L’Agenda Ue per l’immigrazione è stata adottata dalla Commissione europea. L’esecutivo Ue ha proposto la creazione di un sistema temporaneo di quote per distribuire tra i 28 paesi dell’Unione i richiedenti asilo che già si trovano nell’Ue e di un meccanismo per assorbire 20mila rifugiati dei Paesi terzi. Il testo è stato presentato in conferenza stampa dal primo vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans, dall’Alta rappresentante della politica estera dell’Ue Federica Mogherini e dal Commissario Ue per le migrazioni Dimitris Avramopoulos. Timmermans ha spiegato che il sistema di quote si concretizzerà alla fine del mese.

Saranno accolti in Europa 20 mila persone richiedenti protezione internazionale da Paesi terzi, di cui il 9,94% destinate all’Italia. Riguardo i ricollocamenti degli immigrati già arrivati in Europa, all’Italia spetterà una quota dell’11,84%, terza quota più alta per i ricollocamenti: la prima è la Germania (18,42%) seguita dalla Francia (14,17%). Queste percentuali sono diverse, perché – aggiungono le fonti – sono due canali distinti: i reinsediamenti riguardano chi ha le caratteristiche per ottenere lo status di rifugiato ed è ospitato in campi profughi all’estero. Quello dei ricollocamenti è un canale per chi è o entra direttamente in Ue.

“L’Italia sarà esonerata” dal dover accogliere quote di nuovi profughi, ha spiegato la Mogherini intendendo che il nostro Paese ha già superato la quota prevista dagli schemi di redistribuzione presentati oggi dalla Commissione. Lady Pesc si riferisce chiaramente ai richiedenti asilo già presenti in Italia e non alle quote di profughi che saranno accolti dall’Europa direttamente dai campi su segnalazione dell’Unhcr. Mogherini poi precisa che per entrambi i programmi di oggi il Collegio dei Commissari ha “approvato i criteri” che “nei prossimi giorni saranno tradotti in proposte legislative”.

 

Per la prima volta la Commissione Ue propone l’attivazione del sistema di emergenza previsto all’articolo 78, paragrafo 3, del Trattato di Lisbona per aiutare gli Stati interessati da un afflusso improvviso di migranti. Entro fine maggio la Commissione proporrà un meccanismo temporaneo di distribuzione nell’Ue delle persone con evidente bisogno di protezione internazionale. Entro fine 2015 seguirà una proposta di sistema permanente Ue di ricollocazione in situazioni emergenziali di afflusso massiccio.

Come funzionano le quote
La Commissione europea ha proposto un sistema di quote per distribuire fra gli Stati membri i richiedenti asilo che già si trovano nell’Ue, così come un meccanismo per accogliere 20mila rifugiati provenienti da Paesi terzi, nel biennio 2015-2016. Entrambi gli strumenti sono controllati da un sistema pesato su diversi fattori: situazione economica legata a Pil e tasso di disoccupazione, popolazione, dati sulla precedente accoglienza. Secondo questo criterio, l’Italia deve accogliere l’11,84% dei richiedenti asilo già presenti nell’Ue e il 9,94% dei 20mila previsti da Paesi terzi, vale a dire 1989 persone. L’Italia sarà il 3° Paese per numero di rifugiati accolti nel primo caso, il 4° in percentuale nel secondo. Le percentuali maggiori per i richiedenti asilo interni all’Ue, sono: Germania (18,42%), Francia (14,17%), Italia (11,84%), Spagna (9,10%), Polonia (5,64%), Olanda (4,35%), Portogallo (3,89), Romania (3,75%), Svezia (2,92%) (calcolati sulla base dei dati Eurostat, secondo quanto si legge nel documento). Per i rifugiati da Paesi terzi: Germania (15,43%, pari a 3.086 persone); Francia (11,87%, pari a 2.375); Regno Unito (11,54%, pari a 2.309); Italia (9,94%, pari a 1.989); Spagna (7,75%, pari a 1.549); Polonia (4,81%, pari a 962).

Ue resta divisa: no di Londra, Praga e Bratislava
Ma sulla questione l’Europa rimane divisa. Fermamente contrari alla redistribuzione degli arrivi rimangono la Gran Bretagna, la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Il ministro degli Interni britannico, Theresa May, ha ribadito prima sul Times e poi alla Bbc l’opposizione del Regno Unito, dicendosi in disaccordo con Federica Mogherini sul fatto che i migranti intercettati in mare non debbano essere respinti contro la loro volontà e sottolineando anche che non deve essere fatto nulla per incoraggiare gli sbarchi.

In mattinata Praga e Bratislava hanno confermato la loro opposizione. “Per principio respingo qualsiasi politica delle quote”, ha detto il premier slovacco Robert Fico, secondo il quale ogni atteggiamento dell’Ue deve basarsi sul principio della volontarietà, rispettando le decisioni dei singoli Paesi.  Per il primo ministro ceco, Bohuslav Sobotka, le attuali iniziative che mirano alle quote obbligatorie costituiscono “una accelerazione forzata di tutto il processo, che potrebbe piuttosto danneggiare il dibattito sulla migrazione”. L’anno scorso la Repubblica ceca ha concesso asilo a 765 persone, per la maggior parte di Ucraina, Siria e Cuba. In Slovacchia l’asilo è stato ottenuto da 175 persone.

Schulz: “Alcuni Paesi seguono solo i propri interessi”
Martin Schulz
, presidente del Parlamento europeo, ha criticato i Paesi europei contrari al meccanismo delle quote dei profughi in discussione all’Ue: “Adesso è visibile perché a Bruxelles vengono ostacolate le istituzioni comuni: è chiaro che alcuni Paesi membri seguono freddamente solo i propri interessi. “A ben guardare sono solo 4 i Paesi che si assumono il carico maggiore. Penso che il 90% di tutti i profughi vengono accolti da 10 Paesi. Gli altri 18 non fanno nulla“, ha detto ha detto ancora Schulz all’emittente tedesca Rbb-inforadio.

Rinforzata la missione in Niger
L’Ue ha deciso di rafforzare la missione civile europea in Niger, paese in cui transita il 90% dei migranti dell’Africa Occidentale verso la Libia, ed avrà anche un avamposto nella città di Agadez. La decisione è stata formalizzata oggi dai rappresentanti dei 28 nel Comitato politico e di Sicurezza del Consiglio Ue. “Oggi la Ue conferma che si prende le sue responsabilità”, afferma l’Alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini. La missione europea, denominata Eucap Sahel Niger, è già presente nel paese con 50 funzionari che danno consulenza e addestramento alle autorità nigerine per combattere il terrorismo e la criminalità organizzata. “Solo lavorando congiuntamente con i paesi di origine e transito, con l’Unione Africana e le Nazioni Unite – osserva Mogherini – riusciremo ad affrontare le cause alla radice dell’emergenza distruggendo le organizzazioni criminali e aiutando i migranti a fuggire dalle loro mani”.