Due sub olandesi sono morti al largo di Arenzano (Genova) dopo un’immersione per esplorare il relitto della petroliera Haven., naufragata nel golfo di Genova l’11 aprile 1991. Le vittime si chiamavano Roland Vervoort, di 46 anni e Paul Hendrius, di 53. Un terzo, di origine tedesca, è stato trasportato in codice rosso con l’elicottero dei vigili del fuoco all’ospedale San Martino di Genova. Un quarto, olandese di 48 anni, è stato ricoverato per un malore, ma non è in pericolo di vita. I quattro facevano parte di una comitiva di turisti che doveva partecipare all’escursione ed erano a bordo di gommoni due diving. I 4 hanno accusato un malore da decompressione poco dopo l’entrata in acqua e i loro compagni hanno subito dato l’allarme. Il personale del 118, la Capitaneria di porto e i vigili del fuoco hanno soccorso i tre uomini, ma per uno di loro non c’è stato nulla da fare. Gli altri due sono stati invece ricoverati a Genova, dove uno è deceduto poco dopo l’ammissione.

Il pm Marcello Maresca ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento contro ignoti, e ha disposto il sequestro delle bombole e delle attrezzature. Sarà l’autopsia a stabilire le cause del decesso. Gli uomini della Guardia costiera hanno interrogato gli altri compagni d’immersione e il personale a bordo dei due diving che accompagnavano i sub. Lo scorso 5 aprile, in un’immersione sulla Haven, aveva perso la vita un altro sub svizzero di 34 anni.

Il relitto della Haven è diventata una delle più famose e ambite destinazioni di escursioni subacquee. La superpetroliera, lunga 334 metri e battente bandiera cipriota, è adagiata sul fondale di Arenzano, in provincia di Genova, dall’11 aprile 1991, quando a bordo si verificò una violenta esplosione. Tra i 36 componenti l’equipaggio si contarono 5 morti: Ioannis Dafnis, Domingo Taller, Gregorio Celda, Serapion Tubonggan e il comandante Petros Grigorakakis. L’incidente avvenne al terminal Petroli di Genova-Multedo, durante le operazioni di travaso di greggio da una cisterna all’altra.

All’indomani dell’incidente si tentò di bloccare la chiazza di petrolio che fuoriusciva dalle cisterne e più tardi il rimorchiatore Olanda, durante le operazioni di rimorchio, agganciò la Haven con un cavo attorno all’asse del timone per il riavvicinamento alla costa e la nave si spezzò in due tronconi: la prora con il bulbo si staccò e si adagiò sul fondale a 490 metri di profondità, il resto del relitto, ancora galleggiante, continuò a bruciare. Il 13 aprile dalla nave, ancora in fiamme, si udì un forte boato seguito da altre esplosioni. Rimorchiatori e bettoline scaricarono intorno alla Haven acqua e solvente mentre il petrolio raggiunse le spiagge. Il 14 aprile, alle 10.05 del mattino, il corpo principale del relitto si adagiò definitivamente a 80 metri di profondità, a circa un miglio al largo di Arenzano.

Da allora si sono succedute diverse operazioni di bonifica che hanno prosciugato gran parte del greggio da fondali, coste e spiagge. Oggi la Haven, da protagonista di un disastro ambientale, si è trasformata in un ecosistema di grande interesse scientifico, dove vivono ostriche, nudibranchi e alcionari, piante come gli anemoni goiello e pesci di varie specie, saraghi, ricciole, scorfani, cernie, murene e aragoste. Tanta ricchezza di vita spiega l’interesse dei sub per il relitto. Purtroppo la Haven è anche teatro di numerosi incidenti, a volte mortali.