“Non si è mai vista una negra che prende 10 a Diritto” è solo uno dei sei messaggi razzisti anonimi ricevuti nell’ultimo mese da una studentessa di 14 anni, nata in Italia da genitori senegalesi, che frequenta la prima classe di una scuola superiore di Pisa. La sua colpa è quella di riuscire a ottenere “ottimi voti”, soprattutto in quella materia che la appassiona così tanto da averle fatto scegliere di studiare per diventare avvocato. I genitori hanno deciso di sporgere denuncia ai carabinieri, mentre il preside dell’istituto promette pene severe per i responsabili: “Purtroppo non siamo ancora riusciti a individuare gli autori di questo gravissimo episodio che è molto di più di una semplice ragazzata – ha detto – siamo convinti che ad agire siano state almeno due persone e se dovessimo scoprirle le puniremo duramente, anche con la bocciatura. Le scuse sono ben accette, ma non basteranno più”.

Lettere contenenti minacce e offese a sfondo razziale, oltre a libri e quaderni strappati di nascosto e gettati nell’immondizia, sono comparsi in aprile, dopo la pubblicazione degli scrutini: “I miei voti sono abbastanza alti – ha poi dichiarato la ragazza ai carabinieri – in Diritto ho il massimo perché è una materia che mi piace e mi trovo bene con la professoressa. Sinceramente non ho sospetti. È una situazione che mi fa stare male perché sapere che in classe c’è gente che pensa queste cose di me è davvero doloroso. Hanno anche scritto che non esiste che una negra possa diventare avvocato, firmando ogni lettera con ‘Avvocato’ seguito dal mio nome. Se la sono presa anche con la professoressa, accusandola di favorirmi a causa del colore della mia pelle, ma lei ha sempre risposto che premia solo il merito”.

“La ragazza e le insegnanti sono rimaste sorprese perché non si sono mai verificati episodi simili – spiega a ilfattoquotidiano.it il Tenente del Comando provinciale dei Carabinieri di Pisa, Andrea Barbieri – il fatto che le lettere siano comparse dopo la pubblicazione degli scrutini ci fa pensare che si tratti di un episodio di razzismo che, però, ha come fattore scatenante l’invidia per gli ottimi risultati scolastici conseguiti dalla giovane. In questi giorni sentiremo i compagni di classe per avere qualche informazione in più”.

La scuola ha iniziato a indagare sulle prime lettere già da aprile, senza riuscire a individuare i colpevoli: “Non vogliamo minimizzare l’accaduto – ha continuato il preside – è un fatto grave, proprio perché a sfondo razzista e tanto più perché verificatosi in ambiente scolastico”. A niente, però, sono serviti i discorsi degli insegnanti alla classe e l’intervento davanti ai compagni di propria figlia da parte del padre della ragazza. “Sono andato in classe a parlare – ha poi raccontato ai carabinieri l’operaio di 56 anni che ha deciso di sporgere denuncia – nel mio discorso ho cercato di essere conciliante. Ho detto loro che è come se fossero tutti miei figli, ma nessuno si è scomposto. Era come se la storia non li riguardasse”.

Twitter: @GianniRosini