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“Andrea non era un mostro. doveva pagare, ma non morire”, la sorella di uno dei rapinatori uccisi: “Ho fiducia in Mattarella”

Caterina Spinelli, 32 anni, sorella di uno dei due rapinatori uccisi dopo l'assalto alla gioielleria di Mario Roggero, prova a separare le responsabilità del fratello dalla tragedia che ha segnato la sua famiglia
“Andrea non era un mostro. doveva pagare, ma non morire”, la sorella di uno dei rapinatori uccisi: “Ho fiducia in Mattarella”
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“Andrea ha sbagliato e doveva pagare per quello che ha fatto, ma la sua condanna doveva arrivare da un tribunale, non da una pistola”. È il messaggio con cui Caterina Spinelli, 32 anni, sorella di Andrea Spinelli, uno dei due rapinatori uccisi dopo l’assalto alla gioielleria di Mario Roggero, prova a separare le responsabilità del fratello dalla tragedia che ha segnato la sua famiglia.

Nelle sue parole non c’è alcun tentativo di negare il passato di Andrea. “Abbiamo il massimo rispetto per la sentenza e per la condanna (14 anni e 9 mesi confermati dalla Cassazione, ndr). Non siamo persone cattive”, afferma, ribadendo di riconoscere gli errori commessi dal fratello. Un atteggiamento che emerge anche parlando dell’eventuale concessione della grazia al gioielliere: “Ho fiducia nel presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Saprà cosa è meglio fare”. Per la famiglia Spinelli, però, il dolore continua a riaffiorare ogni volta che quelle immagini tornano in televisione. “Facciamo fatica a guardare i video. Cambiamo canale, ma poi ci imbattiamo in un tg o in un talk show e alla fine li vediamo sempre. Fanno molto male”.

Nel suo ricordo, Andrea non coincide con l’uomo finito al centro delle cronache giudiziarie. “Non era un mostro. Aveva dei lati bui, ma con noi portava tutta la sua luce”. La sorella descrive un legame profondo, costruito in trent’anni di vita condivisa. “Sono nata con una malattia genetica e mi ha sempre aiutato. Mi diceva: “Potessi prendere io il tuo male”. Mi dava tanta forza”. Tra i ricordi più vivi ci sono i momenti di normalità: “Andavamo a Gardaland, facevamo le braciolate in famiglia”. E soprattutto un’abitudine diventata un rito: “Quando ci salutavamo ci fumavamo sempre l’ultima sigaretta”.

Dopo la morte del fratello, Caterina dice di aver messo in conto le critiche dell’opinione pubblica, ma di soffrire per quello che definisce un accanimento nei confronti della sua famiglia. “Noi abbiamo perso un fratello, un figlio e un marito. Verso di noi c’è un accanimento mediatico enorme, nonostante abbiamo sempre compreso il dolore dell’altra parte”. Pur senza giustificare il percorso di Andrea, segnato da errori, cattive compagnie e problemi con la giustizia, Caterina sottolinea le difficoltà incontrate nel tentativo di ricostruirsi una vita. “Si è sempre ritrovato a dover arrancare. Sbagli una volta e sbagli sempre”. Di lui, oggi, dice di sentire soprattutto la mancanza della forza con cui affrontava anche i momenti più difficili. “La sua capacità di sorridere, anche nei momenti più bui. Ciò che mi servirebbe oggi”.

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