che sembra.